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Ultime lettere di Jacopo Ortis (1817)


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Ugo Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis
Mondadori, Oscar Classici,
Milano 1986, pp.187, L. 11.000 euro 5,68

« - Illusioni! grida il filosofo - Or non è tutto illusione? Tutto! Beati gli antichi che si credevano degni de' baci delle immortali dive del cielo; che sacrificavano alla Bellezza e alle Grazie; che diffondevano lo splendore delle divinità su le imperfezioni dell'uomo, e che trovavano il Bello ed il Vero accarezzando gli idoli della loro fantasia! Illusioni! Ma intanto senza di esse io non sentirei la vita che nel dolore, o (che mi spaventa ancor più) nella rigida e dolorosa indolenza: e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele».

ll'indomani del trattato di Campoformio (1797), ceduto il Veneto da Napoleone all'Impero austriaco, Jacopo — fuggiasco, «disperato e della sua patria e di se stesso» — consuma sui Colli Euganei l'estremo amore per l'inafferrabile Teresa, promessa sposa al mediocre Odoardo.

Nel romanzo epistolare, le Ultime lettere di Jacopo Ortis (edizione definitiva 1817), Ugo Foscolo rappresenta la sua insanabile amorosa e politica irrequietezza, la «delusione storica» vissuta dalla società italiana tra Settecento e primo Ottocento e il «dramma eterno dell'uomo dominato dalla violenza e dalla paura».

Dopo il trattato di Campoformio, che «trafficò la sua patria, insospettì le nazioni, e scemò dignità» al nome di Bonaparte liberatore, consumatosi il sacrificio di Venezia ceduta all'Austria, Ugo Foscolo, disperato amante senza patria, inizia a scrivere il diario delle proprie angosciose passioni, le Ultime lettere di Jacopo Ortis.

Indiscutibilmente, la contaminazione e la contiguità di vita e letteratura fanno dell'Ortis e un'opera nuova nella storia letteraria e un'opera aperta — tanto quanto aperta e provvisoria, instabile e convulsa fu la vita del suo autore: «libero scrittore», sradicato di terra in terra.

Pertanto, delusione politica e amore deluso finiscono solamente per sommarsi e giustapporsi in un romanzo epistolare dalla redazione non compiuta e organica ma prolungata e stratificata. Sulla orme della Nouvelle Héloïse di Rousseau e della poesia notturna di Young, nel 1796, sui Colli Euganei, nasce Laura, lettere, una storia d'amore e di suicidio. Il libro con il titolo definitivo Ultime lettere di Jacopo Ortis prende vita invece a Bologna nel 1798, dopo l'abbandono di Venezia, l'amore breve e violento per Teresa Monti e la lettura de I dolori del giovane Werther di Goethe. Ma presto, in seguito all'arrivo degli Austro-Russi, la stesura si interrompe.

Poi, le battaglie, le inquiete peregrinazioni per l'Italia contesa da eserciti stranieri, l'infelice e travolgente amore per Isabella Roncioni (promessa sposa ad un ricco marchese) e la relazione con Antonietta Fagnani, inducono il Foscolo a una revisione integrale dell'opera giovanile. E al ritorno dei francesi in Italia, mentre le sue idee giacobine e rivoluzionarie entrano definitivamente in crisi, nel 1802, con grande successo in Italia e in Europa, esce a Milano l'edizione di un nuovo Ortis, oramai maturo. Infine, durante l'esilio svizzero, a Zurigo nel 1816 appare una nuova edizione (datata però Londra 1814), cui poi seguirà, frutto di un'accurata e definitiva revisione linguistico-stilistica, l'edizione di Londra del 1817.

Dall'adolescenza alla maturità, nel corso delle diverse redazioni, le lettere che il ribelle Jacopo indirizza all'amico Lorenzo Alderani, vanno così adeguandosi al mondo interiore dello scrittore e alla sua vitalità passionale impetuosa e desiderosa di imporre il proprio individuale «sentire». E Jacopo appare sì un tragico eroe alfieriano, ma un eroe alfieriano che con tutta la sua assoluta ansia di libertà contro la tirannide, scende dalle remote e mitiche scene, e viene a vivere e a morire nell'Italia borghese, prosaica e antieroica dell'ultimo Settecento. Al tramonto del mito napoleonico e delle grandi speranze libertarie e ugualitarie, il tragico scontro con i limiti imposti dalla realtà presente si consuma, infatti, in un'Italia «schiava, denudata, venduta» e in una società storica e umana «foresta di belve».

