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RIVISTA
Immigrazione e Integrazione

Anime in movimento

Multiculturalismo o Pluriculturalismo?

(Redazione Virtuale)

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Riconoscimento delle reciproche differenze. Tolleranza. Rispetto dei valori. Obiettività e difesa della dignità umana. Archiviata la risibile minaccia che un giorno si possa essere costretti a convertirsi all'Islam, il pericolo è identificato piuttosto nella possibilità, quello sì, di intaccare il concetto di neutralità nei confronti delle religioni, che rappresenta la caratteristica principale del nostro sentirsi europei. Cacciari, Fuad Allam, Luzzatto, Massarenti, Romanò, Sartori, Sen...

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ono le anime che trasudano attraverso le nostre porose frontiere, approdano sulle nostre spiagge, a volte semi assiderate, semi affogate o comunque stralunate e tremanti o, al contrario, sfoderano sorrisi a 36 denti: forse non pensavano che sarebbe stato così facile.

Eccoci qua! E se è vero che la prima impressione è quella che conta, a noi che attraverso la tele facciamo la loro conoscenza, non potrebbero fare impressione peggiore.

Gli asiatici sono più discreti. Si materializzano misteriosamente al posto – dicono – dei defunti, ne assumono il nome, il passaporto, il permesso di soggiorno. Una specie di "reincarnazione". Come si vedrà, (Giovanni Sartori) questa strategia ottiene maggiore gradimento.

Il concetto di immigrazione tende a mettere in crisi la concezione di uno stato rinchiuso entro confini definiti. «L'immigrazione risveglia delle pulsioni perché il limes antropologico, che è all'origine della percezione che abbiamo dello stato, è da qualche parte infranto» (Khaled Fuad Allam).

In questi anni i nostri nervi e il nostro spirito di giudizio sono stati messi alla prova in diverse occasioni, su questioni futili e meno futili: sulla legge francese che proibisce l’ostentazione di simboli religiosi nei luoghi pubblici (questione del velo islamico); sui lavavetri ai semafori...; sulle rivolte delle banlieu parigine; sulla scuola islamica di via Quaranta a Milano. E’ saggio permettere a una comunità di immigrati extraeuropei di gestire una scuola che di fatto consenta ai suoi alunni di crescere isolati dai bambini destinati a diventare i loro connazionali?

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Dalla triste concomitanza dei fatti dell’11 settembre, il dibattito su questo argomento, vivo nel nostro paese da qualche decennio, è stato monopolizzato dagli eccessi verbali della signora Oriana Fallaci – sostenuta dal suo lungimirante editore – e ostinatamente portata avanti nella trilogia composta dai volumetti La rabbia e l’orgoglio, La forza della ragione e dalla celebre auto-intervista. Nei cinque anni successivi non è stato possibile sfiorare l’argomento senza provocare accorate, spesso irragionevoli, prese di posizione, il più delle volte, non tanto nel merito della questione, quanto a favore o contro la scrittrice fiorentina.

Le polemiche hanno prevedibilmente visto schierate le posizioni estreme dei due fronti: da una parte i difensori dell’integrità culturale del territorio; dall’altra chi è più preoccupato che, in nome dell’égalite, tutti possano beneficiare egualmente dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione; da una parte, chi nega qualsiasi possibilità d’integrazione; dall’altra chi considera il diritto di cittadinanza un automatismo da attivare acriticamente, anche a chi non sa cosa farsene.

Il problema è molto più complesso di così e coinvolge, non la risibile possibilità che da cristiani si sia costretti a diventare islamici, ma, questo sì, un importante aspetto della nostra europeità, che si basa sulla neutralità dello stato nei confronti delle religioni.

Oggi osiamo riproporre l’argomento per quello che è: non un’emergenza, ma una variabile più o meno impazzita, da affrontare con gli strumenti delle Scienze Sociali e della Politica, oltre che del buon senso. Torniamo pertanto su alcune pubblicazioni che, nella confusione di questi ultimi anni, possono essere passate inosservate.

Punto primo. Le peggiori manifestazioni d’intolleranza derivano dal ricorrente tentativo di negare le diversità, contro il processo d’integrazione che si basa sempre sul riconoscimento e sul rispetto (Amos Luzzatto, Il posto degli ebrei). Escludendo soluzioni che di fatto rifiutano la realtà cangiante di un mondo in continua e rapida trasformazione, data per scontato la necessità di raggiungere un punto d’equilibrio, sul piano della Scienza la partita si gioca tra i difensori del Multiculturalismo – una formula adottata principalmente nei paesi anglosassoni – e i sostenitori del Pluralismo o Pluriculturalismo, un approccio più recente che prende in considerazione alcuni esiti indesiderati dell’esperienza multiculturale.

