Romanzo storico ma anche bildungsroman, Sostiene Pereira, è ambientato a Lisbona nel 1934,

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Sostiene Pereira (1993)


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Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira
Feltrinelli, 1997
pp. 216 Euro 6,71

uò essere considerato un romanzo storico ed è uno dei testi più importanti della letteratura contemporanea. La semplicità con cui si legge Sostiene Pereira e l’impegno sociale del tema in esso trattato suggeriscono un paragone con alcune opere del Neorealismo italiano.

Il sintagma «Sostiene Pereira», ripetuto in ogni pagina del romanzo, serve a far sì che il lettore concentri la sua attenzione su quello che Tabucchi considera «un personaggio in cerca di autore». Pereira si discosta dai topoi dell’eroe romantico in lotta contro il mondo e dalla figura del partigiano che combatte per la liberazione del proprio paese dalle dittature. Con questo non si vuole affermare l'estraneità di questo libro alla letteratura precedente: in Pereira si riscontra il fare tipico dell’eroe che tende alla libertà del suo popolo, arrivando a schierarsi contro l’ordine costituito: Avverrà nella parte finale dell’opera e precisamente nel momento in cui Pereira, vecchio, stanco e quasi rassegnato, scoprirà nuovamente il piacere di battersi per un ideale.

La trama del romanzo, ambientato a Lisbona nel 1934, durante la dittatura di Salazar e alla vigilia di uno dei più grandi disastri della storia. Pereira è solo «un oscuro direttore della pagina culturale di un modesto giornale del pomeriggio», il «Lisboa». È un vedovo, grasso e attempato. In seguito alla lettura di un saggio sulla morte, conosce un ragazzo, Francesco Monteiro Rossi, scrittore di necrologi che accompagnano la scomparsa di eminenti personalità della cultura portoghese. I coccodrilli che il giovane redige tuttavia non possono essere pubblicati, intrisi come sono di teorie socialiste e anarchiche, per il rischio di incorrere nella censura del regime.

Altro personaggio di fondamentale rilievo all’interno della vicenda pare essere Manuel, un cameriere del Cafè Orquidea presso cui il protagonista consuma solitamente il pasto abituale: omelette e limonata. In virtù di queste frequentazioni, Pereira riflette sul ruolo dell’intellettuale nella società, il quale non si deve limitare a denunciare i soprusi, ma agire attivamente per la loro estirpazione.

Durante il viaggio di ritorno da Coimbra, il giornalista conosce una donna ebrea e questo incontro non fa che rinforzare la necessità di impegnarsi attivamente; tesi condivisa dal dottor Cardoso, il medico di una clinica talassoterapica in cui Pereira è ricoverato. Egli propugna inoltre la tesi della confederazione delle anime e della compresenza di un io egemone che sovrasta gli altri. Monteiro Rossi morirà assassinato nella stessa abitazione di Pereira, suo temporaneo rifugio. La violenza di tale epilogo impressionerà così fortemente Pereira che egli sarà indotto, grazie anche alla spinta del suo medico curante, a denunciare l’uccisione e a pubblicare un articolo realista e crudo a riguardo.

Tabucchi ci informa che in portoghese «"pereira" significa "albero del pero", e come tutti i nomi degli alberi da frutto è un cognome di origine ebraica, così come in Italia i cognomi di origine ebraica sono nomi di città. Con questo volli subito rendere omaggio a un popolo che ha lasciato una grande traccia nella civiltà portoghese e che ha subito le grandi ingiustizie della storia». Pereira dunque discende da una famiglia che appartiene a un popolo contro cui si accanirono le grandi persecuzioni del passato. C’è in questo un ulteriore motivo di sofferenza e dolore, “compassione” per dirla con il Foscolo, verso coloro che professano una religione schiacciata dalla storia. Pereira è un cattolico, seppure corteggi l’eresia per la sua diffidenza nei confronti della resurrezione della carne: «Tutta la sua carne, quella ciccia che circondava la sua anima, ebbene, quella no, quella non sarebbe tornata a risorgere, e poi perché? Si chiedeva Pereira. Tutto quel lardo che lo accompagnava quotidianamente, il sudore, l’affanno a salire le scale, perché dovevano risorgere? No, non voleva credere nella resurrezione della carne». Pereira è l’emblema di una società che è caduta nel baratro e che da esso vuol risalire per alzare gli occhi al cielo e scrutare quel valore per cui molti uomini, dai primordi, hanno combattuto: la libertà. Un valore che la crisi della borghesia ha ucciso per spianare la strada ai grandi totalitarismi.

