RADICI CULTURALI E SPIRITUALI DELL'EUROPA, DEL FILOSOFO GIOVANNI REALE, È UN'OPERA CHE SODDISFA L'ESIGENZA DI RIFLETTERE SULL'EVOLUZIONE INTELLETTUALE EUROPEA

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Radici culturali e spirituali dell'Europa (2003)


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Giovanni Reale, Radici culturali e spirituali dell'Europa
Raffaello Cortina Editore, Milano 2003
Scienza e idee, 183 pp.
Euro 18,50

adici culturali e spirituali dell’Europa è un'opera che soddisfa l'esigenza di riflettere sull’evoluzione intellettuale che ha fin qui guidato il cammino di un discreto numero di popoli e nazioni, in un territorio non precisamente delimitato, circoscritto approssimativamente ai confini geografici dell’Europa.

L’indeterminatezza, implicita nel concetto di Europa come entità meta-politica, ovvero legata da valori etici, è dovuta proprio alla difficoltà di collegare la diffusione, nel tempo, di certi fattori culturali e morali, a territori e a popoli precisi e stabiliti. Nelle parole di Ionesco: «La cultura unisce gli uomini, la politica li separa».

Più che al concetto di “confine”, la superficie dell'Unione Europea si “aggiusta” lungo un limite ideologico (limes) che delinea la distinzione nel valore attribuito all’essere umano. Ieri corrispondeva alla cortina di ferro, oggi rappresenta il confine tra il Nord e il Sud del mondo, sebbene, in questa prospettiva, ci sembra che un confine importante si erga, sempre più incombente, anche lungo la dorsale atlantica.

Ripercorrendo la storia del pensiero occidentale, Giovanni Reale identifica un pugno di fondamenti senza cui l’Europa non avrebbe mai potuto svilupparsi quale appare oggi.

In primis la cultura greca, «forma mentis teoretica da cui è sorta la filosofia e dalla quale sono scaturite anche le prime forme di scienza». In secondo luogo, connesso con il primo, la «scoperta dell’uomo come psyche, intesa come capacità di intendere e di volere». Terzo fondamento, il Cristianesimo, senza il quale «l’Europa non sarebbe pensabile».

Quarto fondamento, infine, il paradigma tecnico scientifico che, con l’età moderna, ha progressivamente animato l’idea di Europa. Come ha scritto Hans Georg Gadamer, «l’unica rivoluzione degna davvero di questo nome».

Nell’introduzione Giovanni Reale accenna ad alcuni concetti che, pur avendo contribuito a costruire l’idea di Europa, non ha considerato strettamente fondamentali e che non trovano posto nella sua trattazione: la romanità-latinità (per cui Giovanni Reale rimanda all'approfondimento che ne ha fatto Rémi Brague); Umanesimo e Rinascimento; la Riforma Protestante; Illuminismo e Rivoluzione francese.

A scapito della completezza della trattazione ne guadagna in fruibilità l’opera che, nonostante lo spessore dei contenuti, si legge velocemente e senza difficoltà e — grazie anche ai numerosi rimandi ad altri autori e alle abbondanti citazioni — raggiunge gli obbiettivi dichiarati dal filosofo, per concorrere alla formazione nel lettore di una coscienza culturale e spirituale di uomo europeo.

Quanto ai valori del Cristianesimo, Giovanni Reale non nasconde la propria insoddisfazione per l'esclusione di ogni riferimento dal preambolo della Costituzione dell’Unione Europea. Ciò ha notoriamente costituito un motivo di contrapposizione nella commissione incaricata, e ha imposto ai delegati un impegno straordinario per riuscire a perfezionare un difficile compromesso.

A sostegno delle sue ragioni, il filosofo ci porta a riesaminare la nozione di psyche, che per i greci aveva condotto a concepire l’uomo come persona racchiusa però in un corpo, che Platone assimila ad una prigione, una tomba, chiamandolo persino «fonte di tutti i mali». Solo con il Cristianesimo il corpo assurge a «tempio dello spirito» e persino obbiettivo dello stesso Dio, se per lui Dio si è fatto uomo.

La nozione di individuo priva l’uomo della personalità. L’individuo è estraneo a tutti gli altri individui, il che ha portato Max Scheler a suggerire: «[…] l’autorità coercitiva non è sufficiente a mantenere la società come unità, c’è bisogno della comunità, e la comunità comporta negli individui un sentimento vissuto di solidarietà e di amore».

L'autore invita a risolvere lo sconcerto, con l'assunzione di un'atteggiamento assertivo, consapevole e, soprattutto, cosciente: «[…] ciò che nella carta della costituzione d’Europa non può venir detto […] dovrebbe essere integrato e rafforzato a opera del “cittadino europeo”, senza la cui azione l’Europa rischia di rimanere un nome vuoto, cui non corrisponde alcun oggetto».

«Oggi più che mai — è la conclusione di Giovanni Reale — emerge la profondità dell’intuizione Platonica: lo Stato non è se non un'immagine rispecchiata e ingrandita dell’immagine dell’uomo, in quanto il vero Stato viene costruito in primis et ante omnia nell’interiorità dell’uomo e nella sua anima. La “casa europea” non può dunque essere costruita in maniera adeguata se non viene costruita nell’anima stessa dell’“uomo europeo”. In altri termini, la “casa europea” non può sussistere se non è e non si sente “europeo” colui che la abita».

Milano, 10 settembre 2004
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