| NARRATIVA | POESIA | SAGGISTICA | DOSSIER | INTERVISTE |
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Uomini e no (1945) |
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I commenti dei lettoriI nuovi commenti dei lettori vengono ora visualizzati in una nuova pagina!!Annalisa Bavaro, Pisa, 17/09/'04 Rispondo a francesca di treviso: Per favore quando esprimi un giudizio parla per te, non credo esista una categoria 'noi giovani', ma se esistesse non sarebbe composta da persone che non hanno alcuna voglia di fare uno sforzo mentale e amano leggere solo stefen King o ken Follet o il diario di Brigedt Jones!La letteratura è qualcosa di più di un passatempo estivo... Anonimo, 17/09/'04 Rispondo al ragazzo brasiliano:io sto facendo una tesi su uomini e no. trovare materiale è davvero difficile anche per me che sono in italia perché il libro è stato stroncato dagli intellettuali di sinistra quando uscì, così è stato scritto davvero poco! comunque una buona bibliografia è quella su "elio vittorini le opere narrative" a cura di Maria Corti, edito da mondadori Luciana Dobrilla, Moncalieri (To), 26/05/'04 Rispondo a Francesca Treviso: le pagine scritte in corsivo non confondono affatto il lettore, sono anzi quelle che più ti coinvolgono, perché è lì che l'autore ci dà modo di soffermarci su che cosa sia veramente l'uomo, se sia giusto oppure no il considerare "non-uomo" ciò che è crudele, orrore, ferocia, offesa; se non piacciono queste pagine, forse è perché non si vuol riflettere sulla natura di noi stessi, che crediamo ingenuamente di conoscere ormai abbastanza bene, e non certo perché si sia più o meno giovani. Sara (saragarb@tiscali.it), Genova, 21/05/'04 Quattro giornate di guerra vissute per un amore impossibile e una irrefrenabile voglia di sapere e di vivere. la disperazione di un uomo che alla fine si accorge di aver perso sia la donna che l'amico... i libri di fenoglio ti trascinano in una realtà, in un mondo crudo e "vero"... Raffaella (ra.dimeglio@katamail.com), 07/03/'04 Inconfondibile lo stile di Vittorini, asciutto ma lirico nella sua essenzialità, la sua sintassi spezzata, concitata, fitta di dialoghi serrati e ritmata da parole ripetute quasi come formule sacre, rituali. Restano impresse alcune immagini, alcuni dettagli, ripetuti quasi ossessivamente. Il vestito di Berta appeso dietro la porta della camera di Enne 2, le facce ed i piedi nudi e freddi dei morti in strada, gli occhi azzurri di un vecchio, simbolo del padre di ogni uomo, i teschi con le tibie incrociate sui berretti dei tedeschi, che brillano al sole dell'inverno mite della città: come dei Leitmotive, sono questi particolari a sostituire le parole, fino a diventare simboli.Lo stesso accade per alcune scene, che ritornano o si dilatano. Primo fra tutti, l' episodio dei cinque morti allineati sul marciapiede di Largo Augusto, morti che continuano a parlare per insegnare ai vivi che gli uomini - lupo; colpiscono l' uomo dov' è più uomo, ossia più debole e più innocente. Il lettore ha l' impressione di vederla più volte questa scena, attraverso lo sguardo confuso di Berta piangente, quello turbato del partigiano Gracco, infine con gli occhi semplici e pietosi dell' uomo con le pantofole (Giulaj), che finirà anch' egli vittima indifesa ed ingiustificata della crudeltà umana, diventando un altro simbolo dell' umanità offesa, umiliata. L' umanità va in pasto agli uomini-lupo, i cani neri; (quindi non-uomini o meno-uomini), che non a caso sono descritti sempre mentre mangiano, indifferenti e feroci nella loro abbrutita voracità. Il narratore dilata l' episodio di Giulaj per ben 19 capitoli: l' ingenuo venditore ambulante di castagne, che nella sua semplicità vorrebbe insegnare a tutti il suo trucco per scaldarsi i piedi, colpevole di aver ucciso per legittima difesa Greta, la cagna del capitano Clemm, è condannato ad una morte atroce ed agghiacciante. La sadica, disumana burla del capitano è presentata attraverso una minuziosa registrazione di gesti e dialoghi, senza patetismi. Nel lettore resta un forte senso di indignazione e pietà, proprio per l' apparente freddezza e impersonalità della scena. Nei capitoli in corsivo, invece, il narratore interviene in prima persona, interrompendo la narrazione, per dialogare con i suoi personaggi, con i lettori e con se stesso, per ritagliarsi uno spazio di riflessione su quanto appena narrato. Qui emerge la stessa perplessità con cui il suo personaggio, il comandante Enne 2, vive la lotta armata (segnale di questa inquietudine è anche il largo ricorso al discorso indiretto libero), qui affiorano i dubbi su cosa sia umano, soprattutto sulle possibilità e capacità di male dell' uomo. Sembra perduta la certezza di Conversazione in Sicilia:´Non ogni uomo è uomo, allora. Uno perseguita e uno èperseguitato; e genere umano non è tutto il genere umano, ma quello soltanto del perseguitato. Ora si insinua il tragico dubbio che appartenga all' uomo non solo la possibilitàdi essere offeso, ma anche quella di offendere. Francesca, Treviso, 18/10/'03 Dell autore non condivido a pieno l'aggiunta dei capitoli in corsivo in quanto con questi fa una divisione netta tra i sentimenti e le azioni dei personaggi,inoltre non chiariscono il punto di vista dell'autore ma confondono ulteriormente il lettore, diventando così un romanzo di difficile interpretazione e quindi poco amato da noi giovani. Marika Cavallaro (follettina@interfree.it), Limbiate (Mi), 13/10/'03 Un libro da leggere una pagina dietro l'altra...affascinante e avvolgente...una storia d'amore devastante quanto l'esperienza della resistenza... lo consiglio a tutti!!!! Paolo di Giuseppe (carlo.digiuseppe2@tin.it), Livorno, 02/08/'03 Non mi piace è troppo lungo Andrea Ferreira (andreaufrj@bol.com.br), Rio de Janeiro (Brasile), 10/04/'03 Io studio nell'università Federal do Rio de Janeiro a Brasile. Sto facendo una ricerca su il libro "Uomini o no" di Elio Vittorini.Ho letto questo libro e mi ha piacciuto moltissimo,però molti dubbi mi son venute. Vorrei sapere quali sono gli autori che hanno già fatto una critica di questo libro o di questo autore e così potere continuare la mia ricerca. Grazie |
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