Alla base dei due movimenti che, sotto uno spesso strato scientifico nascondono un distinto contenuto ideologico, c’e l’ambiguo concetto di tolleranza. Per Massimo Cacciari, (Geofilosofia dell’Europa) «è possibile tollerare soltanto ciò che non si reputa vero. La tolleranza è spiegabile soltanto come atto di volontà, che ammette si dia ciò che la ragione non può in alcun modo acconsentire». Giovanni Sartori chiarisce ulteriormente, affermando: «Chi tollera ha credenze e principi propri. Li ritiene veri, e tuttavia concede che altri hanno il diritto di coltivare “credenze sbagliate”» (Pluralismo, multiculturalismo e estranei).

Ambiguo, si diceva, perché la tolleranza può essere concepita anche come “indifferenza” suprema: si può tollerare inspirando profondamente e contando fino a dieci. Si tollera anche l'ambulante senegalese che viene a smerciare paccottiglia ai cittadini in coda per il cinema, come si tollerano le zanzare.

    «Ci guardavano in silenzio, ma a modo loro, ne più ne meno che se fossimo stati pietre, o alberi morti.»

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Così si esprime, non l'immigrato senegalese, ma Meursault, francese d’Algeria, nel celebre Lo straniero di Albert Camus, poco prima di battere i suoi quattro colpi secchi «sulla porta della sventura». “Questa” tolleranza non conosce frontiere.

In soldoni, il Multiculturalismo consiste nel riconoscere ai gruppi etnici e religiosi il diritto di essere “diversi” e di convivere nel paese con altri gruppi di “diversi”, purché ne riconoscano la diversità. Questo approccio punta a mantenere la società divisa in compartimenti stagni e a garantire la supremazia di un “etnia” dominante (autoctona) rispetto alle minoranze. L’ovvio risvolto è che, qualora una delle “minoranze” abbia raggiunto dimensioni critiche, la comunità ad essa collegata possa trovarsi a poter contrattare per sé condizioni che stravolgono lo spirito del sistema politico e sociale di cui fa parte, determinando la “balcanizzazione” della società che la “ospita”.(1)

Il Pluriculturalismo, viceversa, punta alla creazione di una società “contaminata” dall’apporto culturale delle varie componenti che la costituiscono, e il suo obiettivo è di fare di ciascun cittadino un “eguale”. Il risvolto è che chi entra in una società pluriculturale deve essere disposto a rinunciare a una parte della propria identità. In particolare, la società liberaldemocratica, che caratterizza la democrazia europea, richiede che si sia disposti ad accettare la separazione tra Stato e Chiesa.

L’integrazione dei musulmani in Occidente, per Khaled Fuad Allam, sfrutta proprio quella differenza, che si esplica principalmente nella coincidenza dell’identità islamica con il dar al-islam, il suo territorio. Spezzata questo collegamento, l’Islam è destinato a diventare una religione minoritaria, senza possibilità di far valere la propria legge in senso giuridico. Senza i condizionamenti ambientali, come il muezzin che chiama alla preghiera, e senza i giornali che pubblicano l’orario della preghiera pubblica e tutti gli altri riferimenti di una religione “ufficiale”, il cittadino islamico può abbracciare la sua religione solo come una scelta etica, non come un’imposizione. Questo, in puri termini islamici, è un grande passo avanti nella direzione dell’Europa (La solitudine dell'Occidente).

Tuttavia, chiarisce Amos Luzzatto, integrazione non può fondarsi sull’assimilazione, anche perché sono termini antitetici. Integrazione è il riconoscimento e l’interazione di identità diverse che però vengono riconosciute nella loro specificità e quindi diventano titolari di diritti. L’assimilazione tende invece alla sparizione, all’annientamento delle identità e delle loro differenze a cui non vengono riconosciuti diritti (Il posto degli ebrei).

Bene. Ma fino a che punto può essere spinto il concetto di tolleranza? Deve essere basata sul principio di riconoscimento dell’altro, che Cacciari spinge «senza oltrepassarlo, fino al punto dell’identificazione dell’altro con sé stesso. L’altro verrà allora riconosciuto per la porzione di verità distinta dalla propria, mancante perché complementare alla Verità.».

Sartori è più pratico. Lo scrittore toscano individua tre criteri per valutare il grado di «elasticità» della tolleranza: «Il primo è che dobbiamo sempre fornire ragioni di quello che consideriamo intollerabile (e cioè, la tolleranza vieta il dogmatismo). Il secondo criterio coinvolge l’harm principle, il concetto “di non far male”, di non danneggiare; insomma, non siamo tenuti a tollerare comportamenti che ci infliggono danno o torto. E il terzo criterio è certamente quello della reciprocità: nell’essere tolleranti verso altri ci aspettiamo a nostra volta di essere tollerati». (Pluralismo, multiculturalismo e estranei).

