SINTESI DELLA CRISI SPIRITUALE DI GIUSEPPE UNGARETTI, LA PIETÀ VIENE SCRITTA DOPO LA SUA CONVERSIONE RELIGIOSA

ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE


La Pietà (1928)



Giuseppe Ungaretti, La Pietà
in Sentimento del tempo
Vita d'un uomo. Tutte le poesie

Mondadori, 2005
I Meridiani Collezione,
LXIII-906 p; Euro 12,90

e poesie scritte da Giuseppe Ungaretti in tempi immediatamente successivi alla conversione religiosa, risentano di uno spirito ancora incerto, ma decisamente orientato ai temi della chiesa cattolica e del vangelo di Cristo. Tra queste si distingue per bellezza e per pregnanza La Pietà.

    LA PIETÀ
    1928

    1

    Sono un uomo ferito.

    E me ne vorrei andare
    E finalmente giungere,
    Pietà, dove si ascolta
    L’uomo che è solo con sé.

    Non ho che superbia e bontà.

    E mi sento esiliato in mezzo agli uomini.

    Ma per essi sto in pena.
    Non sarei degno di tornare in me?

    Ho popolato di nomi il silenzio.

    Ho fatto a pezzi cuore e mente
    Per cadere in servitù di parole?

    Regno sopra fantasmi.

    O foglie secche,
    anima portata qua e là…

    No, odio il vento e la sua voce
    Di bestia immemorabile.

    Dio, coloro che t’implorano
    Non ti conoscono più che di nome?

    M’hai discacciato dalla vita.

    Mi discaccerai dalla morte?

    Forse l’uomo è anche indegno di sperare.

    Anche la fonte del rimorso è secca?

    Il peccato che importa,
    se alla purezza non conduce più.

    La carne si ricorda appena
    Che una volta fu forte.

    È folle e usata, l’anima.

    Dio guarda la nostra debolezza.

    Vorremmo una certezza.

    Di noi nemmeno più ridi?

    E compiangici dunque, crudeltà.

    Non ne posso più di stare murato
    Nel desiderio senza amore.

    Una traccia mostraci di giustizia.

    La tua legge qual è?

    Fulmina le mie povere emozioni,
    liberami dall’inquietudine.

    Sono stanco di urlare senza voce.

    2

    Malinconiosa carne
    dove una volta pullulò la gioia,
    occhi socchiusi del risveglio stanco,
    tu vedi, anima troppo matura,
    quel che sarò, caduto nella terra?

    È nei vivi la strada dei defunti,

    siamo noi la fiumana d’ombre,

    sono esse il grano che ci scoppia in sogno,

    loro è la lontananza che ci resta,

    e loro è l’ombra che dà peso ai nomi,

    la speranza d’un mucchio d’ombra
    e null’altro è la nostra sorte?

    E tu non saresti che un sogno, Dio?

    Almeno un sogno, temerari,
    vogliamo ti somigli.

    È parto della demenza più chiara.

    Non trema in nuvole di rami
    Come passeri di mattina
    Al filo delle palpebre.

    In noi sta e langue, piaga misteriosa.

    3

    La luce che ci punge
    È un filo sempre più sottile.

    Più non abbagli tu, se non uccidi?

    Dammi questa gioia suprema.

    4

    L’uomo, monotono universo,
    crede allargarsi i beni
    e dalle sue mani febbrili
    non escono senza fine che limiti.

    Attaccato sul vuoto
    Al suo filo di ragno,
    non teme e non seduce
    se non il proprio grido.

    Ripara il logorio alzando tombe,
    e per pensarti, Eterno,
    non ha che le bestemmie.

Una perfezione assoluta, tra le più belle poesie del XX secolo, a detta di chi scrive, se non la più bella in assoluto. Sintesi originale, drammatica, pietosa, non priva di pathos e di veemenza, crisi spirituale disperante che il poeta ha accumulato in 40 anni di vita: «estrema inquietudine, perplessità, angoscia, spavento, della sorte dell’uomo» (Giuseppe Ungaretti).

Scrive Leone Piccioni:

    «Se nel Carso l’idea di Dio, come nel deserto, traluceva per ombre, e per interrogativi, ora si riscopre dal fondo, si fa preghiera, si fa canto-preghiera, non potrà che apparire risolutiva della morte e della vita, dell’amore e dello svolgersi del diario e della biografia, pur nell’arco ampio d’una libertà che non mortifichi la condizione naturale dell’uomo». (Per conoscere Ungaretti p. 32).

e ancora, sulla genesi dell'opera:

    «Nascono gli Inni, tra gli Inni c’è La Pietà. Appare prima che in ogni altro giornale in testa alla rivista sulla “Nouvelle Revue Francaise”, in un testo direttamente scritto in francese dallo stesso Ungaretti che suscitò dato il momento storico, diffuso turbamento. “Non come la cosa più importante del momento” ha detto Ungaretti " ma come la manifestazione più drammatica di quel periodo pieno di timori e poi quei timori sono andati crescendo, e poi c’è stata la guerra, e poi ci sono stati gli orrori che tutti sanno”» (Per conoscere Ungaretti p. 34).