Sostiene Pereira può essere considerato un bildungsroman: il giornalista evolve nel suo pensare, conosce persone nuove e si butta a capofitto nella ricerca di valori cancellati assurdamente dalle dittature. A emergere è, inoltre, la concezione della letteratura secondo Pereira, il quale afferma: «non è facile fare del proprio meglio in un paese come questo, per una persona come me, […] io non sono Thomas Mann». A venire a galla è soprattutto la rassegnazione e la consapevolezza dell’impossibilità di mettere in atto qualsiasi forma di ribellione e di espressione della propria coscienza, così come una concretizzazione delle proprie scelte. C’è un’evoluzione che nell’avviarsi verso il finale: la letteratura non è più incompatibile con la storia, ma parte integrante di essa. Riferendosi a Monteiro Rossi e alla donna di cui egli è innamorato, Marta, Pereira spiega: «Se loro avessero ragione la mia vita non avrebbe senso, non avrebbe senso aver studiato lettere a Coimbra e aver sempre creduto che la letteratura fosse la cosa più importante del mondo, non avrebbe senso che io diriga la pagina culturale di questo giornale del pomeriggio dove non posso esprimere la mia opinione e devo pubblicare racconti dell’Ottocento francese, non avrebbe senso più niente, ed è di questo che sento il bisogno di pentirmi, come se io fossi un’altra persona e non il Pereira che ha sempre fatto il giornalista, come se io dovessi rinnegare qualcosa».

È tuttavia alla fine che il protagonista si rende conto della sua funzione nella società e dell’importante ruolo del giornalista e del suo anche modesto parere per compiere un processo di liberazione che nel Portogallo sarebbe iniziato soltanto nel 1968, con l'uscita di scena di Salazar, culminando con la Rivoluzione dei garofani, il 25 aprile 1974. E così, grazie anche agli altri personaggi, da Monteiro Rossi al dottor Cardoso, che Pereira comprende l’importanza del suo ruolo che consiste nel far coincidere le pagine della letteratura con le pagine della storia.

Come Berardo Viola di Fontamara, Pereira vuole denunciare le ingiustizie della vita: in questo, ancora, è possibile riconoscere il parallelo, il sottile legame con la letteratura Neorealista. Il linguaggio usato da Tabucchi è piuttosto semplice, caratterizzato da proposizioni eminentemente paratattiche che paiono ripetutamente ostacolate dal ricorrente «sostiene Pereira», al quale deve comunque riconoscersi il contributo a generare simpatia e affetto per un personaggio cui non si può non voler bene.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 20 dicembre 2001
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Massimo, Roma, 19/09/'04

Il libro piu' bello che ho mai letto in vita mia.Forse perche' sono appassionato di storia e questo e' un romanzo che parla molto di quel triste periodo che riguarda la dittatura portoghese,e sulla situazione europea su cio' che sarebbe scoppiato di li a poco.Mi piace pensare che noi possiamo sempre cambiare la nostra idea e opinione.Mi piace pensare che anke se siamo anziani,noi possiamo andare avanti e continuare a credere nelle nostre idee,senza diventare come Pereira,ma poi finendo come lui,che segue il suo ideale e il suo nuovo io.E' anke molto facile da leggere,lo consiglio a TUTTI!!

Carla Grassano, San Mauro Forte (Matera), 10/09/'04

Non sono un'abituaria della lettura e per caso,durante le vacanze,mi sono trovata a leggere questo romanzo che giudicherei stupendo per la facilità con la quale si legge, per l'interesse che suscita, per il contesto storico.....!consiglierei a tutti di leggerlo, mi ha aperto al mondo della lettura!!!

