ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE

REDAZIONE VIRTUALE

Elisabetta Mori

Dal luglio 2006 su ItaliaLibriNET ha pubblicato:


    aOMBRA

    Distesa sui tuoi anni
    mi inebriavo
    al tuo odor d‘acacia.
    La pelle ardente dentro le mie mani
    affannose cercavano
    il nero dei tuoi occhi
    e giusto un attimo
    di smarrimento appena
    intenso e incerto
    mi distoglieva dall‘amarti ancora.
    E ancora.

(2006-09-14 01:04:05 ––>Leggi tutto)


    aIO, ARGONAUTA

    Salirò mille scale d‘erba in zolle adagiate
    Nelle mani un messaggio
    inno di vetro alla vita

    Scenderò mille inferni
    speranza di fragili carte
    Sulle spalle la volta del cielo

    C‘è una riva una porta
    consistenza di rossi d‘abisso
    non trapassa né luce né acqua

    A me torna
    stupita l’ombra di ieri
    sembianza tardiva d‘assiomi inespressi

    Lasciata al cenno d’un verbo
    di dentro una voce
    - salirai scenderai verso il centro –

    Vello d’amante, vulcano mai spento
    filigrana di danze insistenti
    che di scheggia ferisce

    E velata alla bieca ragione
    mi lacera una nota a solfeggio
    d’assordante silenzio.

(2006-09-14 01:03:40 ––>Leggi tutto)


    aGLYKIPIKROS EROS

    Amore, non t‘incolpo, poiché la colpa fu mia, non fossi stato di creta comune,
    Avrei scalato le altezze somme, inviolate tuttora, visto l‘aria più piena, il giorno più ampio.
    Dalla ferocia della mia passione sprecata avrei tratto un canto migliore, più limpido,
    Acceso una luce più luminosa di più libera libert , combattuto ingiustizie dalla testa d‘Idra.
    Se le mie labbra avessero avuto il dono della musica dai baci pungenti che le fecero sanguinare,
    Tu avresti camminato con gli angeli su quel prato verde e smalto.
    Avrei percorso la strada sulla quale Dante vide rifulgere i soli di sette cerchi,
    Si! forse avrei visto aprirsi i cieli, come si aprirono al Fiorentino.
    E le potenti nazioni avrebbero incoronato me, che ora sono senza corona e senza nome,
    E un‘alba d‘oriente mi avrebbe trovato genuflesso sulla soglia della Casa della Fama.
    Mi ero seduto in quel circolo marmoreo dove il bardo più vecchio è come il giovane
    E la zampogna versa eternamente miele, e le corde della lira sono tese in eterno.
    Keats avrebbe sollevato le sue chiome imenee dal vino di semi di papavero,
    Con bocca di ambrosia mi avrebbe baciato in fronte, la mia mano avrebbe serrato con la mano
    del nobile amore.
    E a primavera, quando i germogli del melo sfiorano il seno lucido della colomba,
    Due giovani amanti distesi in un frutteto avrebbero letto la storia del nostro amore.
    Avrebbero letto la leggenda della mia passione, conosciuto l‘amaro segreto del mio cuore,
    Si sarebbero baciati come ci siamo baciati noi, ma non separati come ora è destino
    che ci separiamo.
    Poiché il fiore cremisi della nostra vita è divorato dal verme della verit
    E nessuna mano può raccogliere i petali caduti e secchi della rosa della giovinezza.
    Pure non rimpiango di averti amato - ah! che altro avrei dovuto fare io...(...) -
    Poiché i famelici denti del tempo sbranano, e gli anni dai piedi silenziosi inseguono.
    Senza timone, andiamo alla deriva nella tempesta, e una volta passato il fortunale della gioventù, Senza lira, senza liuto o coro, la Morte, pilota silenzioso, finalmente viene.
    E nella tomba non c‘è piacere, poiché la cecilia si pasce della radice,
    E il desiderio diventa rabbrividendo cenere, e l‘albero della passione non da frutti.
    E meno cara la Citerea che si levava come un giglio d‘argento dal mare.
    Ho fatto la mia scelta, ho vissuto i miei carmi, e anche se la gioventù è sparita in sogni sprecati,
    Ho trovato la corona di mirto dell‘amante migliore di quella d‘alloro del poeta.

