Piero Chiara, Vedrò Singapore?
Mondadori, 1981
240 pp., Euro 14,46
i domanda il giovane aiutante di cancelleria prima di imbarcarsi come scrivano di bordo su di una nave diretta in Estremo Oriente: «Vedrò Singapore?». Siamo allepilogo delle disavventure del narratore, il giovane impiegato di infimo livello dellamministrazione giudiziaria, trasferito dufficio da una sede allaltra dellistriano e del Friuli.
Incapace di resistere al fascino del gioco delle carte e delle donne, viene perseguitato dallAlto Commissario Speciale per la Giustizia Mordace. E tutto comincia dallirruzione dellinesorabile ispettore nello stanzino dietro laula di udienza della Regia Pretura di Adiussina dove il Pretore Merdicchione, il Cancelliere Semitecolo e lUfficiale Giudiziario Battaglini, da sempre si riunivano ogni pomeriggio per farsi un pokerino; questa volta, con il giovane impiegato a fare il quarto, da quando era arrivato, trasferito da Pontebba. Il giovane impiegato viene quindi trasferito dufficio ancora una volta, destinazione Cividale del Friuli. Questa città diventa così il paradigma della provincia italiana, con i suoi indimenticabili personaggi, dal Cancelliere che nasconde la sua amante nei sotterranei, agli ospiti della pensione Cérmeli che alternano serali partite a carte, scambi di pettegolezzi e giri damore notturno, in una serie di peripezie sconvolgenti e di grotteschi colpi di scena. Fino allepilogo romantico della riscossa finale contro lispettore Mordace, smascherato quale cliente della Ilde, lirraggiungibile commessa del Caffè Longobardo di Cividale, trasferitasi a Triste per intraprendere la carriera. Inseguendo la promessa di essere il suo primo cliente, il giovane amanuense si imbatterà incredibilmente nella persona dellAlto Commissario. Mordace!. E senza un attimo di perplessità si scaglierà contro di lui a testa bassa. Il conto sarà regolato, ma al giovane impiegato non rimarrà che limbarco sulla Adelaide Tarabocchia, nave mercantile diretta in Estremo Oriente.
Vedrò Singapore? È un romanzo umoristico, eppure cela unanima triste e un po nera. La narrazione realistica e la dissimulata ironia lasciano dietro di sè lombra delle fredde e vuote sale dattesa delle stazioni; dei passi solitari sotto portici e barbacani nelle nebbiose sere del nord-est. Il risultato è un raccontare che ha limmediata persuasività della vita stessa, nei suoi strani riti quotidiani, rispetto alla quale proviamo, allo stesso tempo, un sentimento di spaesamento e di familiarità. E questa la condizione del viaggiatore, nella quale un po tutti noi ci troviamo.
«Di quello che ero stato e che non ricordavo, solo nella mia valigia restava qualche traccia.»
«Così, di silenzio in omissione, la menzogna ha assunto una sua dignità, è diventata ufficialmente un’arma di lotta politica: non solo tollerata, ma addirittura riconosciuta come indice di furbizia, di abilità, di savoir faire. [...] Il segreto, dunque, non è mentire un po’. Il segreto è mentire sempre, spudoratamente, ventiquattr’ore su ventiquattro. Le bugie, in questa italia, sono come i debiti: chi ne fa pochi è rovinato, chi ne fa tanti è salvo.»