Pietro d'Anzi, Perugia, 29/08/'04

Non sono un lettore del libro, ma ho visto solo il film con Marcello Mastroianni. ...in fondo perché scrivo in una rubrica dedicata ai lettori del romanzo di Tabucchi? ...per dirla con Pereira, non avendo ancora trovato il sito adatto (il mio vero io?), per ora mi devo accontentare di stupidi compromessi.. ...inutile dire che in fondo il valore della letteratura, secondo me, è quello di far riflettere su accadimenti già avvenuti.... ..che ciò possa servire per condizionare in positivo anche quelli futuri? ..chi può veramente dirlo, ai posteri... la scommessa è

Martina Campi, Mornese (Al), 19/07/'04

Questo è il romanzo più bello che abbia mai letto, con ciò non voglio dire che non ne esistono di più belli...Ma ad ogni modo questo in particolare mi ha appassionato e coinvolto...è egualmente semplice quanto complesso...non si può definire...CIAO grosso

Giulia Tenaglia, Pescara, 28/06/'04

Finalmente un personaggio vero, non un eroe bello e dannato, ma un uomo cpmune tormentato dalle soffernze e da una vita priva di scopo e aspettative. Non mi stupirei di incontrare un Pereira per le scale rientrando a casa e salutarlo senza che ciò desti in me la minima emozione. Voglio dire che un personaggio del genere passa inosservato o, al massimo, genera compassione. E' importante scrivere di persone e non di eroi. Inoltre questo è uno di quei pochi libri che riesce a dire qualcosa di importante in modo semplice, senza ghirigori ed esercizi di stili che rendono il libro pesante e deeludente.

Simona (simomatta80@hotmail.com), 9/06/'04

Molto bello, semplice e coinvolgente. Affascinante la teoria della confederazione delle anime.

Alberto Leidi (alberto.leidi@virgilio.it), Ponte San Pietro (Bergamo), 16/05/'04

... "sostiene Pereira, sostiene Pereira"... ritornello martelante... Ma cosa sostiene veramente Pereira? Non nel senso di cosa riferisce (in questo verbale non si sa a chi: alla polizia politica che lo ha trovato? a un biografo postumo?), ma cosa sostiene, cosa tiene in vita Pereira, quest'uomo grasso, flacido, sudato che nell'afosa Lisbona sembra all'inizio nutrirsi solo di limonate zuccherate, frittate aromatiche, di letteratura e del ricordo afasico della moglie? Alla fine del persorso di ricoquesta della personalità, il graso Pereira abbandona la limonata, si beve un Porto alla salute del suo nuovo senso di vita, il gesto di ribellione che lo trasfornma da sterile cronista di pagine insificanti (a confronto di cosa gli succede intorno) a protagonista per un giorno della ribellione di una vita... Bel romanzo, semplice complesso, mi è piaciuto il tratteggiare lento della figura del protagonista e dei personaggi secondari: il dottor Cardoso (la stella polare dle cambiamento), Marta eMonteiro Rossi (quasi un'unica figura), Manuel (la finesra sul mondo...), la donna ebrea sul teno... L'ideale per la riscoperta del sentimento civile nella consapevolezza del proprio piccolo io...

Katerina (cartolina@yandex.ru), Mosca, 11/04/'04

Mi piace molto questo libro.Dalla prima pagina ho subito sentito la belezza dello stile litterario di Antonio Tabucchi.L'autore coinvolge un lettore nel mondo sorprendente, nel mondo delle emozione profonde del suo personaggio, nel mondo della solitudine dell'anima umana...

