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Poesie italiane


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Josif Alexandrovic Brodskij Poesie italiane
Adelphi, 1996
pp.125, Euro 9,65

rodskij, durante la sua ultima visita in Italia nell’ottobre del 1995, fece un elenco di poesie, scritte tra il 1972 e il 1995, che descrivevano l’Italia e le città italiane, ma anche alcune isole, per riaffermare con forza il legame con un paese che più di ogni altro, attraverso le sue opere e vestigia, gli restituiva il ritmo del tempo.

Accanto a Venezia e Roma, appare Ischia e l’autunno, il silenzio, la natura che nonostante l’abusivismo riesce a riaffermare la propria potente impronta, «l’esigua terra (che) si vendica dello spazio con il verde», il mare, i tramonti dolenti, le spiagge antiche. Come la spiaggia di Citara, che riporta a Venere e al suo culto, alle ancelle che per lei raccoglievano l’acqua termale, quelle terme che hanno uno sbocco a mare, da quando il mare ha sommerso il tempio e il vulcano è ormai prigioniero delle acque.

Un mare che nonostante il frastuono e la distrazione dei turisti occasionali riesce a restituire immagini e suggestioni del passato. In un’isola che sembra ritrarsi anche quando è invasa e che continua ad esercitare il suo fascino in chi riesce a sentire l’eco della sua storia.

E poi gli abitanti, dalla lingua gutturale e i lineamenti induriti, tanto da fargli dire che «il linguaggio, a guisa di lente, separa il paesaggio dai volti».

Lo scirocco,“una variante del fato”, vento che batte l’isola da una parte precisa, quasi a lasciare una traccia attraverso i versi della collocazione del poeta sulla terra ferma, una coordinata geografica, unica concessione ad una scienza esatta, sempre presente nei suoi scritti.

Il ricordo di Auden anche lui frequentatore dell’isola. E sembra di vederlo lì, mentre beve il vino, quel vino prodotto da un vitigno portato dai coloni greci, famoso al punto che Ischia fu nominata dai romani "Aenaria" (terra del vino), al bar "Internazionale di Forio".

Ancora una volta l’acqua e la terra che ad Ischia sembrano convivere, a differenza di Venezia e Roma, ma in maniera dura, aspra, smorzate come sono dal vento e dal ricordo.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 10 ottobre 2001
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