CENTRALITA' DI STORIA DELLA MIA VITA, DEL GENTILUOMO E LIBERTINO GIACOMO CASANOVA, NELLA LETTERATURA ITALIANA DEL SETTECENTO

ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE


Storia della mia vita (1798)



Giacomo Casanova, Storia della mia vita (2 voll.)
Newton & Compton, Roma
Euro 21,80

se la Storia della mia vita non fosse stata scritta da Giacomo Casanova, ma da un tale Henri Beyle, meglio noto come Stendhal? L’interrogativo che accompagna la curiosità di leggere questa biografia del libertino veneziano non è ozioso. Anzi, lo è ma nel senso più settecentesco, più letterariamente libertino, insomma più casanoviano del termine. Così finiremmo per leggere questo libro, come lo lesse Stedhal: d’un fiato, da mezzanotte alle due del mattino, nelle ore cioè della dissipazione, di amori o di letture, appunto.

Ed è un interrogativo che venne introdotto da Leonardo Sciascia, scrittore a suo modo settecentesco, che adorava Stendhal e che non poteva non adorare Casanova, quasi – se questa regola esistesse in natura – per transitività letteraria.

Un interrogativo, tuttavia, che in Sciascia, da letterariamente ozioso, diventa illuministicamente investigativo: alla ricerca dell’autentico Giacomo Casanova, non dei Casanova di cui è ormai piena la nostra cultura e sotto-cultura; in pratica, alla ricerca – ecco il pretesto dell’interrogativo – di quello sconosciuto che scrisse la Storia della mia vita (parafrasando Mark Twain secondo il quale le tragedie di Shakespeare non furono scritte da Shakespeare, ma da uno sconosciuto di nome Shakespeare), sicuramente non uomo triste, come si immaginerebbe in facile contrapposizione alla figura stereotipata, ma nemmeno il manovale dell’incontro erotico, questo sì triste, nella meccanicità delle sue gesta, come il Casanova dipinto da Federico Fellini.

Né l’attribuzione dell’opera di Casanova a Stendhal è frutto di fantasia. E’ stata, bensì, ipotesi sostenuta nella realtà, o meglio ancora errore di erudizione di tale Paul Lacroix, anche lui conosciuto (guarda caso) con altro nome, quello di bibliophile Jacob, commesso per eccesso di ermeneutica di un testo, annotando ogni frase, espressione o parola riconducibili a Stendhal.

L’errore c’è e resta tale. Eppure gli errori sono così vitali. Ed in questo caso hanno fornito un pretesto, una “suggestione critica”, scrive Sciascia, per scoprire lo sconosciuto Casanova, quello autentico che trapela da Les archives de Venise di Armand Baschet, quello amato da Stendhal.

Ed è proprio il legame tra questi due uomini (più che intellettuali o scrittori) a far emergere la vera energia del veneziano – troppo sano per essere scrittore erotico e troppo formale per essere scrittore pornografico, scrive ancora Sciascia. Egli fu un uomo finalmente realizzato che poté avvicinarsi alla scrittura come fine in sé, come piacere, come vita. E sarà stato proprio questo piacere a sedurre Stendhal, forse silenziosamente invidioso di non essere stato Casanova.

Più che il piacere, tuttavia, a legarli fu il vagheggiamento: di una vita pienamente vissuta per essere quindi pienamente scritta.

Giacomo Girolamo Casanova nacque a Venezia nel 1725, figlio incerto di attori, uomo di grande dissipazione, letterale e figurata. Costretto a fuggire da Venezia, si rifugerà a Parigi. Dopo tre anni ritorna nella sua città, ma sarà arrestato per vilipendio della Religione e rinchiuso nei Piombi, da dove fuggirà dando luogo a quella avventura che lo renderà leggendario.

Continuerà a viaggiare: ancora Parigi, Londra, la Svizzera, l’Olanda, la Germania, la Russia e la Spagna. Nel 1769 ritorna nella sua amata Venezia, dopo un esilio durata quasi vent’anni.

Oltre alla sua opera più importante, scritta in francese, scrisse in italiano Né amori, né donne, contro un patrizio Carlo Grimaldi per un torto subito; Il duello, storia della contesa con il conte Branicki, del 1765; Storia della mia fuga del 1788 e il romanzo Icosameron dello stesso anno.

Morirà nel 1798 nello sperduto castello di Dux, serenamente, in quanto, come ebbe a dire lui stesso: «Felice è colui che senza nuocere a nessuno sa procacciarsi il piacere…».

La sua opera più importante resta la Storia della mia vita, scritta in francese per facilitarne la divulgazione in tutta Europa. Questa autobiografia rappresenta un monumento per comprendere la storia ed i costumi dell’Europa al termine del secolo XVIII, in un momento di svolta epocale della cultura e della civiltà occidentale. L’inadeguatezza di Casanova rispetto al vecchio mondo dell’aristocrazia, dal quale era stato escluso per nascita ed al quale, tuttavia, continuamente aspirerà, testimonia – per uno di quei strani casi di ironia della storia che solo la letteratura esprime con tale forza emblematica – da un lato la modernità del veneziano e dall’altro l’irrimediabile tramonto di un’intera civiltà.

La Storia della mia vita non è tanto importante per quello che Casanova narra. Anzi, molto della leggenda del cinico e meccanico amatore si deva proprio alle avventure, anche un po’ ripetitive che vi sono raccolte. La centralità di questa opera nella nostra letteratura – malgrado sia stata solo di recente scoperta – sta nello stile e nella forma: nell’avere in pratica fatto nascere il romanzo italiano. «Nella letteratura italiana allora mancava non solo un romanzo in prosa, ma ancora l’idea di uno stile così veloce e denso di avvenimenti. L’azione si fonde al dialogo, il quale diventa azione interiore.», ha scritto Giovanni Comisso. Quanto all’obiezione che il romanzo fu scritto in francese, si è già detto che la scelta su soltanto di natura divulgativa; in aggiunta va detto che il romanzo fu, invece, pensato in italiano e scritto in francese da un italiano che non padroneggiava quella lingua straniera.

Casanova fu avvocato, ufficiale, giornalista, storiografo ed ecclesiastico, finanziere e teatrante, agente segreto e filosofo. La grandezza di questo autore sta proprio nella sua caduta e nel suo fallimento, dando a pieno la misura della sua non riducibilità al moribondo ordine sociale al quale smaniava e dal quale fu sempre respinto. La sua figura assume così il peso collettivo di un’intera classe, non ancora a pieno consapevole di sé stessa, ma già storicamente determinata.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 24 gennaio 2005
© Copyright 2005 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net





Novità in libreria...


AUTORI A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z

OPERE A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z



Per consultare i più recenti commenti inviati dai lettori
o inviarne di nuovi sulla figura e sull'opera di
Giacomo Casanova

|
|
|
|
|
|
|
I quesiti
dei lettori




I commenti dei lettori


I nuovi commenti dei lettori vengono ora visualizzati in una nuova pagina!!



http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Ven, 28 lug 2006

Autori | Opere | Narrativa | Poesia | Saggi | Arte | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy