Saggio sulle classi sociali di Sylos Labini è un ritratto della società italiana nella prospettiva storica del Novecento

ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE


Saggio sulle classi sociali (1974)


AUTORI A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z

OPERE A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z



Paolo Sylos-Labini, Saggio sulle classi sociali
Laterza, 1988
pp.212, Euro 7,74

economista, non diversamente dal sociologo, studia la società della quale fa parte: egli non è estraneo all’oggetto del suo studio nel senso particolare in cui si può affermare che lo sia il cultore di scienze naturali. [...] Se lo studioso non può sperare di essere rigorosamente obiettivo (ciò che è impossibile), può e deve tuttavia sforzarsi di essere intellettualmente onesto, ossia può e deve cercare di vedere tutti gli aspetti di un determinato problema, anche gli aspetti per lui sgradevoli, e non solo quelli che sono conformi alla sua ideologia o utili per la sua parte politica». Così Paolo Sylos-Labini nell’introduzione del suo Saggio sulle classi sociali (1974).

Non stupisce che partendo da un presupposto tanto impegnativo il Saggio sia stato accolto favorevolmente e con estremo interesse sia a destra che a sinistra dell’«arco costituzionale» (formula che escludeva allora l’estrema destra parlamentare). Il suo pregio, a parte una prosa scorrevole e precisa, è proprio quello di aver costruito un’immagine dell’Italia, se non obbiettiva, almeno equilibrata, in cui tutte le parti (pur avanzando pubblicamente numerosi “distinguo”), si potevano intimamente riconoscere.

Saggio sulle classi sociali è un ritratto della società italiana nella prospettiva storica del Novecento. Apparve in un momento in cui le tensioni economiche e politiche rischiarono di lacerare il tessuto civile italiano. Soprattutto il lavoro di Sylos-Labini è apprezzabile per lo sforzo di analizzare e definire l’universo variegato e inquieto – a cui appartengono le “classi medie” – che va col nome di «piccola borghesia». Infatti, se la classe operaia è stata spesso oggetto di studio, dal Capitale di Karl Marx in poi, pochi si sono preoccupati di approfondire la conoscenza di questa «quasi classe sociale», a cui va riconosciuta una costante centralità nelle avventure e sventure storiche del Bel Paese.

Nel momento in cui si accinge a scrivere il suo saggio, Sylos-Labini, come buona parte dei suoi connazionali, ha una precisa coscienza dei malanni che affliggono il Paese. All’inizio degli anni ‘70, gli italiani percepiscono la “cosa pubblica” con un senso di crescente malessere. Il sistema Italia si trova in una posizione di scarsa concorrenzialità economica e di assoluta subalternità politica sullo scacchiere internazionale. Oggi sappiamo che a causa della sua delicata posizione geopolitica, l’Italia era anche teatro di scontro tra forze contrastanti su entrambi gli assi: Nord-Sud e Est-Ovest. (Giovanni Pellegrino, Giovanni Fasanella e Claudio Sestieri, Segreto di Stato, La verità da Gladio al caso Moro, Gli struzzi, Torino, Einaudi, 2000)).

Servendosi degli strumenti tipici del suo lavoro di economista e sociologo, confrontando i dati statistici relativi al nostro paese con quelli di altri paesi europei, Sylos-Labini mette scientificamente in evidenza quello che è sotto gli occhi di tutti. Un’esacerbata conflittualità sociale che rischia di portare il paese verso la guerra civile e un’organizzazione burocratica «ipertrofica», da addebitarsi soprattutto al meccanismo clientelare, che lo sprofonda nell’inefficienza.

Partendo da un’analisi della distribuzione del reddito, «importante non per il suo livello, ma per il modo in cui si ottiene», Sylos-Labini giunge a formulare una suddivisione delle classi sociali in tre gruppi:

«I) Borghesia vera e propria: grandi proprietari di fondi rustici e urbani (rendite); imprenditori e alti dirigenti di società per azioni (profitti e rendite misti che contengono elevate quote di profitto); professionisti autonomi (redditi misti, con caratteri di redditi di monopolio).

IIa) Piccola borghesia impiegatizia (stipendi).

IIb) Piccola borghesia relativamente autonoma (redditi misti: coltivatori diretti, artigiani (inclusi i piccoi professionisti), commercianti.

IIc) Piccola borghesia: categorie particolari (militari religiosi ed altri) (stipendi).

IIIa) Classe operaia

IIIb) Sottoproletariato»

Il fenomeno più rilevante che emerge dall’analisi è «il fortissimo aumento della piccola borghesia impiegatizia e commerciale: da meno di un milione su 16 milioni di occupati al principio del secolo [ventesimo] ad oltre 5 milioni su 19 milioni di occupati.», in condizione di relativa stabilità tra le altre classi.

Questo aumento straordinario, questa espansione «patologicamente rapida» è da ascriversi a tre motivi principali: lo sviluppo dimensionale e quindi la burocratizzazione di molte imprese private che, venutesi a trovare in difficoltà, sono state assorbite dalla Pubblica Amministrazione; la creazione e l’allargamento di numerosi uffici preposti alla distribuzione dei finanziamenti pubblici; l’inserimento clientelare nella burocrazia centrale o locale di un certo numero di diplomati o laureati.

