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Il piacere (1889)



Gabriele D'Annunzio, Il piacere (1889)
Oscar Mondadori, Milano, 1995
476 pp., Lire 19.500 (Euro 10,07)

el 1889, quando il Naturalismo e il Positivismo sembrano oramai conquistare pienamente la cultura italiana e Verga pubblica in volume il Mastro don Gesualdo, D'Annunzio dà alle stampe il romanzo attraverso cui entra nella nostra letteratura il personaggio dell'eroe decadente. Così come quasi un secolo prima l'eroe dalle passioni sconvolgenti e assolute Jacopo Ortis aveva diffuso la cultura e la sensibilità romantica in Italia, ora il protagonista de Il piacere, Andrea Sperelli, si fa propulsore e mediatore della tendenza più recente e raffinata della cultura decadente europea, l'Estetismo. Come sottolineò Croce, con D'Annunzio «risuonò nella letteratura italiana una nota, fino ad allora estranea, sensualistica, ferina, decadente».

Servendosi dei più svariati materiali, soprattutto francesi (Baudelaire, Flaubert, Huysmans, Verlaine, Moréas, i preraffaelliti, Wagner e molti altri ancora ), quasi volesse costruire con la sua opera — dice Mario Praz — «una monumentale enciclopedia del decadentismo», D'Annunzio si propone di uscire dai limiti del Naturalismo, non più imitando, ma continuando la natura. Quindi, inaugurando con Il piacere un tipo di prosa introspettiva — psicologica che conoscerà in seguito notevoli favori, tenta di scandagliare le complicazioni e le deviazioni della vita mondana e amorosa del protagonista «ultimo discendente d'una razza intellettuale», educato dal padre a costruire la propria esistenza come «un'opera d'arte».

Il culto dell'arte, la risoluzione della vita stessa nell'arte, la ricerca del bello e di tutto ciò che è prezioso nel più assoluto distacco da ogni convenzione morale, il disprezzo per la volgarità del mondo borghese, accomunano l'Andrea Sperelli di D'Annunzio al Dorian Gray di Oscar Wilde e al Des Esseintes di Huymans, e ne fanno la versione Italiana dell'esteta decadente.

Non solo, ma l'«anima camaleontica, mutabile, fluida, virtuale» di Andrea Sperelli rivela quella mancanza di autenticità, di forza morale e di volontà che si ritroverà in tanti personaggi decadenti, crepuscolari, inetti e indifferenti che affollano la letteratura di questo secolo. Duplice e ambigua appare dunque questa figura in cui convivono il grandioso il meschino; e in modo altrettanto duplice, D'Annunzio si immedesima e si distacca da essa.

L'Estetismo dannunziano inoltre, abbagliando e incantando il lettore, trionfa nell'elencazione e nella descrizione delle opere d'arte, degli oggetti raffinati e preziosi di cui ama circondarsi la frivola e mondana Roma degli anni Ottanta, nuova capitale, centro del nuovo giornalismo e della nuova editoria. Non la Roma classica «dei Cesari,… degli Archi, delle Terme, dei Fori» — che al tempo de Il piacere aveva il suo vate in Carducci — ma la Roma tardo-rinascimentale e barocca «delle Ville, delle Fontane, delle Chiese» era il grande amore di Andrea Sperelli. Ma da tutta quella magnificenza spira un senso di decadenza e di disfacimento per cui Roma sembra adagiarsi «tutta quanta d'oro come una città dell'Estremo Oriente, sotto un ciel quasi latteo, diafano» in «una primavera de' morti, grave e soave».

Roma, capitale dell'Estetismo, sembra una nuova Bisanzio, capitale del declino imperiale. E Il piacere diviene il romanzo della Roma bizantina.

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E., Caserta, 12/11/'04

Libro poco interessante?...ma che dite... è entusiasmante!! Mi sento tanto Andrea Sperelli.. o come quel film di Massimo Troisi.."pensavo fosse amore invece era un calesse" ..crediamo di amare e non amiamo...crediamo di non amare e invece amiamo... libro sublime...sopratutto la scena del thè di Sperelli con Maria... Dai,ammettetelo, tutti vorrebbero vivere almeno una volta quella scena!! Ed è per questo che questo libro non morirà mai!

