ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE

REDAZIONE VIRTUALE

Sarah Malfatti

Studentessa di lettere all'universitĂ di bologna

Dal luglio 2006 su ItaliaLibriNET ha pubblicato:

    Le ragazze di San Frediano
    Vasco Pratolini tra divertissement e tradizione novellistica

    Da sempre Le ragazze di Sanfrediano, racconto che Pratolini scrive nella seconda metà del 1948, viene considerato un’opera minore all’interno della sua produzione. L’opinione, ampiamente diffusa tra pubblico e critica, si fonda su diversi aspetti dell’opera stessa, su alcune sue caratteristiche che la pongono su un altro livello sia rispetto ai grandi romanzi come Cronache di poveri amanti, Metello, Il Quartiere, sia rispetto alle prime pubblicazioni, alle prime prove memorialistiche, quali Il tappeto verde e Via de’ Magazzini.

Da subito considerato una produzione minore, "Le ragazze di Sanfrediano", romanzo che Vasco Pratolini scrive nel 1948, presenta invece caratteristiche che lo associano alla tradizione novellistica trecentesca e ne fanno un prodotto nuovo e peculiare all'interno della bibliografia pratoliniana. (2007-06-06 14:58:54 ––>Leggi tutto)

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PROGETTO U.G.O.
Ugo


«... quel sale che dalle tempie scende nel palato, sa di infanzie perdute, di adolescenze fatte di tedio e di amori inutili, e di vite poi vissute come venivano, cioè insensate, perché ciò che si vive così come viene è sempre insensato se il senso non sai darglielo tu»

(Antonio Tabucchi, Si sta facendo sempre più tardi)

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PAROLE NUOVE

Raffaello e la loggia di Amore e Psiche alla Farnesina.
La favola di Apuleio ricorda forse le vicende del costruttore
La Farnesina, costruita da Agostino Chigi presso la Porta Settimiana nel 1505 è nota agli intenditori per la sua loggia e per le decorazioni eseguite da Raffaello sul tema di "Amore e Psiche". (Elena Marocchi)
FragilitĂ  dell'identitĂ  nazionale
(Ma l'universale umano è un valore superiore)
Claudio Magris parla della natura che riveste un confine a lui prossimo e di quell'altra, la natura degli esseri umani. Parla di alcune opere che la sua penna felice ci ha donato, parla della letteratura e dei suoi guasti e parla del proprio rapporto con il lettore. Parla della lingua, dell'identitĂ  e della cultura nazionali come opportunitĂ  di conoscenza ma anche di disconoscimento. Parla della globalizzazione, della competitivitĂ  e della crescente difficoltĂ  che uno scrittore incontra oggi se vuole coprire fino in fondo il proprio ruolo d'intellettuale. (Sergio Sozi)
Nella piazza di San Petronio
Questa lirica, che rieccheggia il primo romanticismo, giunge fino a noi, attraverso il Novecento, viva e coinvolgente
L’evoluzione della poesia di Carducci, coincide con le sue esperienze umane e culturali. Nelle Odi barbare si accostano temi come il mito della romanità, il senso religioso di una misteriosa presenza superiore. Che Carducci fosse rimasto affascinato dalla Basilica di San Petronio e avesse di questa architettura una grande ammirazione lo svelano i versi: «le torri i cui merli tant’ala di secolo lambe, / e del solenne tempio la solitaria cima. // Il cielo in freddo fulgore adamàntino brilla; / e l’aër come velo d’argento giace // su ’l fòro, lieve sfumando a torno le moli / che levò cupe il braccio clipeato de gli avi» (Reno Bromuro)

I due destini di uno scarto
(Grazie ad esso la vita acquista un senso nuovo)
La velocita lo comprime. Ogni secondo diventa prezioso per chi vuole arrivare e per chi, al contrario, non desidera partire. O meglio... di-partire. Del tempo, dunque, meglio non gettare via nulla. Neanche uno scarto. (Carla Montuschi)
La ruspa e il fuoco
La memoria delle cose
L'osservazione degli esseri umani e dei rifiuti che essi producono in Le radici del silenzio, di Roberto Caracci, porta a una riflessione sul materiale di scarto con cui si è abituati a convivere e che, in tempi di raccolta differenziata, si è imparato a ri-conoscere, ma anche a conoscere nelle sua compiutezza e in quella tendenza di alcuni “articoli” a prender vita, fuori tempo massimo, sotto altre sembianze... (Redazione Virtuale)
Povera, ma non semplice
E alla fine l'hanno capita anche i critici
Anna Maria Ortese è tra i pochi scrittori italiani ad aver saputo praticare a livello altissimo la professione del giornalista, dell'inviato; ha saputo raccontare l'Italia del suo tempo, e non solo l'Italia, come pochi altri nostri scrittori e pochissimi giornalisti. La critica italiana e internazionale la pone oggi, con il suo spirito audace e visionario, tra le figure più grandi della letteratura europea, al pari della della Morante, della Woolf e della Mansfield. (Redazione Virtuale)


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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mer, 15 mag 2008