UNO, NESSUNO E CENTOMILA, DI LUIGI PIRANDELLO: LA FRAMMENTAZIONE DELL'IO.

ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE


Uno, nessuno e centomila (1926)



Luigi Pirandello , Uno, nessuno e centomila
Universale Economica. I Classici. Feltrinelli, 1993
4 ed., XXX - pp.226 Euro 6,20

ome sopportare in me questo estraneo? Questo estraneo che ero io stesso per me? Come non vederlo? Come non conoscerlo? Come restare per sempre condannato a portarmelo con me, in me, alla vista degli altri e fuori intanto dalla mia?»

L’ultimo romanzo di Pirandello, in gestazione già dai primi anni Dieci, ma uscito, dapprima in rivista e poi in volume, solo nel 1926 (Bemporad, Firenze), è intessuto di interrogativi e di esclamazioni sulla scia del passo sopra riportato, interrogativi spesso e volentieri rivolti dal protagonista del romanzo direttamente al lettore, con la precisa volontà di coinvolgere quest’ultimo nella vicenda, che si può senza ombra di dubbio definire "universale".

Vitangelo Moscarda, chiamato dalla moglie Gengè, partendo dalla scoperta di avere il naso lievemente storto, si avventura in una serie di ricerche speculative che lo porteranno alla rovina. Ma si tratta davvero della rovina? La banalissima constatazione, riguardante l’altrettanto banale difetto fisico, gli provoca la consapevolezza di essere visto e giudicato dagli altri in modi molteplici e differenti, di essere visto in “centomila” prospettive diverse e inconciliabili. Progressivamente, egli è assillato dal bisogno di scoprire un’immagine obiettiva di sé.

Nel tentativo di uscire da questa situazione inizia a commettere azioni impreviste, capovolgendo le convinzioni che gli altri si sono fatti sul suo conto, scopre contraddittoriamente di saper essere crudele o generoso, disinteressato o egoista, fino a comunicare la propria “pazzia” a un’amica della moglie che durante un singolare amplesso lo ferisce con un colpo di pistola. Gengè è nei guai fino al collo, ma anche questa è una “finzione” della società alla quale si oppone. In effetti egli continua le sue ricerche in un ospizio, dove finirà a vivere il resto dei suoi giorni e nel quale scoprirà, amaramente appagato, che l’uomo è immerso in un continuo flusso durante il quale muore e rivive ogni istante; l’unica immagine possibile di sé consiste nelle cose, nella natura, nell’aria che riflettono e rendono eterna la parte veramente viva di ogni creatura.

Una volta giunto a essere ritenuto pazzo, Vitangelo si dichiara soddisfatto di questa conclusione che “non conclude”, accetta di rinascere «nuovo e senza ricordi: vivo e intero… in ogni cosa fuori», totalmente escluso dalla vita sociale e dalla visione comune degli uomini. L’alienazione di Moscarda consiste nella totale scomposizione dell’io, nell’impossibilità di calarsi in un qualunque tipo di ruolo, perché la realtà muta incessantemente e nulla può interromperne il flusso.

Si può tranquillamente affermare che in questo romanzo la filosofia pirandelliana trovi totale compimento e si dispieghi al massimo delle sue potenzialità. Il protagonista dell’ultimo romanzo del narratore siciliano assorbe in sé e supera tutti i personaggi presenti nei romanzi e nelle novelle dello scrittore. Non a caso il testo recupera materiali che erano andati via via accumulandosi nel corso degli anni sulla scrivania dello scrittore.

L’opera è considerata un riepilogo di tutta l’attività, narrativa e teatrale di Pirandello, qualcosa di compiuto nella forma e incompiuto nella sostanza. Il romanzo «più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita» (così afferma l’autore in una lettera autobiografica) mette in scena il personaggio più “smontato” e più carico di autoconsapevolezza del mondo pirandelliano, fortemente desideroso di tornare alla freschezza dell’impressione immediata.

Anche l’andamento stilistico appare involuto e franto, organizzato in un monologo ricco di interrogazioni ed esclamazioni, proprio per affermare l’impossibilità di una conoscenza organica e coerente della persona e del mondo stesso.

A cura della Redazione Virtuale di «ItaliaLibri»

Milano, 6 maggio 2002
© Copyright 2002 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net





Novità in libreria...


