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Sotto il sole Giaguaro (1986)

(ROMAN)


Italo Calvino, Sotto il sole giaguaro
Oscar Mondadori, 2000
7 ed. Euro 7,23

il primo libro postumo di Calvino che uscì nel maggio 1986 presso Garzanti. Il volume raggruppa tre racconti: Il nome, il naso, Sotto il sole giaguaro e Un re in ascolto. Calvino intendeva scrivere un testo dedicato ai cinque sensi, non fece in tempo a completare i racconti dedicati alla vista e al tatto. E’ indispensabile prima di entrare in un rapporto “sensuale” con la scrittura delineare brevemente il fenomeno del graduale distacco dell’uomo moderno dalla percezione sensibile.

In un’intervista del 1991, il filosofo Remo Bodei esprime concetti assai chiari sul tema: «Proust ha detto una cosa bellissima quando sosteneva che noi in un certo modo sottoviviamo invece di sopravvivere o sottoutilizziamo i nostri sensi. Bodei sostiene che: …tre sensi sono stati abbandonati dalla filosofia perché l’olfatto, il tatto e il gusto non sono facilmente comunicabili. La vista e l’udito sono sensi pubblici… Nella filosofia greca c’è un personaggio come Plotino che ha notato che i sensi sono come la memoria, più si esercitano, più funzionano. Quindi ha dato dei sensi una concezione attiva. I sensi sono ciò che è un’attività. Non vediamo semplicemente perché riceviamo dall’esterno delle immagini già fatte: noi ritagliamo nella nostra percezione… Quindi i nostri sensi non sono passivi, anche perché noi dobbiamo apprendere a usarli… Quindi noi abbiamo modi per non sottovivere e per utilizzare meglio i nostri sensi e, se vogliamo, anche essere più contenti, perché ogni volta che scopriamo qualcosa di nuovo vinciamo la noia e perlomeno siamo vivi… Ogni nostro percepire, quindi vedere, sentire, gustare, ogni nostro pensare è sempre accompagnato da quello che in musica si chiama un basso continuo, un accompagnamento che è un tono affettivo e anche quando noi pensiamo di essere spassionati, indifferenti, in realtà noi abbiamo una passione…»

I tre episodi: occorre che la parola nata per spiegare, sia lieve perché i racconti sono intessuti leggermente in un telaio sottile e pieno di senso.

Il nome, il naso

Tre storie parallele si snodano come percorsi che portano al riconoscimento, attraverso l’odore, della morte.

Il primo sentiero è seguito da un personaggio davvero proustiano che attraverso il profumo cerca l’identità della donna desiderata. «… No, Madame, non è questo in fede mia -riuscii a dire- Ciò che devo trovare non è il profumo adatto a una donna che conosco! E’ la donna quella che cerco: una donna di cui non conosco che il profumo!... ». L’olfatto diventa l’alfabeto di un linguaggio complesso e prezioso. Madame Odile, la profumiera conosce tutto il bel mondo attraverso le sue narici. Alla fine la più bella della festa, il suo profumo e quello della morte ormai intrecciati, riposa nella bara.

Il secondo è vissuto da un essere della savana, primitivo e ricco di sentimento che perde la compagna: «A tenere il naso sospeso nell’aria certo le cose che si perdono sono tante: notizie che puoi tirar fuori annusando la terra con tutte le tracce di bestie che ci sono passate, annusando gli altri del branco specialmente le femmine. Si hanno in cambio altre cose: il naso più asciutto che sente odori lontani portati dal vento, i frutti degli alberi, le uova degli uccelli nei nidi». Odore dopo odore la ritrova in fondo al burrone, squartata dagli avvoltoi.

Il terzo è un giovane uomo che appartiene a una band musicale che in mezzo al fetore morale e materiale di una Londra puzzolente dalla parte dei docks incontra un alito di purezza: «…Eppure io lì ecco sento sotto di me una pelle certamente bianca di ragazza,una pelle che respira come i pori delle foglie dei prati e tutto il puzzo che c’era l’intorno resta a distanza di questa pelle diciamo due centimetri… » La ragazza muore soffocata dal gas e finisce all’obitorio.

