LO SPAZIO DEDICATO DA GIOVANNI PASCOLI NEI PRIMI POEMETTI A DECADENZA, CORRUZIONE E MORTE, NE FA L'OPERA PIù VICINA AL DECADENTISMO EUROPEO

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Primi Poemetti (1897 - 1907)



Giovanni Pascoli, Primi Poemetti
(cur. Ebani N.)
Guanda
Biblioteca di scrittori italiani, 2005
2 ed., LXXXIII-505 p., brossura
Euro 28,00

econda grande opera poetica di Giovanni Pascoli, Primi Poemetti reca nel frontespizio l’epigrafe latina «Paulo Maiora» e la dedica «A Maria Pascoli».

La prima edizione è del 1897, si intitolava soltanto Poemetti e comprendeva solo 20 testi; la seconda edizione del 1900 ne conteneva 45; la terza, del 1904, prende il titolo definitivo di Primi Poemetti, la quarta edizione ed ultima, del 1907, non aggiunge niente di rilevante.

La prefazione espone le intenzioni e il significato dell’opera, che riafferma l’importanza della Natura: «Io dico: O Madre Natura, siamo grazie a te che anche dal male ricavi per noi il bene. Noi, mansueta Maria, abbiamo a lungo camminato per l’erta viottola del dolore, e ci siamo anche stancati, o Maria; ma la passeggiata ci ha dato un giovanile appetito di gioia».

Anche il tema del mistero, che viene ripreso da Myricae, acquista qui un significato e una profondità maggiori: «Vorrei che voi osservaste con me, che a vivere discretamente, in questo mondo, non è necessario che un po’ di discrezione [...] Vorrei che pensaste con me che il mistero, nella vita, è grande e che il meglio che ci sia da fare, è quello di stare più stretti più che si possa agli altri, cui il medesimo mistero affanna e spaura. E vorrei inviarvi alla campagna.». Pascoli individua il terzo grande tema della raccolta nella solidarietà internazionale tra tutti gli uomini così come un popolo di rondoni, un popolo bellicoso e straniero, porta da mangiare alle rondini. «Un rondone porta un pò di aiuto ad una rondinella, ad una d’altra nazione e razza, che ha forse troppo figlioli e troppo da fare e poco da mangiare. Carità […] internazionale. Uomini, dirò come in una favola per bimbi: uomini, imitate quel rondone. Uomini, insomma, contentatevi del poco e amatevi tra voi nell’ambito della famiglia, della nazione e dell’umanità».

La Sementa racconta la storia di una famiglia contadina che svolge lavori agricoli. I personaggi sono Rosa, la sorella maggiore, Viola, la sorella minore, e due fratelli piccoli, Nando e Dore, guidati da un capofamiglia. Al centro della storia c’è l’innamoramento di Rosa per Rigo un cacciatore. Parallelamente, nella sezione Il bordone, Pascoli ha inserito alcuni componimenti poetici, in parte autobiografici – come L’aquilone o Suor Virginia – o ispirati dal senso oscuro del mistero, come I due fanciulli, Nella nebbia, La grande aspirazione, L’immortalità, Il Libro. Nello sviluppo di questi temi l'autore ha inserito dei personaggi allegorici come Il cieco e L’eremita. L’opera termina con un poemetto Italy dedicato all’Italia raminga, che racconta la storia di una famiglia emigrata in America, ma costretta a rientrare, per via di una bimba malata, che viene ricondotta a casa, con la speranza che il clima della Penisola, mite e salubre le possa giovare.

Gli emigranti maledicono l’Italia, perché in essa non hanno trovano lavoro, ma Pascoli li invita a non farlo, perché un giorno essa accoglierà tutti e darà lavoro a tutti: «Ma d’ogni terra, ove è sudor di schiavi, / di sottoterra ove è stridor di denti, / dal ponte ingombro delle nere navi, / VI chiamerà l’antica Madre, o genti, / in una sfolgorante alba che viene, / con un suo grande ululo ai quatto venti / fatto balzare dalle sue sirene». Pascoli nel finale del poemetto fa morire la nonna, mentre in realtà è la bambina malata che muore: «Non piangere, poor Molly! Esci, fa piano, / lascia la nonna lì sotto il lenzuolo / di tela grossa ch’ella fece a mano. / T’amava, oh! Sì! Tu ne imparavi a volo / qualche parola bella che balbetti: / essa da te solo quel die, die solo! Lascia lì Doll, lasciali accosto i letti, / piccolo e grande. Doll è savia e tace, / né dorme: ha gli occhi aperti e par che aspetti / che li apra l’altra, ch’ora dorme in pace».

Tutta l’opera poetica è in terzine di endecasillabi a rime incatenate. I componimenti poetici sono quelli che esulano dal romanzo agreste e georgico.