Per consultare i più recenti commenti inviati dai lettori
o inviarne di nuovi sulla figura e sull'opera di
Luigi Pirandello

|
|
|
|
|
|
|
I quesiti
dei lettori




I commenti dei lettori


I nuovi commenti dei lettori vengono ora visualizzati in una nuova pagina!!

E., Caserta, 12/11/'04

eh già..è proprio così... potessi almeno una volta vedermi anch'io dal di fuori!! chissà come sarei!!...chissà come mi vedono gli altri... Libro stupendo,ma devo dimenticarlo perché..."mi sta facendo uscir pazzo!":-))

Andrea, Treviso, 21/09/'04

Un libro interessante che m ha colpito subito dalle prime pagine.Sinceramente gli stessi problemi esistenziali di Pirandello me li ero già posti a priori,prima di leggere il libro, ma penso non sarei mai stato in grado di metterli su carta come ha fatto l'autore. mi sno divertio a leggerlo probabilmente anke perché in parte m ritengo un Moscarda.

Juan, Madrid (Spagna), 10/09/'04

................SONO SEMPLICEMENTE SENZA PAROLE...DOPO AVER LETTO QUESTO LIBRO TUTTO DI UN FIATO MI SI È APERTO UN NUOVO MONDO DAVANTI FATTO NON SOLO DI APPARENZE, MA ANCHE DI RAGIONAMENTI.............STUPENDO..........

Denise, Castelfiorentino (Fi), 2/07/'04

Io ho visto il film a scuola di "Uno, nessuno e centomila" e devo dire che era molto bello ed interpretato in modo impeccabile!!!Il film sarà vecchio ma quando ti cattura l'attenzione non ti accorgi più del passare del tempo.Passai due ore e mezzo incollata allo schermo!Lo consiglio a tutti.Il libro manca di leggerlo ma prima o poi lo farò...

Enrico D. M., Portici (Na), 22/06/'04

Uno, nessuno e centomila è stato l'ultimo capolavoro di Pirandello, il quale ha saputo infondere in esso tutta la sua tematica. Crea un personaggio nuovo, poliedrico, che di volta in volta incuriosisce ed attrae il lettore. Un monologo quello di Vitangelo Moscarda, un uomo come tanti, che vive contento della propria condizione sociale ed economica, che nasce da una dichiarazione della moglie, la quale, con ignara leggerezza, gli fa notare un'imperfezione del suo naso. Moscarda comprende di non essere quale li stesso si è veduto sino allora, ma di impersonificare una realtà sfuggente e molteplice, riflessa dagli occhi altrui. E' UNO poiché rappresenta l'individuo visto da tutti; NESSUNO poiché l'individuo che agisce e che è giudicato dagli altri resta estraneo alla persona stessa che non può vederlo vivere; CENTOMILA poiché è visto in cento modi diversi dagli altri ma anche da se stesso poiché si comporta in tantissimi modi diversi quante sono le persone che conosce.

Lilly, Genova, 10/05/'04

Quando ho letto questo libro,ho pensato:accidenti mi piace pirandello,ha centrato un'idea vecchia come il mondo:chi siamo noi? Probabilmente non c'è risposta a questo quesito ma esso rappresenta da sempre una comune crisi esistenziale trattata con ironia'serietà e assoluta intelligenza dall'autore siciliano.bravo pirandello.

Lilly, 10/05/'04

Un libro molto bello,mi è piaciuta molto l'inquitudine sentita dall'autore all'inizio, quando il personaggio non sa più chi è,quando ha una forte crisi esistenziale. Trovo che sia vero che siamo tutti uno,nessuno e centomila;certo spaventa ma è un'idea molto croncheta e ragionata!!

Mauro, (mbstaff@libero.it), 13/04/'04

Libro a mio dire complesso, non troppo nella forma ma bensì nei contenuti, sempre velati e quasi impercettibili. Una introspettività estrema che non riesce a coinvolgere il lettore, nel vortice delle vicende e dei pensieri del protagonista. Nella narrazione gli elementi filosofeggianti sono molteplici, volti ad indurre alla riflessione il lettore, tuttavia questi continui flash interiori appesantisco notevolmente la lettura dell' opera. Nonostante questo primo giudizio, effetto gradito dell' opera è lo stimolo al pensiero, alla riflessione non tanto su quello letteralmente scritto, ma la riutilizzabiltà e malleabilità dei contenuti consentono il riadattamento delle vicende al vissuto personale. E' proprio la possibilità di plasmare i contenuti che inducono il lettore a rievocare spezzoni di vita passata, e confrontarli con le vicende di Gengè, rielaborando opinioni dell' autore. Le conclusioni che vengono estrapolate da questo pensare risultano spesso, magari, diametralmente opposte da quelle del protagonista, ma obbligano ad una presa di posizione da parte del lettore, che non si trova di fronte ad uno scritto rigido e copioso, che non lascia spazio a rielaborazioni, ma bensì dinnanzi ad una bozza in attesa di essere rielaborata da ciascuno.