Arianna, Torino, 5/09/'04

La storia di questo amore è abbastanza interessante se nn fosse per la indiscutibile lentezza del libro.Troppi particolari,spesso anche inutili,tipici del D'Annunzio.

Stella Guarnieri, Triggiano (Ba), 15/07/'04

Credo nella frase :"il rimpianto è il vano pascolo dello spirito disoccupato" Viviamo una volta sola nn credo sia giusto rimpiangere niente anche se situazioni "decadenti". Tutto ha un suo fascino una sua bellezza.

Valerio Caruso, Modena, 7/07/'04

Sono convinto che la storia del piacere di D'annunzio sia molto interessante. L'obiettivo dell'autore è quello di esaltare l'eccessivo edonismo dell'uomo moderno, che si specchia nella figura di Andrea Sperelli. Nonostante ciò sono convinto che il D'annunzio si perda nel descrivere inutili particolari assolutamente fuori tema. Libro poco coinvolgente ed eccesivamente lento, ma che è comunque da leggere per comprendere e fare tesoro della letteratura dell'ottocento.

Ellison, Roma, 5/07/'04

Ho letto da poco questo libro non per scelta, ma per esigenze scolastiche. Trovo la trama comunque interessante, ma credo che sia un libro troppo ricco di descrizioni e particolari a volte inutili che rallentano infinitamente la lettura. Sicuramente è una particolarità che D'Annunzio ha voluto mettere in risalto appositamente, essendo seguace dell' Estetismo, ma è proprio per questo che il lettore potrebbe non sentirsi interessato agli avvenimenti, in quanto messi come "in secondo luogo". Trovo comunque che molte analisi e pensieri dello Sperelli, se lette con attenzione e non sorvolate, siano giuste e d'effetto.

Gabriele Macorini, Milano, 1/07/'04

Sono esterefatto da certe cose che leggo questo spesso su questo sito: tanti lettori che disprezzano questo bellissimo romanzo e troppi che apprezzano opere di scarso valore come DUE DI DUE e DESTROY... io forse sono un po' critico e taglio le cose con l'accetta, però mi sento dire che questo romanzo è frivolo e privo di significato... ma qual era lo scopo di D'Annunzio? Essendo un decadentista L'ARTE PER L'ARTE... allora, chiedo a chi l'ha letto, ma nel momento stesso che cominciato a leggerlo come se fosse un romanzo di Jane Austen come pensate che vi possa piacere? Secondo me questo romanzo come tutti quelli di D'Annunzio può risultare farraginoso (sto leggendo IL FUOCO), tuttavia con la sua opera ha contribuito a smantellare quella diffeenza tra prosa e poesia, che era basata soltanto sul fatto che la poesia è scritto in versi, la prosa no. Come leggere D'Annunzio? Ma come un poema fatto di frasi ed espressioni con fatica amalagate... può risultare farraginoso l'insieme, ma la singola citazioni ci lascia sempre pieni di fascino.

Flo, 18/06/'04

Un solo breve commento: KE PALLE!!! dai è davvero insopportabile, BISOGNA ESSERE DEFICENTI PER PARAGONARE D'ANNUNZIO A OSCAR WILD! e solo una palla pallosa ke nasconte una breve trama e un personaggio nn male sotto strati di pagine pesantissime e descrizioni inutili.

Alessia, Frosinone, 7/06/'04

D'Annunzio, spero che agli esami mi porti fortuna!ho scelto te nella tesi di italiano e come tua opera il grande romanzo IL PIACERE!ancora devo leggerlo,e una volta fatto spero di poter dire anche io cose belle sul romanzo!

Veronica Pagliaroli (accipicchietta@tiscali.it), Palestrina (Roma), 1/06/'04

Il piacere è un libro caratterizzato da molte descrizioni di ambienti e personaggi, tale caratteristica provoca un rallentamento nella lettura!Nulla toglie al testo la sua unicità nel genere!Secondo me, nel testo si ci sofferma su cose e particolari banali, perché la realtà descritta è ben altra cosa; le intenzioni sono la base delle azioni che devono essere coltivate nel corso della vita...e non esaltate solo al momento come fa' D'Annunzio.