I componimenti più brillanti sono quelli che Pascoli scrisse, in tempi e su riviste diverse, ma che poi sistemò in un ordine ideale nell’opera poetica. Tra questi, un capolavoro assoluto è sicuramentecostituito da L’aquilone, che viene dopo due componimenti “forti” Il soldato di San Pietro in Campo e Digitale purpurea.

Nella quarta sezione L’accestire notevole è il componimento La siepe. Ma la sezione che contiene i componimenti più coinvolgenti è la quinta sezione. Il tema di questa sezione è il Mistero e la pace internazionale come nel primo poemetto I due fanciulli che ha un ben finale: «Uomini, nella truce ora dei lupi, / pensate all’ombra del destino ignoto/ che ne circonda, e a’ silenzi cupi / che regnano oltre il breve suono del moto / vostro e il fragore della vostra guerra, ronzio d’un’ape dentro il bugno vuoto. / Uomini, pace! Nella prona terra / troppo è il mistero; e solo chi procaccia d’aver fratelli in suo timore, non erra. / Pace, fratelli! E fate che le braccia ch’ora o poi tenderete ai più vicini, non sappiano la lotta e la minaccia. / E buoni veda voi dormir nei lini placidi e bianchi, quando non intesa, quando non vista, sopra voi si chini / la Morte con la sua lampada accesa». Segue la bellissima poesia Nella nebbia una poesia simbolica. Poi La grande aspirazione e il componimento L’immortalità, anch’esso pregevole. Seguono tre bellissimi componimenti poetici Il libro, La felicità e Il cieco, quest'ultimo considerato il più bello dell’intera raccolta poetica.

Il cieco è un personaggio allegorico è simboleggia l’intera umanità, cieca di fronte al mistero dell’universo e della vita. Egli non conosce la propria provenienza e non conosce la propria destinazione, così come l’umanità non sa da dove è venuta e non sa dove andrà a finire. Il cieco ha perso il cane che lo guidava, così l’umanità ha perso la scienza che la conduceva verso la pace e verso la felicità. Il cieco si rivolge a Dio, per avere indicazioni. Ma Dio non risponde, tace «immobilmente». Ecco i versi tremendi: «Ma forse uno m’ascolta; uno mi vede, / invisibile. Sé dentro sé cela. Sogghigni? piangi? m’ami? Odii? Siede / in faccia a me. Chi che tu sia, rivela / chi sei: dimmi se il cuor ti si compiace / o si compiange della mia querela ! egli mi guarda immobilmente, e tace!». Ed ecco la conclusione: «Così piangeva: e l’aurea sera nelle rughe gli ardea del viso; e la rugiada / sopra il suo capo piovvero le stelle. / Ed egli stava , irresoluto, a bada / del nullo abisso, e gli occhi, intorno, pieni / d’oblìo, volgeva; fin ch’ – io so la strada – una, la Morte, gli sussurrò – vieni! – ».

Ecco il giudizio di Romano Luperini sui Poemetti:

    «I Poemetti raccolgono un secondo filone della ricerca poetica pascoliano, caratterizzato dal tentativo di superare il frammentismo di Myricae […] All’aggressività e alla negatività della società di massa, Pascoli contrappone i miti della bontà naturale e della poesia. La bontà naturale si esprime nella vita umile e semplice del mondo contadino, cantato con un’adesione priva di problematicità e ignara di contraddizioni e di conflitti. La poesia è il rifugio dei valori cancellati dalla società industriale, un risarcimento per il perduto rapporto solidale con la realtà semplice della campagna. D’altra parte anche nei Poemetti, il fascino naturale sembra spesso alludere alla minaccia di morte e di rovina e forse ancora più rilevanti divengono il dolore e l’inquietudine misteriosa che accompagnano la vita umana. Lo spazio occupato dai temi della decadenza, della corruzione e della morte fa dei Poemetti la raccolta pascoliano più vicina al Decadentismo europeo, anche per la denuncia implicita dei limiti della civiltà moderna».

Ecco il giudizio di Mario Tropea:

    «Contro le trasformazioni sociali e le lotte del suo tempo, i cui termini storici sfuggivano alla sua valutazione fondamentalmente irrazionalistica ed intimista, trasfigurandosi in visioni di catastrofi e ansie palingenetiche, egli oppose, anche biograficamente, il modello di georgica irenica che sta alla radice dei poemetti. La linea generale su cui si svolgono, indicata dallo stesso poeta in una lettera al pittore A. De Witt, è la seguente: “C’è del gran dolore e del gran mistero nel mondo; ma nella vita semplice e famigliare e nella contemplazione della natura, specialmente in campagna, c’è gran consolazione, la quale non basta a liberarci dall’immutabile destino” ( 28 maggio 1899)».

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 03 maggio 2006
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