IL PRETE BELLO, DI GOFFREDO PARISE, LO SCANDALO DI UNA STORIA DI FEDE E DI SESSO, È UN RITRATTO DEL VENETO CATTOLICO DEGLI ANNI TRENTA

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Il prete bello (1954)


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Goffredo Parise, Il prete bello
Scala Italiani, Rizzoli, 1998
pp272 Euro 13,94

ubblicato nel 1954, Il prete bello racconta la storia di un gruppo di bambini di un quartiere popolare di Vicenza. A narrare è Sergio, che vive con la madre, il nonno malato di prostata ed alcuni amici, primo tra tutti l'inseparabile Cena, protagonista di una serie di scorribande in caccia di cibo e denaro attraverso il quartiere. Nel caseggiato in cui abita Sergio vive una umanità varia, dalla signorina Immacolata, zitella e padrona dell'intero stabile, alle signorine Walenska, anch'esse nubili come la Botanica e Camilla; dal ciabattino al cavalier Esposito, che vive con le cinque figlie ed è l'unico a possedere il gabinetto in casa. Si tratta di un bene prezioso di cui andare fieri, foderato di carta rossa a arabeschi dorati, è munito di un water. Tanto prezioso che la catenella viene usata dal proprietario per enfatizzare il proprio privilegio.

In questo ambiente opera il parroco del rione, don Gastone Caoduro, giovane e pieno d'iniziativa. Egli si affida alle zitelle per la propria biancheria di lino da rammendare, suscitando così un' ammirazione ambigua. Il sacerdote sceglie Sergio per recitare alcune poesie in uno spettacolo di beneficenza e lo affida a Immacolata per lo studio delle liriche da portare sul palco. La donna è però preda di una forte, anche se quasi incosciente, attrazione nei confronti del prete e ben presto si serve di Sergio per essere informata sui rapporti del sacerdote con le altre zitelle del quartiere. Il ragazzo, insieme a Cena, riesce tuttavia a sfruttare la situazione a proprio vantaggio, tanto da ottenere una bicicletta Bianchi di colore rosso tutta per sé, mentre don Gastone riceve dalle sue ammiratrici, oltre ad una Balilla cabriolet color amaranto, il finanziamento per il gruppo di fasciste cattoliche Fede e Ardimento. Del tutto passivo di fronte alle sempre più audaci avances delle sue improbabili corteggiatrici, il parroco riceve in dono da loro delle pillole ricostituenti che, in realtà, servono a combattere la debolezza sessuale.

Quando in questo ambiente povero arriva Fedora, giovane e bellissima ragazza che riceve di continuo visite di militari in libera uscita, don Gastone si innamora di lei e viene ricambiato, mentre il cavalier Esposito si danna perdutamente. Sergio e i suoi amici continuano come possono la loro attività di informatori, ma intanto esce dal carcere il Ragioniere, un ladro gentiluomo che organizza furti insieme a Sergio e Cena. In una di queste imprese il Ragioniere muore ucciso da una guardia e quest'ultima, a sua volta, è uccisa da Cena. Sergio scappa col bottino, ma l'amico viene arrestato. Il giorno della visita di Mussolini, Sergio, scelto per lanciarsi sull'auto del Duce e baciarlo, nel frastuono del corteo chiede la grazia per Cena. Proprio mentre Mussolini sta transitando, il bagno del cavalier Esposito crolla, quasi un simbolo di un mondo che sta finendo: si conclude, dunque, la parabola di don Gastone, uomo forte e legato al fascismo, il quale muore di tubercolosi lasciando Fedora sola e incinta. Finisce anche l'infanzia di Sergio, costretto a misurarsi con la sorte tragica di Cena che, scappato dal riformatorio, viene investito da un tram e, assistito dall'amico, muore in ospedale, ladro e miserabile, a soli dodici anni.

Romanzo grottesco e ricco di elementi autobiografici, in cui trovano spazio l'elemento popolare della miseria, lo scandalo di una storia di fede e di sesso, le parolacce e la morte. Il prete bello è soprattutto un quadro d'ambiente, che ritrae con grande efficacia il Veneto cattolico degli anni Trenta. Le immagini spesso surreali (Sergio che col vestito nuovo si sente «uno strano uccello con la gola coperta di morbide e delicate penne», don Gastone «quale farfalla incantata nel cortile», Immacolata «con le labbra protese e aguzze come il becco di un picchio») riflettono la curiosità e la fantasia del bambino protagonista. Esse sono bilanciate dal disincanto quasi crudele dell'autore, che, non a caso, apre il libro con una frase drammatica: «Il nonno aveva un cancro alla prostata», quasi a mostrare, fin dall'inizio, la propria consapevolezza di un' esistenza amara.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 6 maggio 2002
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