Il contrasto fra Nord e Sud, nel Saggio costituisce il più grave problema nazionale. Le caratteristiche economico-sociali del Mezzogiorno sono, in sintesi: «esodo agrario in parte patologico, ipotrofia dell’industria moderna, ipertrofia del pubblico impiego». Una condizione che favorisce le posizioni della conservazione e del clientelismo, «che diventa mafia quando assume connotati criminali», specialmente riferita alla forte espansione dei ceti medi impiegatizi e professionali.

L’«espansione patologica della burocrazia» vive momenti particolarmente acuti ogni qual volta gli interessi della borghesia vera e propria si scontrano con le rivendicazioni della classe operaia, perché in questi frangenti la borghesia manovra in modo di assicurarsi l’appoggio delle classi medie.

«La piccola borghesia - i ceti medi - non sono propriamente una classe: si può parlare al massimo di una quasi solidarietà di fondo (per ragioni economiche e culturali), ma che è suddivisa in tanti e tanti gruppi, con interessi economici diversi e spesso contrastanti, con diversi tipi di cultura e con diversi livelli di quella che si potrebbe chiamare moralità civile.»

Per Sylos-Labini, gli strati civilmente più solidi della piccola borghesia vanno cercati fra quelli estremi, di formazione più antica o più recente, che portano in sè, da passare alle nuove generazioni, valori «austeri»: quelli consolidati della tradizione borghese o quelli della tradizione contadina e operaia. Tra questi due estremi, capaci di distinguersi per comportamenti esemplari, allignano gli individui peggiori, i «topi nel formaggio», disposti a tutto nella scalata al benessere.

L’arrivismo e la superficialità culturale giustificano spesso gli spostamenti radicali di costoro, dall’estrema sinistra all’estrema destra. Il campione storico più autorevole di questo tipo di migrazione fu Benito Mussolini, «rappresentante caratteristico di certi strati della piccola borghesia provinciale».

Dall’analisi condotta da Sylos-Labini sulle cause all’origine dell’avvento del fascismo, il tessuto costituito dalla piccola borghesia si rivela un liquido di coltura ideale. La crisi economica internazionale, la fallita riconversione industriale, la contrapposizione diretta tra classe operaia e ceti medi portarono all’alleanza tra «grande borghesia terriera; finanziaria e industriale e larghe sezioni della piccola borghesia (impiegati pubblici e privati, liberi professionisti, piccoli commercianti)».

In questa alleanza la responsabilità principale va attribuita alla grande borghesia, ma «l’iniziativa di organizzare il Partito Fascista partì, anche cronologicamente (1919-1921), da piccoli e medi borghesi e solo in un secondo tempo la grande borghesia intervenne con il suo aiuto finanziario e politico.»

La conclusione di Sylos-Labini è che oggi (1974) la grande borghesia non vuole il fascismo, espresso dagli «strati più retrivi della piccola borghesia e appoggiato da alcue sezioni dei poteri costituiti (...) tuttavia esiste pur sempre il pericolo di un peggioramento della situazione economica e di un aumento delle tensioni sociali, tensioni che potrebbero venire aggravate da errori di tattica e di strategia dei sindacati e dei partiti di sinistra.»

Sul versante opposto del quadrante politico, «un’alleanza di strati (pure ampi, ma in larga misura diversi) della piccola borghesia con coloro che gestiscono gl’interessi della classe operaia può dar luogo a politiche di tipo laburista e, comunque, può consentire riforme anche radicali.».

Ma quali sono gli strati della piccola borghesia su cui si può fare maggiore affidamento? Per Sylos-Labini, come per Gramsci e per Croce i gruppi su cui si può contare sono costituiti dagli intellettuali e dagli scenziati (tecnici e specialisti), che possiedono un grado di cultura critica e di libertà di scelta superiore alla media. Nella seconda parte del suo trattato, Sylos-Labini descrive metodicamente, affrontando il tema da prospettive diverse, fino a formare un quadro completo, gli anni più tormentati della recente storia del nostro paese, attraverso gli scontri, le alleanze, le politiche, gli equilibri delle forze sociali più attivamente coinvolte e anche di quelle passivamente influenzate e condizionate verso gli interessi di questa o di quella parte politica.

Nonostante il tempo abbiano reso inattuale il castello di dati statistici a supporto delle sue argomentazioni, il Saggio sulle classi sociali rimane, dal punto di vista storico e metodologico, una lettura avvincente e interessante anche agli occhi smaliziati del lettore odierno; un’opera attraverso la cui lettura ciascuno può guadagnare una maggiore consapevolezza di se stesso, della propria collocazione nella società e della propria funzione civile.

Milano 15 novembre 2001

© Copyright 2000-2001 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net





Novità in libreria...




Per consultare i più recenti commenti inviati dai lettori
o inviarne di nuovi sulla figura e sull'opera di
Paolo Sylos Labini

|
|
|
|
|
|
|
I quesiti
dei lettori




I commenti dei lettori


I nuovi commenti dei lettori vengono ora visualizzati in una nuova pagina!!



http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Lun, 9 ott 2006

Autori | Opere | Narrativa | Poesia | Saggi | Arte | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy