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IN UNA STORIA SEMPLICE DI LEONARDO SCIASCIA LA PRESENZA DELLA MAFIA E' PALPABILE, AD ANIMARE IL COMMERCIO CLANDESTINO DELLA DROGA |
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Una storia semplice (1989) |
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Tutto comincia la sera del 18 marzo, con una telefonata alla polizia da parte del signor Giorgio Roccella, diplomatico in pensione, che ha fatto ritorno in Italia dopo un'assenza di circa 15 anni. Roccella vuole parlare con il questore perchè ha una cosa urgente da fargli vedere. Questi però, come sottolinea il telefonista con una certa ironia, è assente e la chiamata viene passata all'ufficio del commissario, dove viene presa dal brigadiere, che prende nota e riaggancia. Dopo un breve resoconto, il comissario ordina al brigadiere di recarsi al villino il giorno dopo, ma di non chiamarlo perché desidera festeggiare con un amico la tradizionale festa di San Giuseppe. All'indomani il brigadiere, accompagnato da alcuni colleghi si reca sul luogo e vi trova il Roccella ormai cadavere, riverso sulla sua scrivania sulla quale sta un foglio con la scritta «ho trovato.»
Aiutato dal professore Franzò, amico della vittima, il graduato scopre che il Rocella, al ritorno nella sua vecchia dimora, vi ha trovato qualcosa di insolito: il telefono (!?) e un quadro che era sparito parecchi anni prima. La storia si complica quando avviene un fatto misterioso: il treno viene fermato dal segnale dimpedimento e, quando dopo più di mezzora d'attesa il capotreno incarica un automobilista al volante di una Volvo di passare dal capostazione per sbloccarlo, al posto del funzionario luomo trova tre individui che, dopo aver ucciso il vero capostazione e i macchinisti, ne hanno preso il posto. Non accorgendosi di nulla, convinto che si tratti dei veri macchinisti, egli riprende la sua strada. Per questo malinteso, quando il delitto viene alla luce, il malcapitato è il primo ad essere sospettato e, quindi, arrestato. Tuttavia chiariti i fatti, scagionato, egli si presterà ad aiutare la polizia a identificare i veri autori del delitto. Nel frattempo il brigadiere riesce a far luce sullomicidio del Roccella. La conferma arriva inaspettata dal commisario che, pur asserendo di non essersi mai personalmente recato nel villino, mostra di conoscere perfettamente l'ubicazione dell'interruttore della luce delle scale, che pure il brigadiere non era riuscito a trovare. Consapevole di aver commesso un grosso errore il commisario cerca di porvi rimedio uccidendo il brigadiere, ma questi lo previene in sveltezza. Infine si scopre che il finto capostazione non era altri che padre Cricco, l'uomo che si incaricava di tenere informato attraverso il telefono il Roccella sulle condizioni del villino. Quanto agli altri due uomini, si trattava di complici del commissario. Padre Cricco viene riconosciuto grazie ad un ricordo delluomo della Volvo, che però, dopo la recente esperienza, decide di non farne parola con nessuno. Sebbene l'autore, con grande abilità, eviti di enunciarne esplicitamente sia l'uno che l'altro termine, la presenza della mafia è palpabile, ad animare il clandestino traffico della droga. La vicenda cresce con una progressione esponenziale e la vicenda si risolve in una manciata di parole. Romanzo ancora estremamente attuale, le tematiche trattate rispecchiano chiaramente alcuni aspetti deteriori del nostro modo di vivere e i mali della nostra giustizia. L'iscrizione in frontespizio ne riassume un pò tutto il senso: «Ancora una volta voglio scandagliare A cura della Redazione Virtuale Milano, 9 luglio 2006 |
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I commenti dei lettori
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