Valentina Zoppi (arxproduction7@tiscali.it), Avellino, 25/05/'04

Eccolo qua..il capolavoro del novecento..che apre le porte al romanzo moderno e che apre il mio cuore ogni qualvolta leggo anche solo una frase di questo grande libro...L'Andrea Sperelli della Roma ex caput mundi è in concomitanza con il Des Esseintes di Huysmans e il mitico Dorian Gray di Wilde...tutti artisti che se potessero rivivere in qualche modo potrebbero insegnare qualcosa a tutti noi.. Grande D'Annunzio e grandi tutti coloro che leggono le sue opere...

Paolo, 23/05/'04

Nonostante la quasi maniacale ricera del linguaggio e le numerosissime citazioni, posso dire che "il piacere" sia forse l'opera che più rappresenta l'Estetismo, infatti esso è forse caratterizzato proprio da ciò.. si potrebbe dire, usando un paragone un po' grezzo, che la bellezza in D'Annunzio è come una scatola di cioccolatini vuota, una grande montatura di forma, talmente imponente che equivale anche alla sostanza, che disperatamente cerca di farsi spazio tra gli artifizi e la falsità del personaggio, ma che mai viene fuori completamente e l'unica alternativa è quella della rinuncia, come dimostra l'ultima scena del libro in una perfetta allegoria. Questa è la mia impressione dopo aver letto il libro che cmq consiglio

Marti (maurosanson@libero.it), Vicenza, 22/05/'04

Mi piacciono molto lo stile e la poetica d'annunziana ma trovo che questo libro sia,in certi passi, troppo pesante. una continua e quasi maniacale ricerca dell'ego e della bellezza apparente ed esteriore. nel complesso è abbastanza pesante ed in certi punti illeggibile.

Luca (lucaspigolon@hotmail.com), Padova, 03/05/'04

Tengo a precisare che non sono un lettore superficiale ma questo libro è stato come leggere pagine inpregnate di un intrinseca bellezza fascino ed eleganza.Di 1 sincero amore per la poesia ma di cui non rimane nulla dopo aver riposto il libro.Rimane un ombra di quel fascino che voleva trasmettere. Mentre nel ritratto di Dorian Gray le lunghe descrizioni dicono qualcosa se lette con attenzione,d'Annunzio scrive solo per il piacere di stupire gli altri e tutti i riferimenti che fa, che dovrebbero essere lo sfoggio della sua cultura,non sono altro che un pietoso ridondare di frasi vuote. Estrae concetti altrui, li decontestualizza e pretende che conservino tutto il loro fascino originale e il loro significato.Qualunque frase anche la più bella se posta senza un contesto perde la sua natura e può essere usata impropriamente anche dallo scrittore meno ispirato per alzare senza motivo il valore intellettuale dell'opera. Cmq penso che di quello che voleva dire il poeta rimanga solo quella patina di indefinibile bellezza che circonda il libro,alla quale solo un ipocrita potrebbe dire di rimanere indifferente.

Lucia, Livorno, 23/04/'04

Il PIACERE non è un semplice romanzo ma il romanzo,il capolavoro della letteratura italiana, "musica divina per gli occhi e per la mente"

Anonimo (virgo87@supereva.it), Perugia, 08/03/'04

Considerando che ho letto il libro all'età di 17anni,e non avendo affermato a pieno la mia cultura posso dire che il romanzo è frivolo e senza significato. Il protagonista troppo legato al culto del suo IO,per non parlare delle numerose pagine di descrizioni che fanno perdere il senso del libro.Da censurar

Monia, Bologna, 11/11/'03

In effetti è un capolavoro, ma nonostante la raffinatezza e la poesia di questo libro, hob trovato il tutto decisamente inferiore al "libro delle vergini". non mi ha dato alcuna emozione il piacere, sinceramente, almeno non quante la violenza e la forza dell'altro libro, ma forse perché un'oprea ti colpisce nel momento in cui più si avvicina alla tua realtà. andrea sperelli è troppo forzato ed artificioso per potermi mai colpire, l'unico vero personaggio interessante di tutto il libro è maria, l'anima candida macchiata dall'inferno che la circonda: cosa c'è di più commovente e penetrante del suo diario in tutto il libro?


Francisca Fondelli (FRANCISCAF@LIBERO.IT), Roma, 29/10/'03

D'ANNUNZIO PER PRIMO HA FATTO DELLA PROPRIA VITA UN'OPERA D'ARTE E CHI,ALMENO X 1VOLTA NELLA VITA,NON HA DESIDERATO DI SVOLGERE UNA VITA SENZA MORALE MA RAFFINATISSIMA COME QUELLA DEL SENTIMENTALISSIMO SPERELLI?!QUANDO L'HO LETTO NON HO POTUTO NON IMMEDESIMARMI IN QUEI SALOTTI COSI' ACCOGLIENTI E LUSSUOSI...MI SAREBBE PIACIUTO TROPPO CONOSCERE LUI COME BAUDELAIRE O VERLAINE..E A BUON BISOGNO FARMICI UNA JOINT PER AVER LA POSSIBILITA' DI SCOPRIRE IL MEGLIO DEL LORO GENIO..


Gabriele Macorini (GVCatullo@hotmail.com), Milano, 1/09/'03

"Il Piacere" è uno il romanzo più noto di D'Annunzio: le ragioni possono essere tante, molti pensano che sia il manifesto dell'Estetismo. Potrei dire quali potrebbe essere state le ragioni del successo, ma potrei dire che cosa è bello scoprire e leggere nel testo: la descrizione dei paesaggi di Roma, la sensualità che si esprime in maniera ben diversa da quella dell'altro romanzo di D'Annunzio che ho letto, "Le Vergini delle Rocce", la cui sensualità per assurdo non è palpabile e sembra quasi quella di un romanzo fantasy, di un mondo che non è qui, mentre quella de "Il Piacere" è terrena e palpabile... mentre sfogliamo le pagine possiamo sentire l'odore della pelle di Elena Muti e la voce angelicata di Maria Ferres; interessante è l'opposizine tra le due donne del romanzo: Elena Muti, la donna fatale, arrampicatrice sociale, adatta per il letto; Maria Ferres, donna pura, legata ad un marito sbagliato e che ha una relazione adulterina con l'uomo sbagliato, adatta alla conversazione ("tra i due mesi neutri, il marzo e il settembre, quale preferisce"?)...


Anonimo, 06/08/03

Non sono un'accanita lettrice,anzi,fino a qualche anno fa non mi piaceva neanche leggere,ma dopo aver letto questo libro,ho capito cosa intendeva dire la mia prof. con la frase:"LEGGERE ALLUNGA LA VITA".Voglio solo ringraziare D'Annunzio x le meravigliose emozioni che mi ha donato scrivendo....grazie.


Pippo (MARCOLINO780@LIBERO.IT), Catania, 28/06/03

Io ho letto molti libri, della fine ottocento ed dei primi novecento, tra cui l'amante di Lady Chatterly, ma da poco ha comprato il libro intolato il piacere di gabriele d'annunzio, e qui ho strovato, qualche diversità di stile che lo rende meno osceno e più unico, come solo il D'Annunzio sa fare.


Alessio Consorte (lexiocons@hotmail.it), Pescara, 19/05/03

Esteta per eccellenza,soavemente loda la bella Italia,straziata dall'ignoranza borghese.Lode e gloria agli uomini di belle arti e d'infinita cultura.Lode e gloria a Gabriele D'annunzio.


