IL PORTO SEPOLTO RECA ANCHE UN VALORE INTROSPETTIVO, PER GIUSEPPE UNGARETTI è CIÒ CHE DI SEGRETO RIMANE IN NOI, INDECIFRABILE

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Il porto sepolto (1916)



Giuseppe Ungaretti, Il porto sepolto
in L'Allegria
Vita d'un uomo. Tutte le poesie

Mondadori, 2005
I Meridiani Collezione,
LXIII-906 p; Euro 12,90

l porto sepolto, la poesia che da il titolo alla raccolta del 1916 e alla sezione omonima nell'edizione definitiva de L'Allegria del 1931, vi appare in seconda posizione, successiva ai versi di In memoria.

    IL PORTO SEPOLTO.
    Mariano il 29 giugno 1916.

    Vi arriva il poeta
    E poi torna alla luce con i suoi canti
    E li disperde

    Di questa poesia
    Mi resta
    Quel nulla
    Di inesauribile segreto
    .

Ecco come il poeta spiega il significato di questi versi: «Il porto sepolto è ciò che di segreto rimane in noi, indecifrabile». Leone Piccioni commenta: «Per sé il poeta tiene “quel nulla” che è riuscito a carpire di un “ segreto” che per quanto ci si sforzi di conoscere in toto, sarà sempre “inesauribile”» (Per conoscere Ungaretti pagina 25).

Quanto al titolo, Ungaretti ci da la chiave per decifrarne il senso:

    «Verso i sedici anni, ho conosciuto due giovani ingegneri francesi i fratelli Thuile, Jean e Hanri Thuile.
    Mi parlavano di un porto, sommerso, che doveva precedere l’epoca tolemaica, provando che Alessandria era già un porto già prima d’Alessandro, che già prima di Alessandro era una città. Il titolo del mio primo libro deriva da quel porto:
    Il porto sepolto».

Ma il titolo reca anche un significato introspettivo dato che per Ungaretti questo luogo misterioso è assunto a simbolo di ciò che resta segreto e indecifrabile nell’animo umano. Il poeta, attraverso un processo di scavo interiore, vi si avvicina e ne trae ispirazione per i suoi canti, ma non riuscirà mai a portarlo completamente in superfice. Seconda questa concezione, la poesia nasce dal riconoscimento di un mistero o rappresenta lo sbocco di un sofferto itinerario di ricerca della verità; ma di questa verità, racchiusa all’interno dell’uomo, si riesce a cogliere un eco appena («quel nulla / d’inesauribile segreto»).

«A dire il vero, quei foglietti: cartoline in franchigia, margini di giornali, spazi bianchi di care lettere ricevute – sui quali da due anni andavo facendo giorno per giorno il mio esame di coscienza, ficcandoli poi alla rinfusa nel tascapane, non erano destinati a nessun pubblico.» (Vita d’un uomo pagine 519 - 521)

In questa poesia anche il titolo rientra integralmente nel testo della poesia; infatti il «Vi» in apertura si riferisce a Il porto sepolto.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 6 maggio 2006
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