Foscolo — e con lui Jacopo, il personaggio o meglio la maschera che nell'Ortis fa da schermo allo scrittore — è oramai lontano dalla fiducia che l'Illuminismo riponeva nella realizzazione positiva della ragione nella storia. E così approda alla visione laica e materialistica della società e della natura di Macchiavelli e di Hobbes: «le nazioni si divorano, perché una non potrebbe sussistere senza i cadaveri dell'altra». Al di là, poi, dei significati storici e ideologici contingenti, recenti letture critiche d'impostazione psicanalitica hanno evidenziato come nell'Ortis dramma politico e dramma affettivo trovino nelle strutture profonde dell'io la loro unità. Venezia sarebbe la città-madre, Napoleone il padrone-padre e quindi in Jacopo, il figlio-suddito, si ripeterebbe la situazione edipica.

Dall'altra parte, in quest'opera dalla «natura dirompente, esplosiva, persino scomposta, ma così autentica, ardente», è già presente in via di formazione tutta la poesia del Foscolo posteriore. Quindi, accanto e in contrasto al meccanicismo fatalistico settecentesco e alla sua immagine della vita sociale come di una guerra di tutti contro tutti, sussistono, come sogno, speranza, nostalgia, conforto e consolazione, i miti della nascente civiltà romantica. L'amor di patria, il mito del sepolcro confortato dal pianto, il mito dell'amicizia e del rapporto con gli spiriti di forte sentire, il mito dell'amore e della «segreta armonia» della bellezza della natura. E infine, il mito dell'arte e della poesia che in sé riassume tutte le illusioni — perché, «tutto, tutto quello ch'esiste per gli uomini non è che la lor fantasia. Caro amico! […] e le nostre passioni non sono in fine del conto che gli effetti delle nostre illusioni».

Milano, 15 novembre 2000

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Giovanni, Crispano (Na), 25/10/'04

Purtroppo non ho avuto modo di leggere questo libro ma da ciò che appare dallo studio letterario che sto facendo mi sembra una lettura, per i sentieri travagliati dell'indole del protagonista!Non tutti possono essere d'accordo con me ma vi rivolgo un invito:APRITE LA VOSTRA MENTE ALLA CULTURA E IL VOSTRO CUORE ALLA SENSIBILITA' DI UN'OPERA D'ARTE!!!

Elisa Angelini Rota, Roma, 22/10/'04

È veramente il libro più brutto e palloso che sia mai esistito sulla faccia della terra....bruciate tutte le copie di tutti i libri di foscolo almeno noi poveri studenti stiamo un pò in pace....

Elena Mancuso, 11/10/'04

Penso che dopo I Dolori del giovane Werther, questo sia uno dei piu' bei capolavori del romanpasiniticismo. E' vero, per certi versi puo' sembrare noioso o forse troppo complesso, ma tutta l'istintivita' e le emozioni che emergono de ogni singola descrizione della natura vista degli occhi di Jacopo e' veramente sublime. Penso che sia una delle opere, anche se non la piu' famosa dell'autore, in grado di esprimere i tratti del profilo romantico del poeta dell'ottocento e il concetto vivissimo di amore e morte.

Valeria Galbiati, Bernareggio (Mi), 2/10/'04

Il libro e' sicuramente noioso e per chi abbia letto "i dolori del giovane werther" e' ancora peggio! ma del resto e' un grande classico e non puo' passare inosservato, che sia noioso oppure no!

M N, Treviso, 19/09/'04

Cavolo...ho raggiunto un apice di 11 pagine in un giorno...mai letto un libro così noioso...tanto che neanche a metà l'ho lasciato interrotto.non so come si faccia a dire che è un bel libro...il mio parere è che sia osceno.

Emanuela Cannito, Campobasso, 30/08/'04

E' un libro che coinvolge, che appassiona e che fa riflettere.Il pessimismo è dominante, viene ripresa la <<Natura matrigna>> del Leopardi racchiuso tutto nel quadro del tipico Ottocento. L'amore impossibile, la patria rubata, le delusioni subite e come unica soluzione la morte, fanno del Foscolo uno degli scrittori più ineressanti.

Laura Sonari, Napoli, 20/06/'04

Mamma mia, se è incomprensibile questo libro!!!!!!Non riesco proprio a leggerlo!!!!!!!Penso che non lo finirò mai...

