Ti prendo e ti porto via è la storia senza lieto fine di Pietro, figlio “caratteriale” di genitori sperduti.

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Ti prendo e ti porto via (1999)


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Niccolò Ammaniti, Ti prendo e ti porto via
Mondadori, Oscar Piccoli Saggi, 2000
Euro 7,75

mmaniti sa come si scrive un romanzo. Avrà probabilmente letto il saggio di H.Bloom Come si legge un libro, erudito ed affascinante forse più dei romanzi di cui si occupa. E si sarà dato la pena di sbirciare il manuale algebrico-letterario L’officina del racconto di A. Marchese per scoprire la seducente simmetria della schidionata e la magica efficacia stilistica dell’analessi. Si sarà anche posto il problema tormentoso se il Verismo e il Realismo ebbero connotazioni rivoluzionarie per i contenuti e gli oggetti del narrato piuttosto che, invece, per la forma letteraria aderente a una realtà sociale sempre esistita, ma fino ad allora non considerata degna di attenzione artistica.

D’altro canto è probabile che conosca a memoria la storia delle origini del pulp (polpa): il termine anglosassone deriva dai pulp magazines — riviste che negli States venivano stampate su carta economica, ottenuta dal trattamento chimico del legno — che pubblicavano narrativa scontata e popolare, sulla quale si sono esercitati quasi tutti i maestri della letteratura di “genere”. E sarà ben conscio che di “narrativa popolare” si parlò, con malcelata disapprovazione, anche a proposito di autori come Hugo, Balzac, e molti altri geniali letterati (tra i quali l’italiana, premio Nobel, Grazia Deledda).

Di certo, però, Ammaniti ha letto King e lo deve aver molto apprezzato a giudicare dalle frequenti citazioni (volute o accidentali) che s’inanellano nei suoi romanzi e racconti (da Fango a Io non ho paura). Come King infatti, Ammaniti è abilissimo nel creare storie parallele che poi si ricongiungono per comporre il quadro finale, a far entrare i personaggi nel vivo della storia già iniziata, a mescolare azione e pensiero interiore dei protagonisti. Proprio come King mostra una predilezione per i bambini e gli adolescenti, preferibilmente ciclisti (il protagonista di Ti prendo e ti porto via, se non fosse per i riferimenti a Coppi, nella folle cavalcata in sella alla sua bici verso un’impossibile fuga, è il preciso remake del personaggio di un noto romanzo dello statunitense “mago dell’horror”), e su questi si china intenerito, traendoli innocenti e intatti dalla spazzatura quotidiana in cui si trovano immersi loro malgrado. E alla stregua del suo illustre collega americano conosce alla perfezione la forza e la peculiarità dell’orrore quotidiano, che è fatalmente destinato ad avere la meglio su quello, cerebrale e un po’ monotono, frutto della fantasia, fosse anche la più allucinata.

Ti prendo e ti porto via è la storia senza lieto fine di Pietro, figlio “caratteriale” di genitori squallidi e sperduti, ragazzino timido e perseguitato dai compagni teppistelli, il cui destino s’incrocia e si compenetra tragicamente con quello di Graziano Biglia, playboy e frikettone fallito, destinato, per estrema coerenza al proprio personaggio caricaturale, a perdere l’ultima possibilità di redenzione, incarnata dalla professoressa Palmieri, unica ad averlo amato e accettato in tutta la sua desolante spontaneità. Storie di ordinaria periferia, d’amore asfittico e spoetizzato, d’orrore maleodorante e bestiale. La narrazione risulta ben congeniata e avvincente e l’assoluta “assenza di messaggio” al lettore non implica la superficialità dell’intreccio e non esclude l’acutezza dello studio dei caratteri.

L’insieme risulta, alla fine, connotato da una coerenza strutturale quasi perfetta: la descrizione asciutta, la genesi riconoscibile e l’eloquio standardizzato e televisivo dei personaggi, la banalizzazione dell’orrore, che tutto sommerge e tutto, ottusamente, uniforma. Leggendo Ti prendo e ti porto via, non si riesce a comprendere l’affermazione di F.Panzeri che definisce Nicolò Ammaniti uno dei due veri scrittori pulp italiani (con Aldo Nove): Ammaniti infatti, dopo Fango, s’inoltra per una strada che non è più “di genere”, bensì quella dell’immobilizzazione quasi fotografica di una realtà esistenziale diffusa ed epidemica che trova nel linguaggio povero, scontato e spesso scurrile, il veicolo più autentico per affermare se stessa e la posizione di primo piano innegabilmente conquistatasi tra l’accidiosa e rinunciataria civiltà occidentale.

OPERE

Branchie,1994
Fango, 1997
Ti prendo e ti porto via, 1999
Io non ho paura, 2001

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 26 febbraio 2002
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Anonimo, Nuoro, 28/10/'04

Si nessi arenus potidu cantare chena lamentu. Grazie Nicolò, grazie per la compagnia in questo periodo così denso di silenzio umano.