Alessandra (aburaglia@libero.it), Vallecorsa (Fr), 08/05/03

E' UN LIBRO CHE VALE LA PENA DI LEGGERE NON UNA MA MILLE E MILLE VOLTE....LE PAROLE SCIVOLANO LEGGERE ED OGNUNA DEVE ESSERE ASSAPORATA BENE ED IN PROFONDITA' PER ENTRARE NEL CUORE E NELLA MENTE DELLO SCRITTORE. E' SOTTINTESO DIRE CHE D'ANNUNZIO E' IL MIO SCRITTORE PREFERITO, MA PRIMA DI DIVENTARLO HO LETTO TUTTI SUOI LIBRI. DEGNO DI LETTURA E' ANCHE "FORSE CHE SI' FORSE CHE NO"...E' UN CONSIGLIO AGLI AMANTI DELLA LETTERATURA.PER CHI NON AMA QUESTO AUTORE PER LE SUE SCELTE POLITICHE: CERCATE DI LEGGERE LE SUE OPERE TRALASCIANDO QUESTO PARTICOLARE! UNO SCRITTORE NON SI RICONOSCE DALLA SUA FEDE POLITICA, MA DALLA SUA FEDE LETTERARIA!!! E D'ANNUNZIO, SOTTO QUESTO PUNTO DI VISTA, NE HA TANTA....RILEGGETELO CON ATTENZIONE E VEDRETE...*BACI*


Lucy18, Catania, 18/03/03

Questo romanzo,mi fa sognare...! Io amo Gabriele D'annunzio. Quando leggo delle poesie soprattutto "La pioggia nel pineto" mi immedesimo al punto di sognare...divento quasi un vegetale...sognate anche voi...ci vuole solo un tocco d passionalita' e sensibilita'....ciao ciao...


Massimiliano D'Acunzo (max_master@inwind.it), Martinsicuro (Te), 17/03/03

Penso non si debba dire niente su D'Annunzio che non abbia già ampiamente spiegato chi è più intelligente e più esperto di me. D'Annunzio comunque in questo libro spiega come sia l'uomo superiore a decidere il suo destino. Colui che realmente possiede l'oratoria è in grado di vivere realmente, non come i gretti popolatori dell'odierna "italietta", asserviti al potere centrale, senza morale propria. Penso che D'Annunzio sia stato uno dei più grandi ideologi italiani. Costituisce motivo di orgoglio per me in quanto cittadino italiano. Niente da dire poi sulla composizione formale, perfetta con sottotrame simboliste, appassionante e coinvolgente, quasi eccitante in certi punti.


Kelly Teylor, Los Angeles (Usa), 17/02/03

Credo che D?annunzio abbia scritto cose molto belle e lo apprezzo molto.io sto faccendo una ricerca su D'annunzio e ho scoperto molte cose interessanti sulla sua vita poetica e vita personale e dico che ci sa fare. cioa a tutti by kelly


Daniele Fiasko (fiaschettino@libero.it), Roma, 11/02/2003

Questo libro è,a mio parere,alquanto scadente e per di più si sminuisce in quei esagerati e non troppo significativi passi descrittivi presenti nel libro...


Marco Antonio (condotiero@wanadoo.es), Madrid,

Desde Espana, os digo que es la mejor obra que jamàs he leìdo, y el de Andrea Sperelli un modelo de vida para mì. En estos tiempos de globalizaciòn, de fealdad y vulgaridad, de la subcultura de masas que nos trae a Europa esta invasiòn de vulgaridad norteamericana, "Il piacere" de D'Annunzio se mantiene como un bastiòn inexpugnable del orgullo europeo, de la suprema y culta distinciòn: la differenza esencial que debe distinguirnos a los europeos de toda esa sumisa e inculta masa sudamericana, yanqui y capitalista. Frente al MacDonalds, frente a la televisiòn, frente al consumismo orientado, frente a los vulgares y corruptos polÌticos de este continente vendido y traicionado, LUCHEMOS POR EL ESPÕRITU HIDALGO, LIBRE Y CULTO DE LA VIEJA EUROPA, EL DEL QUIJOTE Y EL DE ANDREA SPERELLI °°°Leamos "Il Piacere" y aprendamos de nuevo!!!


Mari (pisu.and@tiscali.it), Cagliari, 04/02/2003

Se lo si legge saltando una centinaia di pagine con inutili descrizioni...può essere bello...la storia d'amore è intrigante, ma mi stressano tutte quelle descrizioni minuziose di particolari di cui non me ne può fregar di meno....