Aldo Spano (audspano@libero.it), Sassari, 07/05/'04

Benchè artisticamente non perfetto e opera giovanile, trovo interessante, specie per un ragazzo, la lettura del primo romanzo della nostra letteratura.Il Werther è senz'altro scritto con più mestiere e distacco, ma la figura di Jacopo, profondamente legata alla storia del suo tempo, è certo più stimolante. Se è criticabile la rinuncia di Ortis, dettata anche dalla fragilità propria di un ragazzo, è tuttavia degno di nota il coraggio di credere e vivere per i propri ideali.E lasciate perdere il GF!

Giulia (giulia.mar@tiscalinet.it), 02/05/'04

Ma ragazzi dico, siete impazziti...va bene che il dialogo è il vero insegnamento e che il giudizio critico ci rende liberi ma foscolo ed il grande fratello non sono perfettamente compatibili...al signore che farneticava qualcosa sulla carta in bagno vorrei rispondere che Platone (ehi platone non è uno del grande fratello eh per capirci) diceva:bisogna parlare semplicemente con le anime semplici...forse le parole di foscolo si intessono di troppo lirismo per essere comprese..ecco tutto

Mic, 17/02/'04

Come diceva Chesterton: " Un classico è un libro che tutti esaltano e che nessuno vuol leggere ". Ultime lettere sarà sicuramente un classico della letteratura italiana, che avrà ispirato i migliori autori moderni, ma è un libro troppo pesante e scritto in una maniera che non permette una lettura scorrevole.

Giulia Agostini (gigia89@excite.it), Pistoia, 30/12/03

pure io nn riesco a concentrarmi sull'opera di Foscolo nn per la lingua antica ma soprattutto per i concetti anche se questa è un'opera molto bella è molto difficile da capire.


Claudia (saudia1@virgilio.it), 28/10/'03

Giulia siamo in due!Più provo a concentrarmi e meno riesco a capire ciò che leggo!Sarà pure un romanzo di grande importanza per la letteratura italiana,ma credo che Le Ultime Lettere di Jacopo Ortis siano incomprensibili e nemmeno i pensieri dell'autore sono poi così chiari.Capisco che sia stato scritto in un epoca lontanissima dalla nostra, ma mi sembra vuoto di contenuti.Se qualcuno sa indirizzarmi un sito per comprendere meglio l'opera di Foscolo, è ben accetto!


Gabriele Macorini (GVCatullo@hotmail.com), Milano, 12/09/'03

BELLO, BELLO, BELLO!!! Devo dire che il primo romanzo italiano è ancora un'imitazione ("I dolori del giovane Werther") di Goethe e il nostro amico Ugo non è riuscito a rappresentare la storia di Jacopo e Teresa bella come quella di Werther e Lotte, non c'è quella bella passione romantica... ma c'è un altro elemento romantico: il culto del passato e la visita alle tombe di Michelangelo, Machiavelli, Galileo ("I Sepolcri), Dante, Petrarca e la visita al vecchio Parini... insomma, qualcuno che guarda alla grande tradizione letteraria italiana, in cui Foscolo si sarebbe inserito...


Giulia (flyst86@hotmail.com), Genova, 10/09/'03

Ho letto dei commenti bellissimi su questo libro...io devo leggerlo per la scuola, c'è qualcuno che mi spiega come leggerne più di due pagine di fila senza addormentarmi?a me piace molto leggere, ma questo libro proprio non riesco a finirlo...


Elisa, 26/08/'03

Ho letto le "Ultime lettere di Jacopo Ortis" dopo "I dolori del giovane Werther" di Goethe e sinceramente trovo l'opera del Foscolo molto più noiosa e complessa di quella dell'autore tedesco: bella la parte dedicata alla patria perduta, ma la storia d'amore tra Jacopo e Teresa sembra proprio la brutta copia (proprio brutta brutta!) di quella tra Werther e Lotte.


Christian Rossi (chrisno1@libero.it), Talsano (Taranto), 15/05/03

Ho come l'impressione che sia necessario essere innamorati per capire le parole di Jacopo. Le speranze di una persona innamorata, le fughe della fantasia, la disperazione dell'attesa tradita. Non togliete all'uomo l'illusione, sarebbe come togliere a Dante le Stelle. Senza i nostri sogni, forse andremmo avanti solo per inerzia.


Matteo Altreni (desfemar@tiscali.it), Bari, 14/05/03

Noiosissimo!! Mi hanno costretto a leggerlo per scuola, mai più lo voglio vedere...