Giulia Brunelli, Cerro (Verona), 13/10/'04

Un vortice intenso ti travolge fin dalle prime pagine..non riuscendo a riconnetterti con la realtà ti immedesimi perfettamente nelle parole pronunciate da uno scrittore che da ora in poi considererò come Maestro.tutti i personaggi mi hanno suscitato sensazioni inspiegabili,e il rapporto che nasce tra il Mitico Graziano e la Solitaria professoressa Rosa Palmieri è da considerare di gran lunga maggiore dell'amore stesso.aspetterò costantemente,senza illudermi troppo,che anche a me un ragazzo dica: TI PRENDO E TI PORTO VIA!!! un GRAZIE a NICCOLO'

Michele Gregorio, Venezia, 20/09/'04

Pulp...cosa significa pulp? Perché etichettare tutto? Dici Pulp e penso a Tarantino che mi piace ma non impazzisco.Ammaniti invece mi piace davvero.Folgorato da Io Non Ho Paura ho acquistato con fiducia Ti Prendo E Ti Porto Via.Avevo appena "abbandonato" L.A.Confidential,non mi "prendeva" e l'ho lasciato dopo 20 pagine.Ti Prendo...no,l'ho adottato subito,mi ha appassionato.La scrittura di Ammaniti è affascinante,sa leggere bene nell'animo delle persone,ne buone ne brave ne belle ne cattive.Una scrittura a tratti sbrigativa eppure lucida e coerente.Ischiano Scalo e i suoi protagonisti son persone che tutti abbiamo conosciuto.A tratti ho riso di gusto con questo libro e il finale tragico (ma con un filo di speranza) mi ha lasciato di stucco.La maggior abilità di Ammaniti resta quella di saper raccontare i ragazzi senza indulgenza ma con grande risolutezza.Bellissimo.

Patrick Gentile, Roma, 29/07/'04

Ipperealistico e funambolico, Ammaniti prende (anzi strappa) e porta con sé il lettore con una penna-arma astuta, ammaliatrice, rudemente vigorosa. E distilla dall'intricato e bestiale paesaggio umano della provincia il Tragicomico prosaico esistere che è dell'Umanità tutta. Così fioriscono tra i simulacri putridi dell'horror Postmoderno fiori di rara fragranza: gli occhi di Pietro, il monologo interiore di Flora, Max e Martina, la Gatta, il povero somaro Poppi, i voli rasoterra dell'albatros, l'episodio riuscitissimo e ultraesilarante di Alima. Nel complesso un'opera altissima, spietatamente lucida, intensamente crudele, che rifonda perfino l'etica di una lingua - la nostra attuale, mai come qui tanto pura e pulsante - custodendola come prezioso vocabolario.

Fabiana, Bologna, 20/07/'04

Ho finito d leggere il libro proprio oggi e l'ho iniziato solo un paio di giorni fa... sono ancora qui ke mi immagino le scene ...tutto molto bello sono completamente entrata nella vicenda.... spero in un film......

Emanuela, Genova, 27/06/'04

Un libro stupendo, ho finito di leggerlo proprio ieri sera,mi accompagna ancora quel sapore amaro e intenso del finale non proprio a lieto fine, con quella lettera sublime, che chiarisce quasi ogno dubbio.. e con quel finale, da togliere il fiato :"Preparati, perché quando passo da Bologna ti prendo e ti porto via." Niccolò Ammaniti, riesce a raccontare le due storie, ugualmente bene, senza intrecciarle troppo,con passione,passione che traspira delle descrizioni, dalle espressioni che fanno nascere amari sorrisi, colmi di comprensione e ritrovo di noi stessi. Proprio bello! Complimenti Niccolò

Valerio Venditti (valeriovenditti@hotmail.com), Bojano (Campobasso), 27/05/'04

....le cose non vanno mai come vorresti che andassero...meglio cosi'!!!... sarebbe un "finale" troppo scontato....

Rosalba Riva (rivarosalba@hotmail.com), Gongorzola (Milano), 19/04/'04

Credo che questo libro sia una perfetta riproduzione di sentimenti, sensazioni, realtà che spesso anche noi viviamo.Il personaggio che merita più spazio per una riflessione, a mio parere, è Graziano Biglia...Mi è piaciuto molto il cambiamento ineriore che si è verificato in questo personaggio e anche se poi il libro finisce un po' male credo che sia un intreccio di storie d'amore sofferte ma reali...