Agnese Sampietro (agnese_SA@libero.it), Carnago (Va), 27.7.2002

Leggere "Il Piacere"6 un vero piacere! D'Annunzio non tradisce mai la sua natura di poeta. Ogni situazione, ogni sensazione, ogni avvenimento 6 avvolto da un velo di delicata poesia, che rende tutta la vicenda un sogno. Inutile sottolineare come l'autore riesca a rendere a parole lo straordinario e impenetrabile mondo delle emozioni: speranze, fremiti, pensieri, lacrime... Ogni innamorato ritrover9 nelle parole dell'autore ciò che il proprio cuore prova!


Eva (thought_@excite.com), Roma, 4.06.2002

Il movimento estetico ha senza dubbio un grande fascino..Tuttavia il personaggio D'Annunzio non ha mai riscosso le mie simpatie, questo libro che ho trovato in alcuni punti quasi insostenibile..prende ad ideale una ricerca del piacere e della bellezza che è lontana dal mondo di qualsiasi essere umano che realmente ami la bellezza e la vita...l'ambiente aristocratico descritto nel romanzo è espressione di una vacuità che credo si avvicini più alla morte che alla vita...come suggerisce poi lo stesso epilogo del romanzo. Tuttavia voglio salvare le pagine riguardanti la convalescenza che ho trovato davvero belle e sincere e che raggiungono una profondità ed una sensibilità tale da non sembrare parte di questo romanzo.


Matteo Canale (brummell@jumpy.it), Roma, 4.03.2002

L'anno moriva, virgola, assai dolcemente. Quando ci si concede il lusso di un incipit così meraviglioso, beh, l'unico consiglio da dare è levarsi il gibus dal capo e fare una riverenza, meglio se alla francese. Il Verso è tutto, e può tutto. Gabriele l'Ariele è davvero un artefice della parola, «anche se studiata prevalentemente sui dizionari», come nota sommessamente Gaddus. Un Mastro, alla maniera antica e certamente con tutte le furberie, i bignamini, le traduzioni rabberciate, i latrocini da libri altrui... Tutto! Tutto il peggio del peggio che i tribunali dei critici gli hanno da sempre attribuito. Ma bisogna comunque farci i conti, con l'Imaginifico. Basti semplicemnte prendere qualche appuntino sui motivi letterari tipicamente inglesi, francesi, tedeschi, russi, "sclavoni" introdotti da"Il Piacere" in Italia: i preziosismi linguistici, le critiche piccatissime alla mondanità provincialotta fin-de-siècle, i riferimenti alla morbosità sadiana non soltanto libresca di Heathfield ( do you remember "Cime tempestose"?) e Keats e Shelley e...Imperdibile. non è un caso che il più grande dei grandi, Mario Praz, tanta attenzione gli abbia dedicato (divertendosi immensamente a scoprire le macagne.


Stefano Scagliarini (steve82@tiscalinet.it), Pescara, 24.02.2002

Inutile dire che D'Annunzio è un grande grande grande autore italiano, anche se purtroppo molte persone, che si ritengono "di cultura" ma invece non lo sono, in quanto nella loro interpretazione sono condizionate in maniera negativa da certe ideologie (che io definisco "sinistre"), lo giudicano negativamente. "Il Piacere" rappresenta un'epoca della quale il D'Annunzio è in assoluto il più grande interprete ed è assolutamente un capolavoro!


Martina Merelli (ada@libero.it), Bologna, 17.11.2001

Io scrivo contro tutti quei comunisti che disprezzano D'Annunzio solo perché fascista.


Pamela Torre (katrid82@hotmail.com), Bologna, 10.10.2001

Ho deciso di scrivere un mio parere sull'opera d'annunziana, perche' ritengo che, spesso, venga male interpretata. Ho letto questo libro ed ho scoperto una straordinaria sensualita' affatto volgare, anzi, ai limiti della passionalita'. Un altro elemento che mi ha lasciato senza parole è l'incredibile minuziosita' con cui si cimenta nella descrizione degli ambienti, delle suppellettili, delle emozioni forti e travolgenti che arricchiscono la vita del protagonista, "alter ego" dell'autore stesso.


Marta Sgaria (martas83@libero.it), Vailate, 10.10.2001

Il piacere è un libro molto bello. I particolari e le descrizioni non rendono la lettura noiosa e lenta, anzi permettono di immergersi nella Roma in cui vive Andrea Sperelli. Il protagonista è un uomo di una cultura e una raffinatezza molto interessanti. Consiglio vivamente questo libro!


Chiara Carmosino (michele.carmosin@tin.it), Roma, 19.09.2001

A mio parere non è possibile disprezzare i libri. Belli o brutti che siano, ci insegnano comunque a scrivere, arricchiscono dunque il nostro linguaggio, ci fanno riflettere, ci trasmettono dei messaggi...l'unica cosa che i libri non fanno è quella di non-arricchirci. Non capisco pertanto come alcune persone possano commentare un libro, in quest caso "Il piacere", in tal modo:"è noiosissimo....in poche parole non lo consiglio a nessuno". Tuttavia ognuno è libero di esprimere il prorio parere, anche le persone poco colte e mature. Ritengo, per concludere, che quest'opera di D'Annunzio sia importante, forse non indispensabile, da leggere.


Marta Dragoni (plateu@gsmbox.it), Cinisello Balsamo, Milano, 12.09.2001

Che altro dire? Questo libro non è un romanzo, bensì una poesia.


Oscar René García Murga (oglinks@spin.it), Staranzano (Gorizia), 26.08.2001

Come guatemalteco penso che D'Annunzio non aveva molti contatti con il mondo americano. La protagonista del Piacere, la Senese Donna Maria Ferrer y Capdevila, moglie del Ministro Plenipotenziario del Guatemala, non menziona mai questo Paese, pure molto bello e esotico. D'Annunzio somiglia molto nello stile, ad un bravo scrittore guatemalteco, Enrique Gómez Carrillo, dello stesso periodo, che ha fatto la sua fortuna letteraria in Europa. La sua vedova diventerà la moglie di Antoine de Saint Exupery, scrittore francese famoso per la sua opera "Il Piccolo Principe". D'Annunzio fà dei grossolani errori in quanto fa l'incontro di Andrea Sperelli con Maria, nella casa della sua cugina Francesca, nel 15 Settembre, data della più importante festività del Guatemala e delle 5 nazioni centroamericane. E sicuramente c'era ben altro da fare per un Ambasciatore in quella data, nella comunità centroamericana. Un Bel libro da leggere per arrichire la propia conoscenza della lingua italiana.


Giorgio Ciabattini (gagogio@pronet.it), Roma, 08.05.2001

Dare fuoco a questo libro non sarebbe un peccato!


Elisa Martini (mikely@inwind.it), 06.05.2001

Sicuramente,il manifesto dell'estetismo,un uomo che vive in funzione del bello, del piacere, dei vizi.quasi un parallelismo con l'autore, con la sua vita scandalosa, eccentrica, sgregolata.la vita di un artista che si sentiva superuomo, forte diverso, invincibile, inimitabile.un libro che non può non piacere, perchè esemplifica tutta la genialità di un uomo, che non possiamo non ricordare. Ricco di particolari, sempre e comunque alla ricerca di una perfezione stilistica, di un bello che deve essere la base della vita..Leggetelo!


Giuseppina Capalbo (clark@libero.it), Torino, 03.03.2001

Questa secondo me è un'opera fantastica! almeno io l'adoro! e poi D'Annunzio è uno degli scrittori che preferisco anche se non sono in tanti a pensarla come me! peccato ragazzi! un saluto a Sirio!


Erika Carlini (rominat@tiscalinet.it), Roma, 11.02.2001

Il libro é davvero noioso!é pieno di particolari inutile alla comprensione del testo!!Rendono lenta la lettura ottenendo come unico risultato quello di annoiare il lettore.In poche parole non lo consiglio a nessuno.


Roberta Pantalone (roberta.panta@tin.it), Benevento, 05.09.2000

Il Piacere è il romanzo più bello del D'Annunzio. Secondo me è un libro coinvolgente poiché il protagonista, Andrea Spinelli, è consapevole che la sfrenata vita che conduce è solo un modo di sfuggire alla realtà...




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 20 lug 2006

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