TUTTI I NOSTRI MERCOLEDI', UNA RACCOLTA DI INTERVISTE CHE PAOLO DI STEFANO FECE A GIULIO EINAUDI, FONDATORE DELL'OMONIMA CASA EDITRICE
Tutti i nostri mercoledì (2001)
Giulio Einaudi,Tutti i nostri mercoledì. Interviste a cura di Paolo di Stefano Casagrande, 2001
Interviste e saggi brevi, 133 pp.
Euro 7,75
Una percentuale ancorché piccola di libri che fanno cultura e restano per il domani.
Forza morale e capacità poetica di alcuni autori che, pur nellattuale apoteosi del trasformismo e nella dispersione intellettuale, continuino a trasmettere segnali positivi alleditore, che li deve sapere stimolare, seguire, consigliare, divulgando tali segnali al lettore di cui sa prevedere il gusto. Un servizio pubblico utile alla gente, per divertirla, forse, ma anche per aprirle il cervello ed informarla.
Il nitido programma editoriale è espresso sin dagli esordi dal giovanissimo Giulio Einaudi che si concede alle interviste (realizzate in tempi e occasioni diverse da Paolo Di Stefano), ma che non rinuncia mai allironia, alla provocazione, al mistero sulle scelte, allausterità di atteggiamenti; con un fiuto infallibile per le proposte editoriali, ma anche per lindividuazione degli uomini di cui avvalersi.
La personalità di un uomo curioso, che sapeva incutere una sorta di timore reverenziale ai giovani talenti che gli si presentavano (e che viene definito dallautore al suo primo incontro con lui dagli occhi glaciali), è venata, negli ultimi anni, da nostalgia per gli amici scomparsi, affetto per il Paese, ostinato, desiderio di continuare, come sempre, nel lavoro editoriale.
Catalizzatore di ingegni nel panorama culturale italiano pre e post bellico, Einaudi dà impulso a un'attività aperta alla massima libertà e allo scambio di opinione attraverso i quali venne fuori questa casa editrice, questo catalogo, queste persone, consentendo a ognuno di accrescersi attraverso il parere degli altri.
La testimonianza di Einaudi fornisce un importante contributo nel delineare il profilo professionale e umano dei molti autori, consulenti e studiosi che confluivano in modi diversi a costituire quellunica testa pensante che era la casa editrice. Tra di essi Leone Ginzburg, Cesare Pavese, Italo Calvino, Felice Balbo, Norberto Bobbio, Gianfranco Contini, Lalla Romano, Elio Vittorini, Franco Fortini, Antonio Giolitti, Cesare Segre, Salvatore Settis, Mario Lavagetto, Guido Davico Bonino, Ernesto Ferrero
«Nella linea di una mai rinnegata tradizione che già alla fine della guerra Einaudi dichiara liberal-progressiva, si propone di affrontare i problemi culturali del momento, in senso universale, non locale e autarchico-fascista e (anche grazie alla rivista «Il Politecnico») di apportare un significativo contributo alla sprovincializzazione della cultura»
Nata nel 1933, per volere di Einaudi, ma su impulso di Leone Ginzburg, la casa editrice torinese vive un lungo periodo della storia italiana con i cui eventi ha intrecciato un rapporto non sempre idilliaco. Gli stessi componenti del gruppo originario (Ginzburg e Pavese) non sono esenti da prigionia, confino esilio nel periodo bellico, mentre negli anni Novanta levolversi del mercato induce il suo fondatore alla cessione della sigla.
Sollecitato da Di Stefano (che negli anni Ottanta visse dallinterno latmosfera della Einaudi), leditore torinese chiarisce limportanza che aveva sempre rivestito, per lui, il conflitto continuo con i collaboratori, manifestazione del rispetto intellettuale reciproco. Ma anche lintesa immediata con le nuove generazioni di redattori, linfluenza delle eminenze grigie che stimolavano a fare e costituivano punti di riferimento sicuro, la capacità di cercare i testi da pubblicare
«Il gusto di un bibliofilo che aveva attinto amore per i libri nella biblioteca paterna, che si era spinto nella ricerca linguistica, nella traduzione, nella narrativa russa dopo aver esordito con la saggistica, che mantiene fino allultimo fede nel lavoro collettivo: quel gruppo di avanguardie culturali che si riunisce intorno al tavolo ovale, ogni mercoledì, artefice e testimone di confronti intellettuali di alto profilo. E nella possibilità di coinvolgimento del pubblico attraverso iniziative di promozione alla lettura che partano da biblioteche, anche piccole»
«Erano gli ultimi anni prima che ci capitasse tra coppa e collo questo benessere economico, come una piacevole legnata che ci ha fatto perdere l'orientamento»