Michele Forasiepi (ilfora@jumpy.it), Viareggio (Lucca), 02/04/'04

Questo è uno di quei rarissimi romanzi che si assimilano e capiscono a fondo solo dopo qualche ora che si è letta l'ultima pagina. Durante la lettura, se specialmente, si è abituati a romanzi più "movimentati" e ricchi di scenari, la trama puo apparire noiosa e monotona; la cadenza e la lentezza con cui è narrata la vita di tutti i giorni di Pereira, può in effetti annoiare o meglio assopire. Più si va in là con la lettura e con la conclusione, al contrario, si avrebbe voglia che le piccole cose di tutti i giorni di Pereira (le sue frittate alle erbette, la sua limonata zuccherata il suo sudore inarrestabile) ci accompagnasse ancora per qualche attimo, e nasce in noi il rimprovero a Tabucchi che ci ha voluto lasciare, senza un epilogo vero e proprio dopo la morte del povero Monteiro Rossi.

Martina (liv_1985@hotmail.com), Chieti, 14/03/'04

Non capisco come Valentina abbia potuto trovare noioso questo libro, evidentemente l'ha letto per una forzatura scolastica e non avrà capito il messaggio dell'autore! non avevo mai letto Tabucchi, ma ne sono rimasta affascinata. per una che era rimasta molto colpita da fontamara di silone, questo libro è stata un'altra rivelazione, un'interessante testimonianza che si nasconde dietro un uomo, Pereira, debole indeciso e ambiguo all'inizio, ma proprio per questo suo porsi così inerme e non come un eroe da seguire, ha reso ancora più interessante il voler scoprire cosa si celasse davvero nella sua pluri-anima. e oltre le sue fissazioni, i suoi pensieri e la sua azione finale, un'europa da scoprire, non descritta attraverso immagini, ma lasciata intravedere e capire con altrettanta importanza. valentina, prova a rileggerlo con maggior coscienza!

Valentina, Varese, 05/01/'04

Forse uno dei peggior libri che ho letto in tutta la mia vita. L'ho trovato noioso e molto "lento", sembrava non dovesse finire mai. Pochi i pezzi che mi hanno visto attenta, pochi i punti in cui mi sono appassionata. Solo vedendo il film sono in realt‡ riuscita a capire alcuni punti del libro. Un libro troppo piatto non adatto a chi come me "divora" i libri di Agatha Christie uno dopo l'altro

Federica, Perugia, 23/10/'03

Il libro è molto interessante anche se il protagonista, Pereira, mi è sembrato non avere inizialmente un forte carattere e solo dopo la morte di Monteiro Rossi si è dimostrato deciso di far valere a tutti le sue idee e di far conoscere la verità...mentre mi è piaciuto molto Monteiro Rossi, mi è sembrato un ragazzo che combatte per le sue idee rischiando e infine anche trovando la morte,uno spirito libero.Pereira è troppo legato al suo passato e al ritratto di sua moglie al quale addirittura parla,non avrebbe dovuto costruire un suo mondo a parte e avrebbe dovuto vivere e godere la sua vita invece di pubblicare romanzi dell'ottocento e avrebbe dovuto dire in faccia alle persone quello che pensava invece di pensare una cosa e poi dirne un'altra. Nonostante queste mie critiche il libro mi ha affascinato e mi ha fatto capire che ognuno di noi dovrebbe lottare per le sue idee e per fermare le ingiustizie del mondo. I miei complimenti a Tabucchi!!!


Ivana, Pescara, 22/10/'03

Ho appena letto l'ultima pagina del libro e non sono potuta tornare a fare tutto quello che faccio abitualmente, senza fermarmi a riflettere. Non potevo rinchiudere QUESTO libro nella mia libreria, come faccio sempre. Per la prima volta la lettura di un libro non mi ha lasciata indifferente, per la prima volta a chi mi chiederà "com'era il libro?" io non risponderò: "Ah, carino!!", ma resterò senza parole, perché non ci sono parole per dire a un non-lettore quanto semplice e profondo sia questo libro. Ed è per questo che non commenterò il libro perché sarebbe troppo riduttivo farlo in 600 battute! Ho letto il commento degli altri lettori e non posso non concordare con loro nel ritenere "Sostiene Pereira" uno dei libri più belli letti nei miei 25 anni.