Sapore, sapere
(Sotto il sole giaguaro)

Una coppia viaggia attraverso il Messico, il marito sicuramente fragile, la donna più forte. «… Olivia vedeva e sapeva cogliere e isolare e definire rapidamente molte più cose di me e perciò il mio rapporto col mondo passava essenzialmente attraverso di lei… ». Olivia prova nel gusto del cibo messicano uno strano piacere che il compagno ammira e condivide. I bassorilievi delle città visitate raffigurano riti sanguinosi e chi perdeva nelle gare era destinato al sacrificio? No, chi vinceva! Le membra degli eroi non erano sepolte, gli avvoltoi sgomberavano gli altari portando al cielo le offerte. Olivia dubita che i sacrificati consumassero sempre quel destino e la guida allora ammette l’esistenza di riti cannibalici. Il finale è una sinfonia di denti che muovono all’unisono e sguardi di serpenti in un “cannibalismo universale che impronta di sé ogni rapporto amoroso». I veri protagonisti della storia sono i piatti cucinati dalle monache: sopa de frijoles, huacinango a la veracruzana, le enchiladas.

Un re in ascolto

Un re che teme d’essere spodestato (o peggio) ascolta i rumori del palazzo che è l’orecchio del re. «Il palazzo è un ordito di suoni regolari…vicino al trono c’è uno spigolo del muro da cui ogni tanto senti venire una specie di rimbombo». I colpi formano parole degne di E.A.Poe: «…la bara…la tua bara…io uscirò da questa bara…ci entrerai tu…sepolto vivo…». Una voce di donna porta una canzone d’amore, il sogno di una voce di donna all’interno di un lungo incubo. Il re allora canta, o crede di cantare, nel racconto il dato dell’ascolto non è mai un dato reale. Il finale è surreale, macabro, splendido: «da qualche parte in una piega della terra, la città si risveglia, con uno sbatacchiare, un martellare, un cigolare in crescendo. Ora un rombo, un fragore, un boato occupa tutto lo spazio, assorbe tutti i richiami, i sospiri, i singhiozzi…».

Calvino ama esplorare sempre nuovi continenti e ama stupire. La meraviglia fa parte di quella lotta alla noia, di quel sentirsi vivi di cui parla Bodei. In questa raccolta un poco macabra, dal linguaggio multiforme, scrittura assoluta l’io/animale che parla in prima persona, un modo per raccontare il mondo, il sentimento senza ipocrisia o mediazione, operando, al contrario un gioiello di raffinata quanto antiestetizzante letteratura. La parola, il regno e il dominio della parola che qui diventa olfatto, gusto, udito, gorgoglia e si contorce attraverso mille odori, suoni, piaceri.

Appare quasi un genere musicale (Re in ascolto è stato musicato da Luciano Berio), ove sinfonie e contrappunti ma anche operazioni alla Cage, dissonanze, frantumazione della diade suono/rumore, mescolanza di suoni reali e artificiali, esaltano il rapido scorrere (impetuosamente naturale) della parola, non lineare ma ritmata da fremiti, sussulti, apparizioni improvvise.

E’ un libro fortemente visionario, forse perché la parola più è spezzettata, più è frantumata, più è usata contro la parola, più diventa narrazione che evoca visioni fantasmi, archetipi, serpenti, denti che masticano, suoni e incubi della notte, profumi che si trasformano in figure, ologrammi, fantasie, sotto la lente dello scienziato o l’interpretazione naturalmente sensuale, ove il concetto culturale lascia spazio a quel poco di bestiale e animalesco puro che l’uomo contemporaneo dissocia da sé, nella molteplicità di un essere complesso e confuso, privo di innocenza e perso al cosmo.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 5 giugno 2002
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Giordano Fabbri (giordanofabbri@tin.it), Rimini, 12/05/03

Sotto il sole giaguaro è un gran libro, pieno di significato che probabilmente non è un'opera alla pari del "Barone rampante" o "Racconti", però esprime comunque un suo fascino e una sua suggestività.





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