Argail, Milano, 09/01/2004

Credo sia un romanzo scritto con interesse verso il significato dell'esistenza. Mi é piaciuto, il grado di umorismo che é grottesco ed usato con moderazione


Matteo Cuccu, (cuccu.enrico@tiscali.it), Pabillonis (Cg), 26/12/03

Indubbiamente un libro che può risultare noioso già dopo le prime pagine.Sono riuscito ad appassionarmi solo dopo i tentativi di Gegè di conoscere tutti i suoi io o almeno alcuni,provando,talvolta ad immedesimarmi in lui.Credo di dover al più presto rileggere tanto questa che il fu Mattia Pascal, l'altra opera basilare secondo me,dell'autore siciliano,considero infatti i suoi libri Terapeutici.


Caterina, Firenze, 3/11/2003

Pirandello ha scritto questo libro che mi é risultato noioso e fin troppo introspettivo. Il racconto comincia a diventare interessante solo quando Moscarda decide di fare "cavolate" e azioni fuori del normale. Comunque il libro é una vera noia!!! Leggerlo é una perdita di tempo, non ve lo consiglio!


Manuela Fiorentini (manufiore@lycos.it), Milano, 9/10/'03

Questo libro è unico...Quanti libri esistono, come questo che vi fan riflettere su chi siamo in realtà, perché siamo al mondo e che cosa dobbiamo fare nella nostra vita? Anche nella vita di ogni giorno, a scuola, tra gli amici, a casa con i tuoi...nessuno ti aiuta a capire chi sei. La verità è che neanche noi stessi non ci conosciamo fino in fondo, conosciamo solo 1/10 della nostra personalità (lo dice Freud). Quindi se vogliamo conoscerci meglio dobbiamo avere più dialogo con tutti e parlare di qualsiasi ergomento, ma più in particolare della vita, delle persone, dei comportamenti; dobbiamo leggere di più, informarci su tutto ciò che succede in torno a noi..solo osì un giorno copiremo noi stessi! UNO, NESSUNO E CENTOMILA: uno, è come credo di essere; centomila è come mi vedono centomila altre persone e nessuno è ciò che sono veramente, perché io e le altra centomila persone non mi conoscono fino in fondo.


Lorenzo Ghinato (lorenzoghinato@hotmail.com), Lendinara (Rovigo), 4/09/'03

A mio avviso questo romanzo si pone a pieno titolo sulla linea della poetica di Pirandello.Come del resto nel noto "Il fu Mattia pascal",il tema trattato rientra sempre nell'introspezione pura e semplice dell'io. Vitangelo Moscarda È un personaggio attanagliato da problemi esistenziali che vive il duro impatto con il mondo nella sua realtà e continuamente si trova in contrasto con i suoi simili che non sono altro che dei personaggi tipo. Ma ciò che dà quel tocco di ulteriore originalità ad un romanzo che già nasce come innovativo,È il finale nel quale il protagonista trova una porzione di calma e trova finalmente se stesso in quel mondo che tanto lo ha messo alla prova. complimenti a Pirandello.


Matteo Gagliardi (gagliardi.gala@virgilio.it), Saronno (Va), 12/08/'03

Non è vero che è noioso.. anzi! Per molti sentire i ragionamenti altrui è "troppo impegnativo".. soprattutto se il libro non è obbligatorio leggerlo.. Al contrario se il ragionamento "prende" ed è interessante.. è tutto più facile.. A me personalmente è piaciuto.. vi scrivo la frase che riassume tutto: "Essere per sé nessuno: Era questa la via che conduceva ad essere uno per tutti" I suoi ragionamenti erano così veri che uno di quelli mi è rimasto particolarmente in testa: "Siete ancora sconcertato, irritato, mortificato della pessima figura che avete fatto col vostro vecchio amico, mandato via poco dopo sopravvenuto il nuovo, con una scusa meschina, perché non resistevate più a sentirlo parlare e ridere in presenza dell'altro. Ma come? mandarlo via così? ma se poco prima che quest'altro arrivasse, vi compiacevate tanto a parlare e rider con lui? Mandato via. Chi? Il vostro amico? Credete sul serio di aver mandato via lui? rifletteteci un poco.. il vostro vecchio amico, in sé per sé, non aveva nessuna ragione d'esser mandato via, sopravvenendo il nuovo. I due, tra loro, non si conoscevano affatto (li avete presentati voi l'uno all'altro) e potevano tranquillamente trattenersi insieme una mezzoretta nel vostro salotto del più e del meno (nessun imbarazzo: ne per l'uno ne per l'altro). L'imbarazzo l'avete provato voi, e tanto più vivo ed intollerabile quanto più vedevate i due conoscersi e parlar tra loro.. l'avete subito rotto quel discorso! perché? Ma perché voi (non volete ancora capirlo?), voi, all'improvviso, cioè all'arrivo del vostro nuovo amico, VI SIETE SCOPERTO DUE, uno così dall'altro diverso, che per forza a un certo punto, non resistendo più, avete dovuto mandarne via uno... non il vostro amico! no.. avete anzi mandato via voi stesso (non quello che siete VOI per VOI STESSO, ma quello che VOI volete essere per IL VECCHIO AMICO..) perché lo sentite totalmente diverso da quel che volete essere per il nuovo amico! I due erano perfettamente compatibili tra loro, si parlavano garbatamente.. incompatibili erano invece i due VOI che improvvisamente avete scoperto in voi stesso.. voi avete una realtà per il vostro vecchio amico ed un'altra diversa per il nuovo.. così diverse che se vi foste messi a parlare con il vecchio, molto probabilmente il nuovo sarebbe rimasto a guardarvi sorpreso o forse sbalordito.. e nell'imbarazzo che provavate a parlare con il vecchio avete trovato una scusa per disfarvene.." non è forse vero? quante volte, camminando per la strada con alcuni amici (quelli con cui si va di solito in giro a cuccare o a sparlare degli altri), abbiamo visto una nostra compagna di classe (cozza, brutta, ma che ci sta simpatica e coi ci si parla tranquillamente a scuola) passeggiare per la strada.. e voi, volendo apparire bene ai vostri amici, non vi siete fatti vedere dell'amica, o peggio ancora, appena vi ha salutato da lontano, vi girate coi vostri amici e lasciate che la deridano? facendo magari anche voi una battuta per sfotterla o dicendo che non ci avete mai parlato? quante? moltissime! figuratevi se arrivasse uno dei vostri amici a trovarvi a casa vostra e vi trova in casa anche questa? magari lui ci parlerà tranquillamente.. ma son sicuro che vi sentireste imbarazzati a sentir parlare questa di voi a scuola e così via.. il vostro amico vi guarderebbe un po' strano.. e sicuramente voi gli direste "sta esagerando.. non è vero.. ero obbligato.." e così via.. a questo punto mandereste via l'amica o l'amico? sicuramente l'amica.. perché mandando via l'amico questo non vi vedrà più come prima.. l'amica invece si.. magari un po' arrabbiata di andarsene.. ma questo gioverà all'amicizia con l'amico.. miiiii quanto ho scritto!!!! beh.. è veramente un bel libro!! ciao!!


Cristiano Daniele (cristianodaniele@msn.com), Teramo, 6/07/03

...evidente come tutto ruoti intorno a un nodo personale dell'autore...il suo sentirsi sempre più estraniato dalla vita vera...da quel fluire che tanto predica. E' chiaro che Pirandello si "osservi" vivere. Per capire questo libro bisogna essere come lui...e sentirsi come lui. Non da tutti. Fortunatamente!


Marco Ale (gadi16@hotmail.com), Olmi (Treviso), 16/06/03

Dal mio punto di vista pirandello ha scritto un bellissimo libro improntato però in un unico problema che è quello che noi tutti sappiamo: ceoè chi siamo veramente e chi siamo per gli altri. Secondo me questa problematica non è così tanto importante da poterne fare una continua discussione in tutti i libri che lui ha scritto.