Questo poemetto o canto-preghiera sostiene un dialogo fatto di rabbia e di disperazione con Dio, di dubbi e di richieste, di condanna e di espiazione.

Il poeta parte da se stesso e arriva al bestemmiatore. Un percorso tortuoso che esplora continuamente interrogativi senza risposta. La forma del testo è sorprendente, con l’impiego di ampi spazi vuoti fra le strofe, abissi che rendono il poemetto ancora più solenne e ieratico. Come scrive Andrea Cortellessa:

    «Ma la tendenza è ancora più impressionante nella sezione degli Inni; quella dove, anche per la materia trattata – prevalentemente religiosa – maggiore è l’impegno retorico di Ungaretti. Si arriva sino all’estremo de La Pietà del ’28; componimento diviso in quattro sezioni, dove 74 versi formano ben 45 strofe, delle quali 27 di un solo verso echeggiante. “Villa” vi intravede una parentela “con il salmo biblico, in specie i corali e i penitenziali; gli inni di Sant’Efrem, e i più noti inni della liturgia cattolica, romana e ambrosiana”. Certo che l’effetto è di massima, sacrale solennità» (pag. 90-91).

Questo grido di terrore, che produce immediato un collegamento al dipinto di Edvard Munch “Urlo” del 1893, chiude con la riflessione da parte dell'autore sulla bizzarria del fenomeno secondo il quale per parlare con Dio l'uomo «non ha che le bestemmie».

Il poemetto esprime un travaglio interiore freddo e rabbioso, distaccato ma pieno di gesti impetuosi, poiché la materia è calda e appassionante. La lexis della poesia è altissima, solenne, impeccabile, ieratica, imperturbabile, non mostra segni di cedere nel vittimismo pauroso o in un sentimento vigliacco verso la vita brutale e crudele. I vuoti tra le strofe donano al poemetto un tono aulico, freddo e maestoso, un inno elegiaco degno di essere cantato da un coro religioso.

«la Speranza di un mucchio d'ombra / e null’altro è la nostra sorte?». Emerge qui la concezione pagana del regno dei morti come regno delle ombre, mentre la concezione cristiana parla di anime accanto alla Luce Suprema. Piccole strofe lapidarie, laconiche, essenziali, epigrafiche, spezzate ma non frantumate, piene di pathos e di pietas. Ogni spazio tra i versi è come il vuoto abissale che separa gli uomini da Dio. Concorda Andrea Cortellessa con il giudizio di Angelo Guglielmi: «Troviamo infatti che nella raccolta del ’33 “ogni verso è come durevolmente inciso e bloccato in un suo spazio. È un verso-strofa” come dice Guglielmi». (pagina 90). Un coro liturgico e drammatico rivolto a Dio per essere ascoltati.

Il giudizio critico de La Pietà non è unanime. Franco Fortini ha scritto:

    «Per la sua potentissima attitudine alla drammatizzazione, un testo come La Pietà gli si organizza come un lungo monologo continuamente interrotto, in cui la voce si appella a Dio come quella di un Giobbe. Questa poesia troppo celebrata contiene passi, versi e nessi di intensa energia metaforica ma, nell’insieme, è minata da un’enfasi gesticolante».

Questo giudizio si contrappone all’interpretazione che ha fornito Attilio Cannella che così scrive:

    « La sezione degli Inni costituisce la testimonianza più alta della religiosità ungarettiana: una religiosità alta e sofferta, con echi da San’Agostino a Pascal, che anima un dialogo adorante e irriverente con Dio. Le poesie degli Inni raggiungono gli esiti più alti della religiosità ungarettiana, improntata a un drammatico senso della morte» (pag.380).

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 9 maggio 2006
© Copyright 2006 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net





Novità in libreria...


AUTORI A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z

OPERE A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z



Per consultare i più recenti commenti inviati dai lettori
o inviarne di nuovi sulla figura e sull'opera di
Giuseppe Ungaretti

|
|
|
|
|
|
|
I quesiti
dei lettori




I commenti dei lettori


I nuovi commenti dei lettori vengono ora visualizzati in una nuova pagina!!



http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Ven, 4 ago 2006

Autori | Opere | Narrativa | Poesia | Saggi | Arte | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy