ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE

REDAZIONE VIRTUALE

Dal luglio 2006 su ItaliaLibriNET ha pubblicato:


    aNel buio lo volevo.
    Lontano dalla vita
    lo cercavo nella sua bestialità crudele,
    nella quale piccola come ninfa
    mi spogliavo di me stessa.
    Onde di mani schizofreniche
    feriscono l‘inibizione dignitosa,
    strappano la viscosa dalla pelle
    e sforzano le bocche che libere
    respirano e guaiscono;
    non conoscono parola.
    Dentro di me s‘insinua la belva,
    mi prende e ad essa mi apro
    per riafferrarla come fiore carnivoro,
    nella fame di dolore e necessità ,
    nell‘urgenza di morire per rinascere libera.
    Le grida di piacere infettano l‘aria
    di anime vampiro
    che nel buio di case sconosciute
    succhiano e vivono
    e al primo raggio di sole
    rifuggono latenti
    in prigioni di viscosa.

(2014-03-04 12:12:13 ––>Leggi tutto)


    aFEMMINA

    Come gatta aspetto
    ad occhi chiusi
    che d‘improvviso
    senza sorprendermi
    mi afferri e mi fermi.
    Io
    immobile
    accetto l‘ora dell‘ira,
    godo nelle tue movenze,
    subisco la virilitÃ
    che esige impotenza,
    che s‘aggrappa ai capelli,
    che invade l‘identità .
    E femmina accolgo
    l‘aggressivitÃ
    che si affonda e muore.

(2014-03-04 12:12:05 ––>Leggi tutto)


    aSERPENTI IN FUGA

    Sparsi dal tuo capo capelli aperti alla terra
    come serpenti in fuga da un‘urna in pezzi,
    braccia sciolte dal tuo corpo
    abbandonato da occhi socchiusi,
    i tuoi fianchi contratti sotto i miei
    mi baciano e m‘inghiottono alla percussione del mio
    cuore battente
    nella terra mai come adesso,
    mentre la tua anima imprigionata nel tuo petto
    cercandomi
    scivola alata fino ad ungermi di candore.

(2014-03-04 12:11:57 ––>Leggi tutto)