Anna Zegretti (abateluigi@infinito.it) , Roma, 01/09/02

Ho letto le ultime lettere di Jacopo Ortis e l'ho trovato molto vero e interessante..risveglia sentimenti e suscita emozioni che sembrano perduti..ho fatto una bella relazione sul libro al mio insegnante di Italiano... ho scritto molto e per questo non la posso riprodurre... ma la condenso in queste parole: queato Ë un Libro! di cui si dovrebbe parlare.. altro che argomenti come il Grande Fratello.. che interessano solo agli idioti!.... propongo una trasmissione intitolata... Il Grande Foscolo!... ciao, Anna


Simone Viale, (simone_viale@libero.it), 5.06.2002

Il romanzo di Foscolo è bello se letto tradizionalmente, ancora di più se si riesce a leggere tra le righe: si sente l'urlo di Foscolo, la voglia di ribellione, confermata anche dal contenuto estremamente anticonformista del romanzo. Ed è proprio questa la caratteristica principale: sebbene Foscolo usi un metodo di scrittura tradizionale (l'epistola) il contenuto vorrebbe distruggere la causa del crollo delle illusioni patriottiche dell'autore, che usa semplicemente una facciata, quella di Jacopo, per esprimere la propria disperazione. E non mettete in mezzo il grande fratello, vera "spazzatura" a cui aspirano solo i ragazzini senza alcuna ambizione? P.s. concordo pienamente con l'opinione di Veronica, tesi e antitesi sono la base per l'avanzamento della cultura!


Nunzia Capitano (nunzia.capitano@libero.it), Rende, Cosenza, 20.03.2002

Ciao a tutti! Mi chiamo Nunzia e ho appena scoperto questo sito perché devo fare delle recensioni su alcune opere di Foscolo che gia' adoro. Spero solo che l'interrogazione di domani su "I Sepolcri" e sul "Le ultime lettere di Jacopo Ortis" vada bene.....Leggete e apprezzate Foscolo, e se volete un consiglio, studiate i sonetti che sono le perle della letteratura italiana. Baci. ps.perdonatemi questa "scrittura" veloce!


Marco Pezzotti (pezzottimarco@inwind.it), Roma, 7.03.2002

Io penso che "Le Ultime Lettere di Jacopo

Ortis", benche' possa sembrare a prima vista un' opera abbastanza "pesante" e estranea agli ideali odierni (qualora esistano ancora o possano comunque essere chiamati tali), sia ancora da considerrsi un grande esempio di vero eroismo e di grande letteratura, complimenti per il sito ciao,ciao.


Veronica Mondelli (verym83@yahoo.it), Civitavecchia, Roma, 4.03.2002

E io vorrei rispondere alla ragazza che mi critica di non fare troppo la spiritosa e di non apostrofarmi. Le opinioni degli altri le ascolto pure troppo, per quello che faccio, pertanto talvolta potrei anche discostare dall'opinione di qualcuno. Fra l'altro, nella storia dell'uomo, tutti i grandi discorsi e i piccoli discorsi, le polemiche e le guerre, le dispute e le lotte, sono nate dal non essere d'accordo con l'opinione dell'altro e se non mi autorizzi a dire la mia, la mia libertà di pensiero potrebbe risentirne, non siamo mica in un fascismo... E' una sorta di andamento dialettico della realtà e se comprendi cosa vuol dire "dialettico" allora non sei una da grande fratello. Fra l'altro vorrei capire perché le "Ultime lettere" hanno lasciato la maggior parte della gente con una strana sensazione. A me la strana sensazione l'hanno lasciata "I Promessi sposi". Sarò banale, ma per me è così.


Maria Paola Lettieri (erbanana@asroma.it), Fiumicino, Roma, 12.02.2002

Vorrei spiegare alla ragazza che parla con modi eleganti che il solo fatto che si sia innamorata di Jacopo non vuol dire che abbia apprezzato o compreso il libro più di ogni altro. Nella vita è bello conoscere le opinioni altrui e non restare chiusi nei propri pensieri e credere che sono giusti. Per quanto mi riguarda, di questo libro posso solo dire che mi ha lasciata perplessa a tal punto da diventare, in alcuni momenti della mia vita, come Jacopo. P.S. Credo che il Grande Fratello sia la massima aspirazione nella mia vita!


Veronica Mondelli (Verym83@yahoo.it) Civitavecchia, Roma, 30.11.2001

Ho notato che molta gente non ha apprezzato il libro di Foscolo. Io l'ho letto a 13 anni e mi sono innamorata di Jacopo, ne sono tutt'ora innamorata e non vedo come si possa lasciare scritto il commento di un cretino qualunque che dice che il libro di Foscolo serve "ad andare al bagno" (l'ho detta in termini più eleganti) e di chi paragona la mente di quest'uomo a quella depravata di Erika e Omar. Chi parla in questo modo non sa nè può capire il dramma di Foscolo, semplicemente perchè Foscolo aveva degli ideali e dei valori per cui combattere, mentre la gente che scrive inutilmente le sue cavolate contro di lui, magari ha come ideale più alto il grande fratello. Le perone che diprezzano la cultura è meglio che stiano zitte: farebbero meno danni alla propria bocca.


