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MARIA TERESA QUARANTELLI POLLAROLO CON RITORNO A CASA COSTRUISCE UN LIBRO DI FINZIONE MASCHERANDOLO COME LIBRO DI MEMORIE

Ritorno a casa (2003)



Maria Teresa Quarantelli Pollarolo, Ritorno a casa
Lindau, 2003
245 pp., ril.
Euro 16,00

La storia recente è disseminata di guerre. Nello stesso tempo, la dimensione quotidiana si dispiega fra amori sfortunati, malattie e rotture di rapporti. Alle porte dell’estate in un piccolo paesino del Monferrato arrivano i componenti della famiglia Gasparolo per trascorrervi le vacanze. Siamo nell’anno 1939 e nell’aria c’è l’odore di polvere da sparo. In tale scenario, si muovono le ombre nel ricordo autobiografico dell’esordiente Maria Teresa Quarantelli Pollarolo.

Leggendo il prologo di Ritorno a casa (Lindau) è lecito pensare che siamo davanti al solito libro di memorie. Magari abbellito da qualche immagine geniale e da un paio di parole desuete, poesia iniziale compresa. Ma ogni cosa comincia ad avere un senso giunti al terzo capitolo, quando si intravede la struttura complessiva del romanzo. La voce narrante, confondendosi con altri punti di vista, costruisce una narrazione corale molto piacevole. Di conseguenza, uno o più capitoli sono consegnati alla voce del potenziale protagonista di una storia tenuta insieme da legami sottili. Non esistono dialoghi, infatti, ma solo tanti monologhi funzionali alla parte centrale, quella della dichiarazione di guerra.

Memorabile è la figura di Citta, capofamiglia dolce e autoritario, insieme a Jolanda, la classica ragazza borghese alla ricerca di un marito. Su tutti, però, prevalgano i ragazzi definiti bonariamente come “delinquenti” e sarcasticamente sbeffeggiati per i loro intrattenimenti “intelettuali”. Spesso l’autrice evidenza la distanza fra il passato e il presente, come in questo stupendo attacco:

«Saliamo ora insieme le scale di pietra arenaria della casa che ormai conosciamo un poco, passiamo davanti a due bambocci di terracotta lucidi di cera che, con inalterata pazienza, da anni affrontano la curiosità dei visitatori… e inoltriamoci nel vestibolo chiaro senza timore di essere indiscreti. I nostri personaggi sono soltanto care ombre. In realtà qualcuno non c’è più, qualcun altro, dopo tanti anni, non si riconoscerebbe affatto. Ma le ombre hanno preso corpo, sono tornate vive e giovani, ben note.»

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 16 gennaio 2004
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