ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE

REDAZIONE VIRTUALE

Giuseppe Tirotto

Dal luglio 2006 su ItaliaLibriNET ha pubblicato:


    aRILIEVI

    Quella volta che ti sei stesa
    sul tecnigrafo e t’ho misurato
    ogni centimetro
    con le mie righe di cristallo.
    Reticoli miniati
    su avvallamenti e colline,
    prominenze, cavitÃ
    e fenditure, savane e radure,
    e grovigli di linee parallele
    che s’incontravano prima
    che l’infinito incontrasse noi.

    E non erano
    bastati gradi e radianti
    al cerchio di fuoco
    inscritto nel triangolo
    tra la bocca e le tue gambe
    nude e aperte verso l’estasi.

(2006-09-17 18:25:20 ––>Leggi tutto)


    aÈ PIOVUTO

    È piovuto. Una pioggia
    bramata dopo lunga arsura.
    Il vello erboso umideggia
    sulla terra snervata
    e paga dell’orgasmo d’acqua.

    La stessa mollezza teporosa
    del tuo triangolo di crine
    dopo l’amore che dura a morirti
    sulle labbra, tumide
    come un bocciolo prossimo ad aprirsi.

    E‘ piovuto, ma già uno squarcio
    d‘azzurro svela l‘orizzonte, così
    terso nell’azimut tagliente
    che precisa il mio stare all’universo.
    Tagliente come quello tra la curva
    della tua schiena nuda
    e il mio respiro, un attimo
    prima che un gorgo d’afa lo dilati.

(2006-09-17 18:24:36 ––>Leggi tutto)


    aSENILITÀ

    Stesa ad asciugare
    tra due fili di ricordi, rossa
    la risacca sciama nella sera.
    Plumbea la pace piove,
    e s’insinua tra le gambe nude.

    Ebbra congiunzione di stupore,
    ancora. Come un pane caldo,
    come vino denso,
    come l’amore
    che più si fa più ne viene voglia.


(2006-09-17 18:23:57 ––>Leggi tutto)


    aTRAVAGLI

    Giacciono i miei versi
    trafitti dai tuoi dinieghi,
    da fuori stille d’alba
    intaccano le ultime
    ore di questa notte liquorosa
    orfana del tuo corpo di melassa.

    L’ho sognato, bramato,
    penetrato tra le onde spumose
    delle lenzuola, ogni gemito
    un rintocco raggiante sulla pelle.
    Dai, lascia un morso di ciliegia
    sul tornio delle mie labbra,
    che possa modellarlo
    in forma di rosa e farne bottoni
    per i tuoi seni da succhiare
    come pistilli di pervinche.

    Pensavo a versi duri, sai, audaci,
    versi che schiudano le cosce delle
    donne, dopo l’ennesimo
    ti amo ripudiato, ma via
    che sfiata quel grumo
    d’orgoglio che ci tiene
    restano i sogni e le segrete pene.

(2006-09-14 01:07:18 ––>Leggi tutto)


    aCAVALLI DI CANNA
    Una spada di luce
    affila i tuoi sogni
    sparsi assopiti nel niveo
    mattino. Nello specchio
    del tempo ti conto
    le rughe, e nessuna
    ne manca da quando
    galoppavo con te criniere
    di canna tra gambe ansiose
    di stringere le tue di madreperla,
    e di sfogliare quella rosa corvina
    che serbi nell’intrico
    arcano del tuo essere.

    Oh! quale ebbrezza
    il tuo calice sospeso
    su un esilissimo cristallo
    di fragilità , prezioso
    nettare da distillare
    goccia a goccia!

    E non ne scopre il fondo
    la scintilla di luce
    che affila i tuoi sogni
    sparsi nel risveglio. Nello
    specchio del tempo
    le crepe si ricompongono
    di silenzi che ritornano
    nitriti di cavalli di canna,
    e lo stesso profumo
    di rosa corvina sbocciata
    in prati di madreperla.

(2006-09-14 01:06:35 ––>Leggi tutto)

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PROGETTO U.G.O.
Ugo


«Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono.»

(Primo Levi, La chiave a stella)

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PAROLE NUOVE

Girando a vuoto sul parquet
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Intervista a Luciano Erba
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Dimenticata dalla storia letteraria del Novecento, tratta dall’oblio grazie all’attenzione di Leonardo Sciascia, Maria Messina apre le porte di un mondo mediocre, chiuso nel proprio egoismo e refrattario ad ogni mutamento, un mondo di piccoli borghesi la cui unica preoccupazione è di salvare la faccia di fronte alla comunità cui appartiene. A questo universo ristretto e spesso meschino non è facile sfuggire, soprattutto per chi, come le donne che lei racconta, non riesce ad esercitare la propria libertà interiore. Le prigioni che descrive, che rinserrano tanto le vittime quanto i persecutori, sono i cerchi chiusi dentro i quali le protagoniste si vedono vivere. Nella rinuncia, nella resa, nell’accettazione di quello che è ritenuto ineluttabile non v’è debolezza o ignavia, ma il segno di una realtà da scontare. (Anna Maria Bonfiglio)

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Tommaso Landolfi si laurea all'Università di Firenze in lingua e letteratura russa. Traduttore quindi di importanti autori russi, i suoi primi testi compaiono sulle riviste letterarie del tempo. Nobile aristocratico, ironico e indifferente, affascinato dai ragni, dal tappeto verde della roulette e dal caso, in cui crede dubitandone, ci ha lasciato una vasta opera letteraria, delle più pregevoli e raffinate, al di fuori del tempo, a livello dei maggiori protagonisti della sua incredibile epoca. (Redazione Virtuale)


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