NE IL TEMPO INVISIBILE DI GIOVANNI NUSCIS TUTTO E' COMPRESENTE: IL PASSATO, GLI AFFETTI PERDUTI, I DOLORI, LE DOLCEZZE...

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Il tempo invisibile (2003)


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Giovanni Nuscis, Il tempo invisibile
Book, Castel Maggiore, 2003
Minarva, 109 p.
Euro 12.00

Il salto prudente di Giovanni Nuscis

ercherò di proporre, in questo mio intervento, la cifra della poesia di Giovanni Nuscis, la peculiarità del suo verso: che è ‘salto prudente’, certo, come egli stesso anticipa nella bella dedica, ma sicuro ormai, e da tempo. Devo allora sottolineare l’accurata, pertinente, a volte scintillante aggettivazione che sappiamo bene come possa essere insidiosa in poesia e che qui invece è irrinunciabile e mai ridondante («Le notti hanno movenze controllate/ Nei viottoli sterrati di campagna./ Angeli neri, in silenzio, le spiano/ Avidi contano gemiti, attimi», «Come arance radiose/ O limoni/ Avverto di voi/ Nel grano/Disciolte/Le ossa…», «Credevo infiniti i sentieri/ Tutti d’oro/Sotto i miei piedi./ Non immaginavo il tratturo/Impervio, sempre più irto/Lo spegnersi del fiato.», «Ci basterebbe che metta giudizio/ Il mostro/ La tentacolare mano che pesca/ A caso, che assesta qua e là colpi mortali/ Che premia senza merito»…).

Significativa anche la presenza di "oggetti". Seppure assunti spesso in chiave metaforica, danno concretezza al testo e dimostrano, la validità dell’insegnamento poetico di Luciano Erba, che anche di recente, suggeriva di gettare lo sguardo sugli oggetti quotidiani, specialmente sui manufatti umani (la tastiera, il video, i caratteri, i bit, i pixel in Cyber Seltz, i libri, il letto, i tavoli, i bicchieri, le porte in Commedia, il moscone e il remo in Marzocca, i mocassini nuovi in Piano, la descrizione della casa di fronte in Anche questa notte la luce… e infine l’esplicazione diretta e augurale: «La luce cangiante della cosa/ Ci attiri/Ci allontani/Ci riveli/A noi stessi/Un’altra volta/Ancora» da Ancora sulle cose).

Giovanni Nuscis vive un tempo invisibile nel quale tutto è compresente: il passato, gli affetti perduti, i dolori, le dolcezze, in uno stato, potrebbe dirsi, d’ansia composta, d’attesa (ci dice infatti che ‘Una veglia smisurata/ Ci attende’) ma sa accettare anche le apparenze, il gioco di certi momenti (come ci dimostra in tutta la terza sezione, L’altra vita). Ascoltiamo una poesia che conquista pian piano, una poesia che coniuga il rispetto della parola con il coraggio di dipanare ragionamenti, immagini, eventi. Il poeta, lo sappiamo, è condannato per sempre alla poesia per la semplice ragione che la poesia finisce per confondersi con la sua vita, per essere la vita stessa: «Potessi come allora abbandonare il remo/ Ignorare la rotta…» invece, ancora e fino all’ultimo giorno, il poeta è «Nudo/ Fanciullo/ Solo/ Come in fondo sono sempre stato/Anche di fronte a mio padre…». Una poesia che si dona come poche alla lettura, che non si dimentica.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 05 febbraio 2003
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