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LA ROSSA E IL NERO, GIALLO STORICO-ARCHEOLOGICO BASATO SULLE ESPERIENZE DI CARMEN COVITO IN SIRIA

La rossa e il nero (2002)



Carmen Covito, La rossa e il nero
Mondadori, 2002
Scrittori italiani e stranieri, 286 pp.
Euro 15,20

È il mondo dell’archeologia, descritto con sapienza di particolari, efficacia ed ironia, lo sfondo sul quale si innestano gli intrecci del quinto romanzo di Carmen Covito, La rossa e il nero.

La protagonista, Cettina Schwarz, una napoletana svizzera, reduce da un divorzio, senza un’occupazione fissa e con una vita alquanto anonima, partecipa come fotografa ad una spedizione archeologica a Tell Mabruk, organizzata dall’Università di Parma, entrando in un mondo emozionante e pieno di fascino che la cambia completamente. Quando giunge in Medio Oriente, un’indigena le colora i capelli di rosso con l’henné, e Cettina da scialba biondina, impacciata e insicura, diventa una donna passionale, viva e risoluta, impegnata a svelare un mistero che comincia ad Aleppo, nella sua stanza d’albergo.

È lì che ritrova una lettera in cui una signora inglese scrive di amore, soldi ed intrighi. Cettina non mostra particolare interesse per l’avvenimento, dimenticandolo ben presto, perché attratta dal suo lavoro e dal fascino degli ambienti esotici. Tell Mabruk si rivela una straordinaria avventura: bisogna riportare alla luce una città del secondo millennio a. C. prima che la costruzione di una diga la sommerga completamente.

Cettina sperimenta qui il vortice della passione sentimentale, innamorandosi del siriano Ahmad, condirettore degli scavi, i cui sguardi la accendono ma non fino al punto da farle dimenticare i dolori del matrimonio fallito; così anche l’amore, pena il suo completo dissolvimento, deve essere riportato alla luce. Imprevisti, intrighi, conflitti accademici, e geniali invenzioni accompagnano il lettore fino all’immancabile e sorprendente colpo di scena finale, degna conclusione di un romanzo sapientemente costruito.

La rossa e il nero è caratterizzato da una pluralità di scritture, riscontrabile nei molti registri stilistici utilizzati dalla Covito che, senza incertezze, alterna lo stile epistolare alla prosa giornalistica, la poesia alle pagine di diario, strizzando l’occhio ai nuovi linguaggi ed alle recenti forme di rappresentazione grafica, coniugando il tutto in una felice operazione di ascendenza joyceiana. Il tono della scrittura è agevole, decisamente brillante; l’autrice sfodera un’ironia irresistibile, intelligente, scevra da complicazioni afasiche, sempre presente fin dalle pagine d’apertura del romanzo, e che divertirà il lettore sia quando si tratterà di raccontare gli intrecci della spedizione sia quando la descrizione si soffermerà sulla sacralità dell’archeologia.

Carmen Covito maneggia la materia con competenza invidiabile, guadagnando al romanzo originalità, al di là della collocazione, all’interno di un filone — quello storico-archeologico — abbastanza praticata dalla letteratura contemporanea. La particolarità risiede nella realistica ambientazione, in un cantiere archeologico vivo e pulsante, dove l’autrice sfoggia una conoscenza di prima mano, frutto di studi e osservazione. Per non parlare degli aspetti gergali, gerarchici, scientifici, psicologici e prettamente tecnici di questo mondo particolare. La Covito si è immersa in una sorta di piacevole printing archeologico, ottenendo la necessaria competenza in materia, non solo attraverso le letture, ma anche con due viaggi in Siria, uno nel 1998 a Tell Shiouk Fawqani, e l’altro nel 2000 a Qatna, entrambi i luoghi sedi naturalmente di missioni archeologiche. Tell Mabruk è sì un’ambientazione immaginaria ma le sue fondamenta affondano nella realtà concreta, presupposto creativo indispensabile.

Sebbene la trama del libro si discosti sotto molti aspetti dal modello del tipico giallo alla Agatha Christie, Carmen Covito mostra di aver riservato durante la gestazione della sua opera una particolare attenzione alla biografia della scrittrice inglese, che fu sposata in seconde nozze a un archeologo che seguiva come fotografa durante le spedizioni. In omaggio a questa passione della regina del giallo, la napoletana svizzera, protagonista del romanzo, è proprio una fotografa.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 31 marzo 2003
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I commenti dei lettori

Gabriele Macorini, Milano, 1/07/'04

Non commento questo libro, ma l'opera con cui l'autrice ha debuttato, ossia LA BRUTTINA STAGIONATA: il libro ti coinvolge, ma alla fin fine sono sempre cose dette e stradette e straripetute... infatti, dopo poche pagine ho terminato il libro. Lo consiglio a chi vuole divertirsi, ma non a chi vuole pensare leggendo.



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