Sabrina Acampora (elsasab@libero.it), Napoli, 07/06/03

Consiglio a tutti di leggere questo libro!Ho letto diverse opere di Pirandello,ma la mia preferita è questa,perché ti fa riflettere su te stesso e sulla nostra società:È difficile mostrarsi per come si è realmente!Brina


Silvia, 06/06/03

Un libro che mi ha aperto davvero la mente a problematiche che anche se forse banali a prima vista sono estremamente profonde perché riguardano tutti noi. vi consiglio di leggerlo con molta attenzoione anche se in effetti il linguaggio usato da pirandello puo risultare noioso


Benni, Roma, 03/05/03

Non mi è piaciuto per niente,è troppo noioso,un buon sonnifero per dormire ma visto che ci devo fare un tema...in alcuni pensieri mi ci sono rispecchiata ma li ho trovati banali,quotidiani e inrisolti mentre altri mi sono sembrati frutto di una mente malata...


Denis // (den1987@libero.it), Bologna, 28/03/03

Pirandello in questo libro ha messo tutte le sue migliori qualità di scrittore, peccato che si dilunghi così tanto su problemi come il suo naso che pende verso destra o le gambe storte. Un consiglio? Leggetelo attentamente e tutto di un fiato, perchè se perderete una sola riga sono guai


Angela, 22/03/03

E' un libro noiosissimo,in alcune parti del libro risulta noiosissimo ed incomprensibile. Ogni volta che cercavo di aprirlo mi si chiudevano le palpebre da sole. Molto meglio "Il fu Mattia Pascal"


Andrea, Busto Arsizio (Va), 05/03/03

Sto leggendo il romanzo, ma tutte le volte che lo apro mi viene sonno. Troppo noiso, scritto in un italiano arcaico e poco comprensibile


Stefania, 18/02/03

Pirandello:pazzo o genio? Probabilmente entrambe le cose...solo un pazzo può partire dalla crisi esistenziale di un uomo e argomentarla fino a scrivere un intero libro, ma solo un genio lo può fare così!!!!


MATTEO (MATTEOINDOVINO@VIRGILIO.IT) , Piacenza, 07/02/2003

PIRANDELLO E' RIUSCITO A RISPONDERE A UNA DOMANDA CHE MI RONZAVA IN TESTA DA TANTI ANNI . -CHI SONO IO?- CERTO NON HA FATTO ALTRO CHE AGGIUNGERE UN PEZZETTINO A QUESTA DOMANDA:-CHI SONO IO PER GLI ALTRI?- EBBENE VOLETE SAPERE QUAL'E' LA RISPOSTA ? DITEMELO VOI , IO NON RIESCO A VEDERMI DA FUORI MA DA DENTRO ........ SONO UNO , NESSUNO E CENTOMILA......


Francesca Romano (francy.roman@tiscali.it), Aprilia (Lt), 05/02/2003

E'un' opera che consiglio a tutti, dall' impronta filosofica e svelatrice di una grande realta': le persone che ci conoscono sono poche e a volte noi stessi non ci conosciamo a fondo..... scegliamo l' immagine riflessa che gli altri ci danno di noi stessi perche' e' piu' comodo e piu' facile del guardarsi dentro e accettarsi per quello che si e'!


Paola Fiorillo, Roma 17 gennaio 2003

Ritengo che l'opera contenga delle tematiche molto importanti.Ci ritroviamo dinanzi il perché della nostra esistenza e ad avere un confronto con noi stessi che raramente abbiamo. E' più facile credere di essere qualcuno piuttosto che essere veramente noi stessi,la nostra vera essenza,cosa vogliamo essere, e non cosa vogliamo appparire.


Marta Tonioni (www.ilperulato.it@web.0web-hosting.com), Arezzo, 08/01/03

A mio parere Pirandello si è dilungato troppo nei problemi psicologici del protagonista rendendo il libro noioso e poco interessante.


Dafnee Marini (daffy777@tiscali.it), Roma, 06/01/03

Molto divertente e veritiero, ti fa capire che un io assoluto non esisiste, ma puo dipendere dalla soggetività altrui.


Roberta

un libro bellissimo, mi ha aiutato a riflettere e a evitare di farmi troppi problemi su come mi vedevano gli altri. gli altri mi vedono tutti in modo diverso che sarà sempre diverso dal mio modo di vedermi. l'importante allora è piacere a me stessa





http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mer, 12 lug 2006

Autori | Opere | Narrativa | Poesia | Saggi | Arte | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy