Il dolore del vivere (Da assaporare fino all'ultima stilla) In questo epigramma che Eugenio Montale scrisse per l'amico Camillo Sbarbaro è racchiusa tutta la potenza simbolica che l'autore assegna alla poetica del ligure: chiave d'interpretazione del mondo lirico sbarbariano, un universo esplorato con l'occhio limpido del fanciullo che gioca «con carta colorata» alla rappresentazione di una vicenda esistenziale intessuta di umili cose.
La poesia di Camillo Sbarbaro fa da spartiacque fra la poesia del primo Ottocento e quella della prima rivoluzione industriale. L'atonia vitale, la pietrificazione interiore dell'individuo che assiste da spettatore inerte alla vita, la frantumazione della propria identità nei rapporti con il mondo esterno, sono la misura del disagio che l'uomo Sbarbaro avverte nei confronti di un'esistenza che subisce, volendola vivere nondimeno con avidità. (2007-03-16 17:43:07 >Leggi tutto) Una realtà da scontare Le anguste vicende della piccola borghesia nelle pagine di Maria Messina (1887-1944) Nata ad Alimena, piccolo centro della provincia di Palermo, il 14 marzo del 1887, dall’unione della figlia di un nobile decaduto con un giovane di modeste condizioni costretto ad interrompere gli studi e ad accettare un impiego come maestro elementare, Maria Messina condivide con l’unico fratello una prima giovinezza infelice a causa delle ristrettezze economiche e dell’incomprensione fra i genitori.
Dimenticata dalla storia letteraria del Novecento, tratta dall’oblio grazie all’attenzione di Leonardo Sciascia, Maria Messina apre le porte di un mondo mediocre, chiuso nel proprio egoismo e refrattario ad ogni mutamento, un mondo di piccoli borghesi la cui unica preoccupazione è di salvare la faccia di fronte alla comunità cui appartiene. A questo universo ristretto e spesso meschino non è facile sfuggire, soprattutto per chi, come le donne che lei racconta, non riesce ad esercitare la propria libertà interiore. Le prigioni che descrive, che rinserrano tanto le vittime quanto i persecutori, sono i cerchi chiusi dentro i quali le protagoniste si vedono vivere. Nella rinuncia, nella resa, nell’accettazione di quello che è ritenuto ineluttabile non v’è debolezza o ignavia, ma il segno di una realtà da scontare. (2007-02-27 15:56:31 >Leggi tutto) Ereditarietà e predestinazione nei personaggi de “I Viceré” Romanzo-simbolo della decadenza e della fine non solo di una stirpe ma di tutta una condizione sociale. Nell’agosto del 1894 l’editore Galli di Milano pubblica il romanzo I viceré di Federico De Roberto. La stesura del testo aveva impegnato lo scrittore per due anni ed era stato un lavoro così accanito e rigoroso da procurargli una fatica mentale e fisica tale da determinare nell’autore uno stato di ipocondria, una sorta di “malattia neurovegetativa“ che ebbe conseguenze negative per la sua salute.
L'itinerario stilistico di Federico De Roberto può considerarsi inscritto sull’asse verismo-naturalismo-psicologismo. "I Viceré" è il risultato dell’elaborazione dei vari passaggi che lo hanno svincolato da ogni precedente “ismo“. Nel romanzo la storia della Sicilia post-garibaldina viene delineata attraverso le vicende private degli Uzeda di Francalanza, il cui ultimo “discendente” sarà soltanto un groviglio di cromosomi degenerati. (2007-01-19 15:24:27 >Leggi tutto) L’aristocrazia letteraria di Tomasi di Lampedusa Nel racconto “La sirena”, scritto negli ultimi mesi di vita, il livello reale e quello surreale si incontrano Voglio iniziare questo breve saggio su uno degli scrittori più indagati dai critici e dagli studiosi di letteratura percorrendo un sommario excursus sulle origini della sua famiglia e tracciando di lui un’essenziale biografia, per inoltrarmi in seguito sul sentiero di una lettura della sua opera, soffermandomi sul suo racconto La sirena.
Nato a Palermo da un'antica famiglia della nobiltà siciliana, Giuseppe Tomasi di Lampedusa comincia a scrivere, durante un soggiorno nella casa londinese di uno zio ambasciatore, saggi sulla letteratura inglese. D'indole solitaria, accetta intorno a sé solo una ristretta cerchia di intellettuali sciliani. «Scrittore di un unico libro» (Montale) a fianco del più celebre romanzo, senza volere considerare vere e proprie narrazioni le “lezioni“ di letteratura francese ed inglese, si collocano degnamente i Racconti che furono pubblicati postumi sulla scia del successo de Il Gattopardo, opera a cui si lega la fama dell’autore. (2006-11-17 00:00:00 >Leggi tutto) XIII
Non nascondere il volto
né le mani
né la parte segreta
del tuo corpo
Con dolci polpastrelli
delicati
voglio spalmarti
di bianco gelsomino
Dai tuoi polpastrelli
vigorosi
voglio sentire il gusto
del piacere
Vibra la pelle
s‘inarcano le reni
s‘apre la carne
al tocco delle dita
(2006-09-17 15:58:41 >Leggi tutto) XII
aMia luce di giugno
bruna silenziosa luce
carezza maschia
che tutta mi percorri
a te apro la vastit sommersa
a te -dono d‘estate
consegno la residua mia allegria
Mio sole vespertino
che illumini
i miei occhi arsi dal sale
a te i miei anfratti
le mie tortuosit nascoste
i miei umidi orgasmi
Mio giugno di calde mani tenere
a te le mie labbra dischiuse
il gusto zuccherino della bocca
il grido che ti resta nell‘orecchio
A me l‘ombra che lasci
impressa sul lenzuolo
(2006-09-17 15:57:58 >Leggi tutto) |