| NARRATIVA | POESIA | SAGGISTICA | DOSSIER | INTERVISTE |
LA RIVOLUZIONE LIBERALE DI PIETRO GOBETTI È UNO DEI TESTI LETTERARI E POLITICI PIÛ PREGNANTI DELLA CULTURA ITALIANA |
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La rivoluzione liberale (1924) |
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Lidea originaria è quella di una raccolta di articoli, poi Gobetti giungerà, su sollecitazione di Rodolfo Mondolfo, allelaborazione di un progetto unitario, «un libro di teoria liberale, pensato e scritto secondo un piano organico», come scrive lo stesso Gobetti nella Nota conclusiva alla prima edizione. Il libro primo, Leredità del Risorgimento, è un esame critico della tradizione politica italiana e costituisce una rielaborazione del Manifesto con cui era inziata la pubblicazione della rivista «La Rivoluzione liberale» e precedenti testi in massima parte raccolti sotto il titolo Motivi di storia italiana. Il secondo libro, La lotta politica in Italia, ed il terzo, Critica liberale, sono dedicati allanalisi del presente, con la rassegna delle forze in campo e lapprofondimento delle principali questioni politiche; il sistema elettorale, la riforma della scuola, i rapporti Stato-Chiesa e Lavoro-Capitale, la politica economica e fiscale, la politica estera. Il quarto ed ultimo libro, infine, è dedicato al fascismo ed alle ragioni della sua nascita e del suo successo. Il saggio nasce, lo si è detto, da una idea iniziale di raccogliere ed ordinare gli articoli di contenuto politico. Lattività principale di Piero Gobetti fu, infatti, giornalistica. Quando appare nel 1918 il primo numero della rivista «Energie Nuove», egli ha solo diciassette anni. Insieme a molte altre che fioriscono in quel periodo, espressione di gruppi giovanili e combattenti, ha come riferimento l«Unità» dello storico molfettese Gaetano Salvemini ed il fermento giovanile nazionale suscitato dalle sue battaglie riformiste. Nel 1922 nasce «La Rivoluzione liberale», con lesplicito intento di sintetizzare i temi filosofico-letterari della «Voce» di Prezzolini con quelli storico-politici di Salvemini. Sono gli anni della collaborazione con l«Ordine Nuovo» di Antonio Gramsci e molti hanno ritenuto che la nuova rivista risentisse troppo della vicinanza con i primi movimenti rivoluzionari della Torino operaia. Con il fascismo si rompe il legame con Prezzolini. Gobetti considera adesso la lotta anti-fascista il motore della rivista, la quale, di conseguenza, entra in crisi. Nel 1924 dà vita così ad unaltra iniziativa editoriale, «Il Baretti», quale palestra di riserva, meno impegnata politicamente de «La Rivoluzione liberale». Ma ormai lItalia è caduta nella notte del regime. I colpi dei sequestri diventano sempre più duri e serrati. Arriva persino lingiunzione prefettizia a far cessare qualsiasi attività editoriale e pubblicistica. «La Rivoluzione liberale» pubblica il suo ultimo numero nel novembre del 1925. Alla fine dellanno successivo Gobetti prende la decisione dellesilio. Molto malato si spegnerà due giorni dopo larrivo a Parigi, alletà di venticinque anni. Attraverso lanalisi critica della lotta politica in Italia, cogliendo la grande novità della forza popolare del movimento socialista e comunista, e partendo dallidea del processo risorgimentale ancora da realizzare compiutamente, Gobetti sviluppa la teoria sulla formazione di una «classe politica che abbia chiara la coscienza delle sue tradizioni storiche e delle esigenze sociali nascenti dalla partecipazione del popolo alla vita dello Stato». Egli è convinto che non può formarsi Stato moderno senza il contributo delle masse operaie e contadine che si stanno affacciando sul proscenio della storia, ma queste vanno fatte incontrare con le energie migliori della società liberale, gli imprenditori illuminati, i risparmiatori. Questa è la Rivoluzione liberale, concetto, in verità, non molto diverso da quello di blocco storico elaborato da Antonio Gramsci. Lintento di Gobetti è di creare «un luogo di richiamo e un programma di lavoro». «Se ci chiedono dei simboli: Cattaneo invece di Gioberti, Marx invece di Mazzini». Eppure fortissima è leco delleredità mazziniana dellimpegno politico quale religione civile, mentre il riferimento a Marx rappresenta forse il punto più critico, nel riferirsi astrattamente e schematicamente a forze ed azioni sociali. Vivida è, invece, stata la sua capacità di porre la questione irrisolta della selezione di una classe dirigente post-unitaria, popolare e nazionale, capace di porsi con maturità il problema del governo. E poi cè lanalisi del fascismo che rappresenta il primo - peraltro in "presa diretta" - e serio tentativo di comprensione del fenomeno sociale e storico. Il paragrafo, Lelogio della ghigliottina, infatti, in maniera lucida e con una incredibile profondità di analisi, coglie prima di tutti il carattere istintuale e metafisico, più che ideologico, del fascismo, traducendolo così come autobiografia della nazione, e principalmente come rivoluzione del ceto medio. Il pensiero di Gobetti ancora oggi offre campo per dispute storico-politiche a dimostrazione, daltro canto, della sua attualità storica. Grande merito, comunque, va riconosciuto a coloro che cercarono di rinnovarne memoria ed insegnamento: il movimento di Giustizia e Libertà sul piano politico, lopera di Carlo Rosselli e del filosofo Norberto Bobbio, sul piano della riflessione filosofica. A cura della Redazione Virtuale Milano, 5 settembre 2005 |
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I commenti dei lettori
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