Ne Il romanzo di Ferrara Giorgio Bassani provvide a riunire i romanzi e i racconti di un’intera vita di passione letteraria. Un messaggio per l'Europa.

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Il romanzo di Ferrara


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Giorgio Bassani, Il romanzo di Ferrara
Mondadori, Oscar Narrativa, 1998
pp. 1024, Euro 49,00

«In questo libro c’è il mio messaggio all’Europa, il senso profondo del mio impegno morale e civile»
(Giorgio Bassani)

uest’opera, composita e coesa nello stesso tempo, venne realizzata da Giorgio Bassani nel corso di oltre quarant’anni: lui stesso, nel 1974, provvide a riunire sotto un unico titolo i romanzi e i racconti, frutto di un’intera vita di passione letteraria. Non si sarebbe potuto dare titolo più adeguato e illuminante di questo. Proprio Ferrara è la vera protagonista, il filo sottile, ma fortissimo, che lega tra di loro questi libri. Una Ferrara reale, storicamente connotata (si pensi solo a Il Giardino dei Finzi Contini), riconoscibile nella rappresentazione delle sue vie ordinate e della sua raccolta eleganza, ma anche una Ferrara simbolica, segno di una condizione esistenziale e di un modo particolare di vivere la storia: la stessa Ferrara che affiora in certi quadri di De Chirico.

l tema della memoria, tanto caro a Bassani, trova qui vari luoghi e modi di espressione, in una scrittura che sembra volersi aggrappare alle cose per non farle affogare nella nebbia della dimenticanza: ma non c’è un vero sviluppo, in questo che solo impropriamente può definirsi “romanzo”. Non si avverte il senso della storia che scorre, apportatrice di cambiamenti e di crisi: situazioni, atmosfere e stati d’animo si ripresentano con ostinata ineluttabilità e, se c’è uno scarto temporale tra le varie opere della macro-struttura narrativa (alcuni romanzi si svolgono prima della guerra, altri negli anni Cinquanta), è solo per ribadire la statica immutabilità della condizione umana, estraniata e condannata alla solitudine.

Eppure c’è un modo di reagire, una scelta che, se non porta alla salvezza, può almeno dare un senso alla sconfitta: è il recupero della memoria, rifiutando la strada facile dell’inconsapevolezza e della vacua accettazione del nuovo, che camuffa i dolori e le colpe del passato dietro veloci semplificazioni. In questo senso è paradigmatica l’esperienza della comunità ebraica, chiamata in ogni istante a resistere alla tentazione dell’oblio, che potrebbe sembrare la via più accessibile ed immediata per ricominciare a vivere: come ha notato Ferroni, «nella tragedia degli ebrei ferraresi, emerge in maniera più lacerante la tragedia degli individui rimasti soli in mezzo agli altri, a testimoniare spesso in silenzio il sopravvivere di una dignità umana e sentimentale, assolutamente indifesa davanti al meccanismo rovinoso che domina la vita sociale e la scena del mondo» .

Cinque storie ferraresi, già pubblicato autonomamente nel 1956, è il primo libro de Il Romanzo di Ferrara, dove prende il nuovo titolo Dentro le mura; somma di cinque racconti (Lidia Mantovani, La passeggiata prima di cena, Una lapide in via Mazzini, Gli ultimi anni di Clelia Trotti, Una notte del ’43), l’opera mette in scena personaggi dall’umanità semplicissima e umile, ma di singolare intensità nel loro modo di vivere una quotidianità immersa suo malgrado nel flusso della storia. La medesima intensità si ritrova anche nel protagonista de Gli Occhiali d’oro, romanzo breve scritto in prima persona, che narra della vicenda di Athos Fatigati, medico di successo nella Ferrara degli anni Trenta, condotto all’emarginazione e al suicidio dalla sua condizione di omosessuale.

Assiste a questa tragedia un giovane personaggio, nel quale Bassani mette molto di se stesso e che, pur nel suo coinvolgimento umano ed emotivo, mai riesce a creare un vero dialogo con il protagonista. E l’elemento autobiografico ritorna ne Il Giardino dei Finzi Contini, il romanzo più celebre della raccolta, incentrato sulle sorti di una ricca famiglia ebraica, spazzata via dalla follia delle persecuzioni razziali: ancora una volta, l’io narrante si pone ai margini, nella veste di un giovane di origini modeste, innamorato senza speranza della bellissima Micol Finzi Contini.

Altra opera significativa del ciclo è L’airone, scabra cronaca di una giornata di caccia nella bassa padana, un paesaggio monotono e lugubre che allude in ogni suo elemento all’epilogo della narrazione, il suicidio del protagonista. E la pesantezza del vivere, il cammino a ritroso nella memoria, il vuoto inspiegabile del presente, ritornano anche nelle altre due opere de Il Romanzo di Ferrara, Dietro la porta e L’odore del fieno, a ulteriore riprova che per Bassani lo scrivere è rimasto l’unico gesto ancora carico di senso, l’unica arma possibile contro l’inarrestabile senso di perdita che minaccia l’esistenza umana.

Come rileva Carl Wilhelm Macke (Giorgio Bassani, la Germania e l'Europa, L’Addizione Verde: civiltà e barbarie viste dal Delta del Po), Giorgio Bassani considerava che ne Il romanzo di Ferrara sia contenuta tutta la sua eredità letteraria ed etica «Lo spirito insieme ebraico e cristiano è ben presente nel mio Romanzo di Ferrara… In questo libro c’è il mio messaggio all’Europa, il senso profondo del mio impegno morale e civile».

A cura della Redazione Virtuale

Milano 14 febbraio 2002
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