    aPoco dopo quella visita si ripeté “l‘impossibile“ che
    già fluttuava quasi materialmente intorno ad Agathe e
    Ulrich; accadde veramente senza che nulla accadesse.
    I fratelli si vestivano per una serata e non c‘era
    nessuno in casa, tranne Ulrich, per aiutare Agathe;
    non avevano incominciato in tempo e perciò per un
    quarto d‘ora s‘erano affrettati il più possibile, poi
    vi fu una piccola pausa. Sugli appoggi e sui piani
    della stanza era sparso pezzo per pezzo tutto
    l‘armamentario che una donna adopera in tali
    occasioni,
    e Agathe si chinava verso il suo piede con tutta
    l‘attenzione che esige l‘infilare una sottile calza di
    seta. Ulrich stava dietro di lei. Vedeva il capo, il
    collo, le spalle e quella schiena quasi nuda; il corpo
    era piegato un po‘ di lato, verso il ginocchio
    rialzato, e sul collo la tansione formava tre pieghe
    che attraversavano, agili ed allegre come tre frecce,
    la pelle chiara; la leggiadra corposità di
    quell‘immagine, scaturita da un silenzio improvviso,
    pareva aver perso la sua cornice e si trasmise così
    immediata e incomunicabile al corpo di Ulrich, che
    questi lasciò il suo posto e, non proprio inconscio
    quanto una bandiera spiegata dal vento, ma pur senza
    una risoluzione consapevole, s‘avvicinò in punta di
    piedi, piombò sulla reclinata e con dolce furore morse
    una di quelle frecce, mentre il suo braccio cingeva la
    sorella. Poi i denti di Ulrich si staccarono con la
    stessa cautela; con la mano destra egli aveva ghermito
    il ginocchio di Agathe e mentre col braccio sinistro
    stringeva a sé il suo corpo la strappò su scattando
    sui garetti. Agathe gettò un grido di spavento.
    Finora tutto si era svolto allegramente e
    scherzosamente, come in tanti episodi precedenti, e
    anche se era tinto dai colori dell‘amore, era pur
    sempre solo con l‘intenzione, timida in fondo, di
    nascondere, sotto questa veste serenamente familiare,
    la natura insolita e più pericolosa di quell‘amore.
    Ma quando Agathe ebbe vinto il proprio sgomento e non
    si sentì sospesa bensì adagiata nell‘aria, libera a un
    tratto da ogni peso, e guidata invece dalla dolce
    costrizione del movimento sempre più rallentato, ecco
    che per uno di quei casi che nessuno può dominare ella
    si trovò meravigliosamente placata e anzi affrancata
    da ogni inquietudine terrena; con un movimento che
    mutò l‘equilibrio del suo corpo e che mai avrebbe
    saputo ripetere ella strappò anche l‘ultimo filo di
    seta della costrizione, si volse cadendo verso il
    fratello, continuò ad ascendere pur nella caduta, e
    giacque precipitando come una nuvola di felicità nelle
    braccia di Ulrich. Egli la portò, stringendola
    dolcemente a sé, attraverso la stanza che si oscurava,
    fino alla finestra, e le stette accanto nella penombra
    mite della sera che le inondava la faccia come un
    fiotto di lacrime. Nonostante la forza che tutto
    questo esigeva, e la violenza che Ulrich aveva
    esercitato sulla sorella, tutto ciò che essi facevano
    parve loro stranamente remoto dalla forza edalla
    violenza; si sarebbe forse potuto paragonare con lo
    strano e meraviglioso fervore di un quadro, che per la
    mano che lo afferra dall‘esterno non é altro che una
    ridicola superficie pitturata. Così essi non aveveno
    in mente null‘altro che l‘evento corporeo che occupava
    tutta la loro coscienza, eppure accanto alla sua
    natura di scherzo innocente e all‘inizio anche un po‘
    rozzo che metteva in moto tutti i muscoli, esso
    presentava una seconda natura che paralizzava
    delicatissimamente tutte le membra e al tempo stesso
    le recingeva con inesprimibile sensitività . Con aria
    interrogativa essi si avvinsero le braccia intorno
    alle spalle. Divennero partecipi della figura fraterna
    dei loro corpi, come cresciuti entrambi da una stessa
    radice. Si guardarono l‘un l‘altro negli occhi, come
    se vedessero per la prima volta qualche cosa di
    simile. E anche se non avrebbero saputo raccontare ciò
    che era accaduto perché la loro partecipazione era
    troppo fervida, sapevano tuttavia di essersi trovati
    all‘improvviso, per un attimo, proprio dentro a quello
    stato comune al cui limite avevano spesso esitato, che
    tante volte s‘erano descritto a vicenda e che pure
    avevano sempre contemplato solo dal di fuori.
    Esaminando l‘accaduto a sangue freddo - e così,
    nascostamente, cercavano di fare entrambi - esso
    sembrava poco più che un caso fortuito e affascinente,
    che tra un istante, o almeno col ritorno di
    un‘occupazione, si sarebbe dissolto nel nulla;
    tuttavia ciò non accadde. Al contrario, essi vennero
    via dalla finestra, accesero la luce, ripresero le
    loro attività , ma ben presto tornarono ad
    abbandonarle; e senza aver preso accordi, Ulrich andò
    al telefono e informò la casa dov‘erano aspettati che
    non sarebbero venuti.



    Poco dopo quella visita si ripeté “l‘impossibile“ che
    già fluttuava quasi materialmente intorno ad Agathe e
    Ulrich; accadde veramente senza che nulla accadesse.
    I fratelli si vestivano per una serata e non c‘era
    nessuno in casa, tranne Ulrich, per aiutare Agathe;
    non avevano incominciato in tempo e perciò per un
    quarto d‘ora s‘erano affrettati il più possibile, poi
    vi fu una piccola pausa. Sugli appoggi e sui piani
    della stanza era sparso pezzo per pezzo tutto
    l‘armamentario che una donna adopera in tali
    occasioni,
    e Agathe si chinava verso il suo piede con tutta
    l‘attenzione che esige l‘infilare una sottile calza di
    seta. Ulrich stava dietro di lei. Vedeva il capo, il
    collo, le spalle e quella schiena quasi nuda; il corpo
    era piegato un po‘ di lato, verso il ginocchio
    rialzato, e sul collo la tansione formava tre pieghe
    che attraversavano, agili ed allegre come tre frecce,
    la pelle chiara; la leggiadra corposità di
    quell‘immagine, scaturita da un silenzio improvviso,
    pareva aver perso la sua cornice e si trasmise così
    immediata e incomunicabile al corpo di Ulrich, che
    questi lasciò il suo posto e, non proprio inconscio
    quanto una bandiera spiegata dal vento, ma pur senza
    una risoluzione consapevole, s‘avvicinò in punta di
    piedi, piombò sulla reclinata e con dolce furore morse
    una di quelle frecce, mentre il suo braccio cingeva la
    sorella. Poi i denti di Ulrich si staccarono con la
    stessa cautela; con la mano destra egli aveva ghermito
    il ginocchio di Agathe e mentre col braccio sinistro
    stringeva a sé il suo corpo la strappò su scattando
    sui garetti. Agathe gettò un grido di spavento.
    Finora tutto si era svolto allegramente e
    scherzosamente, come in tanti episodi precedenti, e
    anche se era tinto dai colori dell‘amore, era pur
    sempre solo con l‘intenzione, timida in fondo, di
    nascondere, sotto questa veste serenamente familiare,
    la natura insolita e più pericolosa di quell‘amore.
    Ma quando Agathe ebbe vinto il proprio sgomento e non
    si sentì sospesa bensì adagiata nell‘aria, libera a un
    tratto da ogni peso, e guidata invece dalla dolce
    costrizione del movimento sempre più rallentato, ecco
    che per uno di quei casi che nessuno può dominare ella
    si trovò meravigliosamente placata e anzi affrancata
    da ogni inquietudine terrena; con un movimento che
    mutò l‘equilibrio del suo corpo e che mai avrebbe
    saputo ripetere ella strappò anche l‘ultimo filo di
    seta della costrizione, si volse cadendo verso il
    fratello, continuò ad ascendere pur nella caduta, e
    giacque precipitando come una nuvola di felicità nelle
    braccia di Ulrich. Egli la portò, stringendola
    dolcemente a sé, attraverso la stanza che si oscurava,
    fino alla finestra, e le stette accanto nella penombra
    mite della sera che le inondava la faccia come un
    fiotto di lacrime. Nonostante la forza che tutto
    questo esigeva, e la violenza che Ulrich aveva
    esercitato sulla sorella, tutto ciò che essi facevano
    parve loro stranamente remoto dalla forza edalla
    violenza; si sarebbe forse potuto paragonare con lo
    strano e meraviglioso fervore di un quadro, che per la
    mano che lo afferra dall‘esterno non é altro che una
    ridicola superficie pitturata. Così essi non aveveno
    in mente null‘altro che l‘evento corporeo che occupava
    tutta la loro coscienza, eppure accanto alla sua
    natura di scherzo innocente e all‘inizio anche un po‘
    rozzo che metteva in moto tutti i muscoli, esso
    presentava una seconda natura che paralizzava
    delicatissimamente tutte le membra e al tempo stesso
    le recingeva con inesprimibile sensitività . Con aria
    interrogativa essi si avvinsero le braccia intorno
    alle spalle. Divennero partecipi della figura fraterna
    dei loro corpi, come cresciuti entrambi da una stessa
    radice. Si guardarono l‘un l‘altro negli occhi, come
    se vedessero per la prima volta qualche cosa di
    simile. E anche se non avrebbero saputo raccontare ciò
    che era accaduto perché la loro partecipazione era
    troppo fervida, sapevano tuttavia di essersi trovati
    all‘improvviso, per un attimo, proprio dentro a quello
    stato comune al cui limite avevano spesso esitato, che
    tante volte s‘erano descritto a vicenda e che pure
    avevano sempre contemplato solo dal di fuori.
    Esaminando l‘accaduto a sangue freddo - e così,
    nascostamente, cercavano di fare entrambi - esso
    sembrava poco più che un caso fortuito e affascinente,
    che tra un istante, o almeno col ritorno di
    un‘occupazione, si sarebbe dissolto nel nulla;
    tuttavia ciò non accadde. Al contrario, essi vennero
    via dalla finestra, accesero la luce, ripresero le
    loro attività , ma ben presto tornarono ad
    abbandonarle; e senza aver preso accordi, Ulrich andò
    al telefono e informò la casa dov‘erano aspettati che
    non sarebbero venuti.







(2006-09-15 23:05:32 ––>Leggi tutto)


    aL‘acqua imprigionata nel grembo della terra,
    la terra non la trova.
    Quando fugge da lei nel lontano cielo,
    e le tenebrose nubi tracciano lassù misteriosi
    disegni,
    la terra non la trova.
    Allora il tuono la percuote col fuoco del dolore,
    e la tempesta gemendo la spinge in tutte le direzioni.
    Il tesoro che un tempo era così vicino
    torna nuovamente al cuore.
    In lacrime essa giunge diluviando,
    e la terra infine la trova.

(2006-09-13 16:09:15 ––>Leggi tutto)

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«Tradiamo senza sosta noi stessi, quando preferiamo gli altri, quando per così dire li rendiamo migliori di quanto in definitiva non siano, ho pensato. Facciamo un torto a noi stessi in maniera ben più ripugnante, perché facciamo un torto a noi in loro favore e contro di noi.»

(Thomas Bernhard, Estinzione)

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Giovanni Sartori è nato a Firenze. Laureato nel 1946 in Scienze Politiche e Sociali, già autore di una teoria riguardante la classificazione dei sistemi partitici, è riconosciuto come uno dei massimi esperti internazionali di politologia. Ha insegnato nelle università di Firenze, Stanford, Yale e Harvard e ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali. (Redazione Virtuale)


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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mer, 15 mag 2008