*

Ma al di là di tutto, non si può neppure parlare, sul piano della morale, di "valori europei" contrapposti a "valori asiatici". Da parte di ogni cultura esiste piuttosto la possibilità di partecipare alla formazione di conoscenze e all'affermazione di valori che hanno una portata comune, pur mantenendo le proprie caratteristiche particolari. Amartya Sen (Laicismo indiano) riesce a trovare un mirabile equilibrio tra la dimensione locale delle culture e una visione autenticamente cosmopolita, tra la salvaguardia delle differenze e la difesa convinta dei diritti umani universali. Contro chi pretende di attaccare congiuntamente, accusandoli di violenza verso la tradizione, scienza occidentale, modernità, laicismo e valori universali, sostenendo nel contempo che essi sono costitutivamente inadeguati alle società asiatiche, Sen scrive:

    «Il punto non è che tutto ciò che è moderno è buono, o che non vi siano ragioni per dubitare della saggezza di molti sviluppi perseguiti nel nome della modernità. Il punto piuttosto è che non si può sfuggire all'esame critico delle idee, delle norme e dei progetti, indipendentemente dal fatto che queste siano ritenute favorevoli o contrarie alla modernità. Il problema della modernità è del tutto irrilevante quando si debba decidere quali politiche adottare per sostenere l'educazione, la salute o la sicurezza sociale. Qui il problema è semmai in che modo tali politiche influenzerebbero, se adottate, la vita delle persone.

A proposito delle umilianti code inflitte agli immigrati, in occasione del rilascio nel nostro paese dei permessi di soggiorno, Armando Massarenti (Il lancio del nano) sottolinea una proposta che introduce il caso tra i criteri di selezione dei candidati a ricevere il permesso di soggiorno. È forse dopo aver letto questo brano che il governo nel 2007 ha deciso che le code le dovranno fare – “telematicamente” – i consulenti del lavoro, che in un solo giorno, il 15 dicembre, dovranno inoltrare tutte le domande in loro possesso. Solo le prime 60.000 domande pervenute verranno accettate.

Infine, a fronte di tante anime in movimento, che scelgono di cambiare con un viaggio il destino della propria esistenza, una che decide di fermarsi. E’ il misterioso viaggiatore, Giano, nella finzione narrativa di Sguardo di transito, che cede il plico dei suoi racconti di viaggio all’autore – Franco Romanò – affinché vi metta ordine. La sua frustrazione di viaggiatore solitario, che sceglie di non viaggiare più e ritirarsi in un fazzoletto di terra – dopo aver rifatto quasi il percorso di Alessandro Magno – va al di là della dimensione individuale, ma riguarda anche il livello di una umanità che ha smarrito il senso del dialogo fra diversi e della comunione, malgrado l'unità del mondo globalizzato.

Anche questa dimensione è quanto dobbiamo proporci di recuperare.


Per esprimere la tua opinione e partecipare al dibattito aperto innescato su questo autore:



NOTE
1. La versione ispanica dell'inno nazionale americano non ha riscosso molto gradimento tra i connazionali...

Le immagini (dall'alto):
Primo incontro al largo di lampedusa.
Intemperanze comportamentali al Parlamento Europeo.
Ambulanti senegalesi tra le boutique del centro
Multiculturalismo in stile americano



BIBLIOGRAFIA
Massimo Cacciari, Geofilosofia dell’Europa, Adelphi Saggi, 2003
Albert Camus, Lo straniero, Bompiani 1947
Oriana Fallaci, La rabbia e l’orgoglio, La forza della ragione, auto-intervista, editi da Rizzoli
Khaled Fuad Allam, La solitudine dell'Occidente
Amos Luzzatto, Il posto degli ebrei, Einaudi, Vele (2003), 84p. € 7,00
Franco Romanò, Sguardo di transito, Azimut 2005
Giovanni Sartori, Pluralismo, multiculturalismo e estranei, Rcs 2000
Amartya Sen, Laicismo indiano
Armando Massarenti Il lancio del nano

Milano, 2007-12-03 10:07:02

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PROGETTO U.G.O.
Ugo


«La fanciulla, chiaramente regina di cuori e fortune, avanzava però, in quello tetro luogo, con quel tanto di convenzionale allarme, e un minimo di autentica attenzione, atti a significare che il suo animo sportivo non era del tutto indifferente ai fascini dell’orrido e di una naturale (alla estrema indigenza) depravazione.»

(Anna Maria Ortese, L’iguana;)

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Tommaso Landolfi si laurea all'Università di Firenze in lingua e letteratura russa. Traduttore quindi di importanti autori russi, i suoi primi testi compaiono sulle riviste letterarie del tempo. Nobile aristocratico, ironico e indifferente, affascinato dai ragni, dal tappeto verde della roulette e dal caso, in cui crede dubitandone, ci ha lasciato una vasta opera letteraria, delle più pregevoli e raffinate, al di fuori del tempo, a livello dei maggiori protagonisti della sua incredibile epoca. (Redazione Virtuale)


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