Valeria Indelicato (eimi206@katamail.com), Palermo, 28/03/'04

Scrivere di verità è l'intento di Ammaniti..ma con la sua penna la realtà si sublima,si semplifica..i passaggi logici della vita diventano finalmente chiari nella loro totale casualità..geniale (leggete Branchie)

Corinne Grazioli (paco.corinna@libero.it), Reggio Emilia, 15/01/2004

Nonostante sia stato un dovere scolastico penso che questo libro sia stato letteralmente F A N T A S T I C O! complimenti nicolò! ps avrei preferito più lieto fine però.


Emilio Cerutti (lasttanginparis@libero.it), 30/09/'03

Apprezzo i cambi di ritmo e l' immediatezza con cui il significato delle parole giunge al lettore, oltre a una spiccata ironia che rende gradevole il romanzo.Ma non ho trovato il KALOS e purtroppo è divenuta una costante nei nuovi romanzieri: proprio oggi ho riletto una descrizione di Tess in T.Hardy e assaporavo con la lingua l'armonia delle parole, ho riletto la presentazione di Flora Palmieri e ogni traccia di dolcezza si era irrimediabilmente persa.


Antonio Fiori, Sassari, 16/07/03

Padronanza assoluta dei più svariati gerghi sociali e generazionali e notevole capacità di controllo delle storie, tra i migliori esempi di 'originalità del quotidiano'in letteratura (azzarderei anche: neoverismo grottesco).


Laura Garcia (lauralores@yahoo.es), Barcellona, 29/05/03

Non l'ho finito ancora, ma sto provando delle bellissime sensazioni. E' un libro più che eccezionale. Sono spagnola e me lo farò inviare dall'Italia per fare conoscere questo libro meraviglioso a tutti quanti. Anzi, sarebbe un grandissimo onore poterlo tradurre allo spagnolo o al catalano. Grazie Ammaniti! Laura


Ludovica Corona (rocodul@tiscali.it), Cagliari, 05/03/03

Questo libro credo che sia qualcosa di straordinario...l'ho letto e ri-letto centinaia di volte e tutte le volte riesco a commuoevermi. Immagino come siano i vari personaggi,è come se li vedessi,uno per uno...ci sono affezzionata,nel vero senso della parola. SENZA DUBBIO UN LIBRO CHE TI PRENDE E TI PORTA VIA!!!


Marco Marzolini (paperino11@hotmail.com), Milano, 16.10.2002

Appassionante, ironico, soprattutto nel descrivere le vicissitudini del "vitellone" italiano stagionato. Penso che "l'ingiustizia della vita" sia il vero principio su cui si basa tutto il libro. L'ingiustizia di un bimbo studioso nato nella famiglia sbagliata. L'ingiustizia di una donna (Flora) che sia abbandona all'amora e viene abbandonata. L'ingiustizia nella promozione del teppista di classe. Ma perché arrendersi alle ingiustizie? Non siamo noi artefici del nostro destino?


Francesco Manetti (270986@katamail.com), Empoli (Fi), 05.09.2002

Una narrazione senza precedenti, che coinvolge il lettore fino all'ultima pagina. Un alternarsi di situazioni comiche e di situazioni a dir poco catastrofiche. Un libro che in fondo lascia quel retrogusto amaro che ti assale per qualche giorno. Riuscirà Pietro Moroni a portarsi via la sua Gloria e a sposarsela, e Graziano con Erica......?


Veronica Mondelli (verym83@yahoo.it), Civitavecchia (Rm), 25/07/2002

Un libro potente, non c'è che dire. Ti fa vivere i personaggi, ti fa diventare essi stessi e non puoi evitare di ripensare continuamente ad una storia del genere, al suo intreccio e al suo finale così inaspettato, che ti fa rimanere a bocca aperta. Non so, ma credo che se la storia non sia finita bene per Graziano Biglia, credo che una sorta di lieto fine può essere riscontrato nella vicenda di Pietro: la sua sarà stata una vicenda tragica, ma almeno lui è riuscito ad evadere dalla "prigione" di Ischiano e fa presagire un po' di speranza per il futuro (in questo mondo in cui non sembra esserci giustizia).


Vanessa Bozzi, (bvanessa@tin.it), Roma, 11.06.2002

Un sogno amaro che coinvolge... un gioco di speranza e di attimi fatali in cui la rassegnazione diventa forza e l'amore diventa meccanismo trasformatore. Non riesci a staccare gli occhi dalle pagine... e ti dici "non è possibile" e ti ritrovi dentro di te a gridare "dai dai forza" oppure "non è giusto". Fino all'ultima riga. Un romanzo che davvero PRENDE E PORTA VIA


Carla Carluccio, Poggiardo, Lecce, 1.06.2002

Esilarante, diveretente, commovente, disinvolto, agghiacciante... Semplicemente un libro meraviglioso, da leggere. Un libro che "ti prende e ti porta via", che non puoi non continuare a leggere una volta iniziato... Una tecnica descrittiva travolgente e stravagante! Complimenti Niccolò!




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 7 set 2006

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