DUE POESIE, LA STORIA E FANFARA, IN SATURA, ESPRIMONO L'ATTEGGIAMENTO DI EUGENIO MONTALE NEI CONFRONTI DELLA STORIA

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La storia - Fanfara (1971)



Eugenio Montale, La storia - Fanfara
in Satura
in Tutte le poesie, Mondadori, 1984
Meridiani, pp.1245
Euro 55,00

e per quanto riguarda la responsabilità dei suoi contemporanei nei terribili fatti della Storia (in Italia le stragi, nel mondo la guerra del Viet-Nam, il golpe in Cile ecc.) il poeta tende a glissare, non di meno, lavorando su quella concezione negativa dell'esistenza che pervade Ossi di seppia, riesce a modellare in Satura una negatività totale di un mondo in cui non vale più la pena neppure di sperare: come se si trattasse di due facce della stessa medaglia: «Ho scritto un solo libro, di cui prima ho dato il recto, ora do il verso» (Montale). Nella Storia il poeta ravvede una sequenza di fatti imprevedibili, una progressione cieca e demente, su cui non conviene cercare d'esercitare alcun controllo o tentare alcuna comprensione. Questa impostazione affiora, con una vena d'ironia e di sarcasmo, in due composizioni presenti in Satura: La Storia e Fanfara. In questi versi emerge lo spirito dissacratorio del poeta nei confronti di questa disciplina umanistica.

    LA STORIA

    La storia non si snoda
    come una catena
    di anelli ininterrotta.
    In ogni caso
    molti anelli non tengono.
    La storia non contiene
    il prima e il dopo,
    nulla che in lei borbotti
    a lento fuoco.
    La storia non è prodotta
    da chi la pensa e neppure
    da chi l'ignora. La storia
    non si fa strada, si ostina,
    detesta il poco a poco, non procede
    né recede, si sposta di binario
    e la sua direzione
    non è nell'orario.
    La storia non giustifica
    e non deplora,
    la storia non è intrinseca
    perché è fuori.
    La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
    La storia non è magistra
    di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
    a farla più vera e più giusta.
    La storia non è poi
    la devastante ruspa che si dice.
    Lascia sottopassaggi, cripte, buche
    e nascondigli. C'è chi sopravvive.
    La storia è anche benevola: distrugge
    quanto più può: se esagerasse, certo
    sarebbe meglio, ma la storia è a corto
    di notizie, non compie tutte le sue vendette.
    La storia gratta il fondo
    come una rete a strascico
    con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
    Qualche volta s'incontra l'ectoplasma
    d'uno scampato e non sembra particolarmente felice.
    Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato.
    Gli altri, nel sacco, si credono
    più liberi di lui.

La storia, dunque, cardine delle concezioni moderne, laiche e progressiste è oggetto di una critica demolitiva, che le sottrae ogni possibile funzione o insegnamento. Ma lo spirito sarcastico e canzonatorio di Montale raggiunge il suo massimo livello nella poesia Fanfara dove ironizza sul materialismo storico e su tutte le ideologie filosofiche che sono attuali in tutto il mondo.

    FANFARA

    lo storicismo dialettico
    materialista
    autofago
    progressivo
    immanente
    irreversibile
    sempre dentro
    mai fuori
    mai fallibile
    fatto da noi
    non da estranei
    propalatori
    di fanfaluche credibili
    solo da pazzi

    la meraviglia sintetica
    non idiolettica
    né individuale
    anzi universale
    il digiuno
    che nutre tutti
    e nessuno

    il salto quantitativo
    macché qualitativo
    l'empireo
    la tomba
    in casa senza bisogno
    che di se stessi e nemmeno
    perché c'è chi provvede
    ed è il dispiegamento
    d'una morale
    senza puntelli eccetto
    l'intervento
    eventuale
    di un capo carismatico
    finché dura
    o di diàdochi
    non meno provvidenziali

    l'eternità tascabile
    economica
    controllata
    da scienziati
    responsabili e bene
    controllati

    la morte
    del buon selvaggio
    delle opinioni
    delle incerte certezze
    delle epifanie
    delle carestie
    dell'individuo non funzionale
    del prete dello stregone
    dell'intellettuale

    il trionfo
    nel sitema trinitario
    dell'ex primate
    su se stesso su tutto
    ma senza il trucco
    della crosta in ammollo
    nella noosfera
    (*)
    e delle bubbole
    che spacciano i papisti
    modernisti o frontisti
    popolari
    gli impronti!

    la guerra
    quando sia progressista
    perché invade
    violenta non violenta
    secondo accade
    ma sia l'ultima
    e lo è sempre
    per sua costituzione

    tu dimmi
    disingaggiato amico
    a tutto questo
    hai da fare obiezioni?

Come scrive Giulio Ferroni su queste due poesie:

    «La storia svolge questa polemica in tono di falsetto, in apparenza svagato e indifferente; i vari spunti satirici culminano nel componimento Fanfara che in una vorticosa successione di versi brevissimi accumula una serie di parole e di formule correnti nel linguaggio politico-culturale intorno al’68 dalla cui giustapposizione emana uno spontaneo effetto di assurdo e di non senso».

Pasolini non condivideva di Montale né l'atteggiamento di distacco, né la concezione della Storia e, quando aveva stilato la recensione di Satura senza mezzi termini ne aveva definito l'autore «teppista borghese e frequentatore di grandi alberghi». A questo attacco, che Montale non aveva certo apprezzato, il poeta aveva risposto con la celebre poesia Lettera a Malvolio, che apparve nell'edizione del Diario del '71 e del '72.


NOTE
* «Il termine Noosfera fu coniato da Vladimir Vernadsky, come livello successivo allo biosfera.
Il concetto di Noosfera in Teilhard de Chardin è legato all'idea di una formazione cerebrale planetaria data dall'interazione degli individui, come se fossero cellule loro stessi. Internet è la sua realizzazione dal punto di vista tecnologico. In Teilhard questa nuova sfera non significa un appiattimento o un ammasso di informazioni relative, ma un ripiegamento del pensiero stesso, globale, per la nascita dello spirito della Terra.» (Wikipedia)

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 23 maggio 2006
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