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Laura Pariani, Quando Dio ballava il tango
Rizzoli, 2002
303 pp.
Euro 16,50
idea pervasiva nel testo è quella del movimento: indotto dalla musicalità del ballo argentino per antonomasia, il tango «un pensiero triste che balla» , dalle migrazioni (la cui andata nella terra promessa non esclude, per i figli, un ritorno nella patria dei padri da cui erano partiti alla ricerca di fortuna e ricchezze), dalla evocata plasticità di divinità orientali, di cui, eccheggia, qui, limmagine.
Nella complessità storica degli eventi, analizzati per circa un secolo e raccontati attraverso la voce dei protagonisti, e nellintreccio familiare che si dipana tra i due continenti europeo e americano, il nucleo tematico portante riguarda lemigrazione italiana nell Argentina degli anni Trenta. Epoca in cui il Paese sudamericano, allora al settimo posto nella classifica dei più ricchi, invocava braccianti forti da utilizzare nelle assolate pampas, nelle insidiose foreste che minacciano di invadere i centri abitati, nelle miniere e nelle fornaci, dove era consuetudinario un regime di sfruttamento e di sottomissione dei coloni e dei golondrinas, i lavoratori stagionali.
Penelopi rabbiose e invecchiate, le donne protagoniste, per la Pariani, di una storia personale e collettiva. Attendono invano, ma coraggiosamente (autrici di scelte durissime per mantenere la famiglia rimasta sulle loro spalle), mariti, fidanzati, fratelli, figli, partiti per la «Mèrica» per sfuggire alla fame. Seguono le sorti dei familiari caricando i pochi averi su un carretto per il viaggio della speranza oltreoceano. Rimangono gravide «sotto linferno del sole del mezzogiorno», rassegnandosi, per anni, per sempre
alla fuga delluomo quando «gli passa la fregola». E le speranze disilluse di queste donne paiono rispecchiare il destino (certo sognato, ricco di opportunità e di benessere, durante lattraversamento sul «barco» che le portava nel paese latinoamericano) di una nazione e di un popolo che, nel giro di qualche decennio, precipita, invece, nel baratro del golpe de estado e della dittatura, e che assiste impotente alla tragedia dei desaparecidos, prima, e nella contingente e gravissima crisi economica, poi.
Alla contrapposizione di due diversi momenti (la cui chiave di lettura appare sociale, politica ed economica insieme) si affianca una riflessione più profonda, che contempla una dimensione ulteriore e che pone il dilemma sul ruolo di Dio nel destino di queste donne e dei loro uomini. In principio, unalba, contraddistinta dalla «santità della luce», memoria di un tempo in cui «Dio ancora percorreva la terra con voce duccello
» intento a guardarci quando «la notte camminava sui tetti, leggero come se ballasse e si metteva a sbirciare dentro le case a studiare la gente». Poi, in certi momenti, un paventato allontanamento e un apparente abbandono, e luomo soffre, incarnando il «dolore di una creatura nata quando Dio voltava la testa dallaltra parte
» Ma spetta a Corazòn, tornata in Italia nei luoghi degli avi, non solo a chiudere il cerchio del percorso umano, ma a manifestare, anche, una sorta di ricomposizione spirituale perché «è venuta al mondo nel momento in cui alla radio suonavano un tango
e a Dio venne voglia di ballare una figura complicata».
A cura della Redazione Virtuale
Milano, 10 maggio 2003
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