Daniele Pirandello (tottifenomeno@inwind.it) , 15.11.2001

Trovo molto difficile ritenere un capolavoro un'opera scitta da un uomo che a 16 anni aveva già una relazione con una donna di 34. Le inquietudini del Foscolo non sono altro che le frustrazioni di un uomo. Sono sicuro che, se si desse a Omar (il fidanzato-assassino di Erika nella vicenda di Novi Ligure) la possibilità di scirvere, fra 200 anni sarebbe venerato come un genio della letteratura del vuovo millennio....


Domenico Fellamutanda (domslipslice@libero.it) Grazzanise, Caserta, 10.09.2001

Ho letto questo capolavoro foscoliano all'età di 16 anni, e non vedevo l'ora che morisse il protagonista. L'ho riletto a 20 anni e m'infatuai di Teresa. L'ho riletto a 25 anni e mi innamorai, mi accorsi che il mio vero amore era Odoardo e sono tuttora geloso di Teresa. Lo stavo leggendo ieri mattina nel bagno, finì la carta, e solo ora mi accorgo della morbidezza dei versi foscoliani: il vero intento di Foscolo era questo. Altro che Scottex. P. S. Accettate anche opinioni discordi a quelle già pubblicate.


Francesca Zanoni (francy.cesca@virgilio.it) Trento, 03.09.2001

Ho appena finito di leggere le ultime lettere di Jacopo Ortis. Dell'opera non ho apprezzato il continuo cambiamento di modo di scrivere, spesso oscuro e dissonante in sè, ora oratorio, ora poetico, ora "casereccio", ora quasi patetico.Tuttavia questa varietà di stili riflette la crisi interiore del protagonista e il suo continuo trapasso da un pensiero all'altro che - a mio avviso - rasenta la follia. Ho invece apprezzato come Foscolo abbia raggiunto con successo il suo scopo: far penetrare il lettore nella mente di un suicida. Infatti io stessa, alla fine del libro, sono riuscita a comprendere come Jacopo possa aver considerato il suicidio l'unico rimedio per fuggire i propri mali, l'unico mezzo per trovare quella pace e serenità tanto anelati in vita.


Andrea Costanzo (costanzoandrea@hotmail.com) Pisa, 17.05.2001

Ho letto questo libro a 16 anni e devo dire che non mi ha lasciato molto... Solo dopo aver finito il liceo, quando cioè ero più pronto e maturo per carpirne a fondo il significato di ogni singola pagina, mi sono reso conto di quanto meraviglioso fosse questo
libro.. Mi piace la figura pessimista e tenera di Jacopo, il suo rifugiarsi e nascondersi nella sublime Natura... Uno dei più bei libri che abbia mai letto, un tesoro che porterò sempre con me.


Margherita,as Ladispoli (Roma), 19.03.2001

Ho aperto questo libro per la prima volta all'età di 14 anni,ma vista l'età non lo terminai per l'impossibilità di coglierne il vero signficato...una cosa però l'avevo intuita,e cioè il fatto che quel libro aveva da raccontarmi qualcosa...e così è stato:ho ripreso in mano quel libro a 17 annie non l'ho più "abbandonato":mi ha insegnato che la notte non è mai la morte di un giorno,ma solo la sua ombra così come la morte non è la fine l'esito di una vita...semmai la sua ombra!perchè la luce di un giorno così come quella della vita non cesseranno mai di brillare.


Stefano Bozza (mailto:sbozza@libero.it), 9 febbraio 2001

Trovo in quest'opera qualcosa di simile alla delusione Catulliana,che mi porta ad avvicinare molto i due poeti. Questo pessimismo rende l'opera grande e soprattutto sincera e reale


Laura Petrullo (xxpisellinaxx@hotmail.com) Roma, 08.01.2001

Devo dire che inizialmente non mi piaceva molto il modo in cui si stava svolgendo la storia...ma devo dire che poco dopo mi sono appassionata!!!


Aurora Candela (ladu@excite.it) Milano, 18.12.2000

In questo romanzo epistolare, Foscolo esprime i suoi stati d'animo, paragonabili a quelli di Jacopo scoraggiato per la cessione di venezia all'Austria. Ho trovato l'opera molto interessante.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mer, 6 dic 2006

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