Laura Pariani, La Signora dei porci
Rizzoli, 1999
La scala, pp. 253
Euro 13,94
mmagini di una cinquecentesca brughiera in cui si muovono personaggi umili che coralmente raccontano una storia. Quella di Giacuma, madre bambina annegatasi nellacquitrino poco dopo il parto e delle donne del contado, che lInquisizione processa per aver fatto maleficio alluomo accusato di averne provocato la morte.
Anche La signora dei porci con un linguaggio non di immediato approccio per lintercalare continuo di lombardismi, punta i riflettori sugli esclusi dalla storia per ridare loro voce, e potenzia la forza evocatrice delle immagini di cui la Pariani dissemina le pagine e da cui, forse, si aspetta una spiegazione plausibile degli eventi accaduti. Sono infatti gli affreschi dei pittori da bottega a concentrare le energie espressive, ma anche le cieche forze della natura che si scatenano intorno ai protagonisti-cronisti di una vicenda che si dipana in un decennio della seconda metà del Cinquecento. E sono le immagini ad emanare capacità consolatorie a cui le donne si rivolgono per trarne consiglio e aiuto, come avviene per leffigie della Signora della Prea-crùa, una «pietra nereggiante, alta che richiama la forma di una grande lacrima perché racchiude tutto il piangere che noialtre donne spandiamo sulle nostre miserie».
Sono molte le miserie di donne (e uomini) nell aspro racconto di una condizione esistenziale difficile a causa di inqui balzelli, durezza del lavoro nei campi e nelle stalle e delle condizioni climatiche, premature ed infinite morti infantili, risorse alimentari insufficienti, condizioni igieniche pessime, malattie a profusione
Anche se in qualche modo il riscatto contro le ingiustizie che si concretizza nel vendicare la morte di Giacuma e che è duramente pagato da tre generazioni di donne imprigionate, è affidato al genere femminile.
A cura della Redazione Virtuale
Milano, 16 ottobre 2003
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