(2006-08-25 17:31:01 ––>Leggi tutto)


    aObliquo

    Mani scivolano al corpo
    nitido il tatto carezza impetuosa d’agosto
    Lo sento il tuo alito
    - soffio di terre bruciate -
    scende alla mente la bocca nei fianchi
    Isola di femmina sono tra femmine
    la tua sete, d’inviolabili idee,
    più giù nella carne
    in telo d’inebrianti sudori
    sillabe mute come lividi albori mi vestono
    Passione d’algida nebbia mi toglie esistenza
    e affonda la mente fino a ridurre
    vita e respiro.
    Vorace cantore di serpi
    al varco m‘attendi dei tuoi spenti carboni
    lava sotto le ceneri, vulcano che vira nel cuore
    un intenso fragore di tuono
    Freddo di fuoco
    con unguenti vapori il mio languore
    disseti
    tu mi rendi nel sogno ciò che il giorno
    obliquo
    mi toglie

(2006-08-25 15:17:11 ––>Leggi tutto)


    aLE SERE DELLA LUNA


    Accendo una mantiglia sul passo incerto
    stanca a ricorrerti fra quattro muri sghembi
    Sono le sere dell’affannosa luna quelle che corro
    dentro al rivolo dolente.
    Ho visto ogni cosa ed ogni cosa ho scorto
    mi sono inerpicata su pendii scoscesi
    piangevano le mani
    e gli occhi sanguinavano
    Pellegrina di un’anima dannata
    ho preso le mie spalle e le ho portate al grezzo
    scrostate come seta livida su splendore antico.
    Ho preso i miei occhi e li ho graffiati a vista
    come una perla nera li ho rivolti al sole.
    Ho giunto le mie unghie ed ho pregato il vento
    l’ho udito lamentarsi di quel giorno perso.
    Ho raggirato il globo ottanta volte andato
    Restano sempre quelle le sere della luna
    quelle che incessantemente corro dentro
    al mio rivolo dolente.

(2006-08-25 15:16:38 ––>Leggi tutto)


    aMELOPÈA

    Oggi che vivo dentro la tua tana
    colgo il mistero di un talamo nascosto
    Vedo il solco alle mie spalle
    e gioco con l’inchiostro
    del tuo riverbero spezzato
    Ti vedo fiume e t’ immagino sentiero
    annuso altra vita e aspetto solo quello
    il nero della notte
    L’inverno ha il tuo calore
    sementi sparse in angoli disseminati e scorti
    nùbila dentro un sensuale incenso
    e sento ormai vicina la tua ombra
    Dal bordo di una curva mi sorprende
    grido il tuo nome al vento.

(2006-08-25 15:16:15 ––>Leggi tutto)

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PROGETTO U.G.O.
Ugo


«Dio non esiste, ma per il rispetto che porto a questa antica e veneranda credenza umana, penso che, se esistesse, farebbe bene a tirarsi fuori subito da tutto questo»

(Alberto Asor Rosa, La guerra)

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PAROLE NUOVE

Le parole in viaggio del coltivatore nomade
Lo sguardo impermanente del viaggiatore
Un misterioso viaggiatore, Giano, nella finzione narrativa di Sguardo di transito cede il plico dei suoi racconti di viaggio all’autore – Franco Romanò – affinché questi vi metta ordine. La sua frustrazione di viaggiatore solitario (Lisbona, Berlino, Sudafrica, Sudamerica, Venezia, Damasco, Portogallo, Messico, Cuba, Siria...), che sceglie di non viaggiare più e ritirarsi in un fazzoletto di terra- dopo aver rifatto quasi il percorso di Alessandro Magno - va al di là della dimensione individuale, ma riguarda anche il livello di una umanità che ha smarrito il senso del dialogo fra diversi e, malgrado l'unità del mondo globalizzato, della comunione (Roberto Caracci)
Vertigine da infinito
Critica: il 'metodo Citati'
In questa intervista, Pietro Citati ripercorre il Novecento animato dall’interesse per l'infinità del 'senza limite', suggestione che, fin dai tempi dell’Ulisse dantesco, ha affascinato l’umanità. (Pierluigi Pietricola)
Pietà proibita
Malaparte e Pasolini di fronte allo “scandalo” del Cristo
In origine concepito per essere un romanzo, il Cristo proibito, per il suo iper-realismo, anticipa un certo cinema degli anni ’60-’70 e introduce la cinematografia pasoliniana. Sono gli innocenti che devono sempre pagare ma sono essi che fanno camminare il mondo. Malaparte e Pasolini hanno entrambi vibrato tra cosmopolitismo e ricerca di un’autentica identità nazionale, profeti di un’Italia più moderna e veggenti dei pericoli disumanizzanti del progresso e del benessere. (Pasquale Vitagliano)

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Toghe rotte. La giustizia raccontata da chi la fa è un opera al negativo, un Libro Nero in cui Bruno Tinti, procuratore aggiunto di Torino, accenna anche a qualche proposta di soluzione per l’Emergenza Giustizia in Italia (Pasquale Vitagliano)
Lidia Ravera
Cantore delle trasformazioni della società e dei problemi dell'universo femminile
Lidia Ravera ha saputo rispecchiare con il suo lavoro il disagio di una generazione irrequieta e idealista. I suoi romanzi sezionano i legami familiari, i rapporti madre-figlio e padre-figlia - stereotipi relazionali che tendiamo a riprodurre anche nei rapporti di coppia – i genitori come elementi che condizionano prepotentemente la crescita, la vita personale e sociale degli individui (Luca Gabriele)


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