Sara, Roma, 28/09/'03

Ciao a tutti lettori di sostiene pereira.io sono una di quelle che prima di leggere un libro lo giudica dalla copertina e..anche dal retro!!però giorni fa fui costretta a leggere questo brano e ne rimasi veramente colpita..è un libro capace di parlare di vicende storiche realmente accadute in una maniera tutt'altro che noiosa..quindi vi consiglio..se siete entrati in questa pagina per scaricare la recensione..chiudete tutto e aprite il libro!


Alex (liquidalex@inwind.it), 29/7/03

Sto leggendo ora il libro e devo dire che mi sta trascinando molto al contrario di come mi avevano detto!


Tommaso, Vittoria (Ragusa), 28/04/03

Salve a tutti io mi chiamo Tommaso. È il libro + bello ke abbia mai letto in questi 14 anni. L'ho ricevuto dalla mia ragazza morena ke me lo ha regalato x s.valentino..ho molto riflettuto sulla lotta x far affermare i propri principi sulla libertà come berardo nel libro fontamara


Margherita, Roma, 02/03/03

Pur essendomi apparso abbastanza a tratti noioso, triste all'epilogo ma nello stesso tempo facile e scorrevole, il romanzo di Tabucchi racchiude in se una vena di positivita che permette di far riflettere il lettore facendogli capire che nella vita bisogna sempre credere nei propri principi e avere la piena convinzione di riuscire a raggiungere cio che si vuole ottenere; infatti l'amicizia sorta tra Pereira e il dottorCardoso porta il protagonista ad una lenta metamorfosi che si conclude con la pubblicazione da parte del giornalista della denucia dei comportamenti brutali della polizia salazarista a seguito dell'uccisione di Monteiro Rossi. Un uomo all'apparenza semplice e pacato sembra trarre per tanto spunto,da una tendenza all'introversione,per maturare lentamente capacità di riflessione e trasformazione. La fuga in Francia, paese che ha dato asilo per anni a uomini di cultura, intellettuali in genere, contrari ai regimi dittatoriali, ha consentito in quegli anni a molti uomini di proseguire e partecipare anche se da lontano, a quel fenomeno determinante chiamato resistenza.


Umberto Moro, Cantu, Como, 06.10.2002

Nella mia vita ho letto molti libri,di tutti i generi e tutte le epoche, ma un libro cosi' leggero e scorrevole, e allo stesso tempo cosi' profondo, non ne ho trovati. Chi leggendo la trama e lo scarta, sbaglia. Lo legga prima di dare giudizi negativi.Questo libro pur non raccontando fatti avventurosi, regala forti emozioni di suspense.Spero che chi legga guesto,e non abbia letto il libro, si affretti a farlo.


Federica Paggi, (guybrush78@tin.it), Orte, Viterbo, 26.06.2002

Sono una ragazza che frequenta il liceo scientifico e che tra qualche giorno dovrà affrontare la prova orale dell'esame di Stato. Il percorso che ho preparato si basa sulla guerra civile spagnola e quindi mi è tornato veramente utile leggere il libro "Sostiene Pereira".Volevo quindi ringraziare lo scrittore Tabucchi che, con il suo libro, ha contribuito alla realizzazione del mio percorso. Inoltre la storia mi è particolarmente piaciuta.


Chiara Marongiu (chiaramarongiu@tin.it) Genova, 27.01.2002

Il libro più bello della mia vita. Mi ha ricordato che bisogna vivere lottando sempre per quello in cui si crede. Pereira, pur nella sua semplicità e normalità è diventato un eroe che ha capito che gli ideali esprimono la parte più alta del nostro io e che per gli ideali vale la pena sia combattere che morire. Un libro che non può lasciare indifferenti, che fa capire che cosa sia la vera arte...E' saper scrivere della vita di una persona qualunque facendola apparire unica e piena di significato...Grazie Tabucchi...vale proprio la pena di ringraziarti...perché al giorno d'oggi non è facile trovare un libro che ti lasci senza parole!




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mer, 30 lug 2008

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