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EX-LIBRIS - LIBRUM MEUM NON PRAESTABO - A CURA DI MARGARET COLLINA |
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Molti di coloro che stanno leggendo il mio scritto, probabilmente ricorderanno di aver avuto fra le mani, magari in gioventù, libri come Quo vadis di H. Sienkiewicz, o Gli ultimi giorni di Pompei di E. G. Bulwer-Lytton 1: letture di grande impatto emotivo, di fronte alle quali gli interrogativi sulla veridicità storica e sul valore letterario passano in secondo piano rispetto alle vicende narrate, complesse e appassionanti.Avvicinandosi ad anni più recenti, gli amanti del genere non avranno trascurato la lettura di Sarum di E. Rutherfurd o di I pilastri della terra di K.Follett, traendone molto piacere; ma non per questo qualche critico li citerà mai come esempi di grande letteratura.In realtà, da sempre, il romanzo storico è un po sinonimo di feuilleton, di libro popolare o davventura, in cui la Storia fa solo da sfondo o da elemento aggregatore.Lambientazione di una qualsiasi fabula in unepoca diversa da quella presente, parrebbe quasi consentire laffrancamento da ogni obbligo di veridicità, restando fermo solo limpegno di acquisizione di alcuni elementi che consentano di classificarla come possibile o plausibile.Senza contare che il lontano passato, proprio perché non sperimentato, è di per sé un elemento di fascinazione e di curiosità: tutto ciò che è ambientato nel presente infatti risulta sminuito dalla eventualità di proporsi come mera cronaca; la stessa vicenda, se ambientata in epoca diversa, tende invece ad acquistare i caratteri (almeno marginali) del mito.A questo punto è legittimo chiedersi cosa trasformi in capolavori alcuni celeberrimi romanzi storici come Memorie dAdriano, o gli stessi nostrani Promessi sposi, e quali caratteristiche posseggano per esempio, i libri della Bellonci, per rivestire una valenza letteraria che li distingua dai romanzi di genere.Non vè dubbio che prima dogni altro, lelemento che fa la differenza sta nella capacità affabulatoria e nel genio letterario dellautore, ma non crediamo che questo fattore sia lunico, e certamente non il più originale. Ciò che può aiutarci ad individuare lo spartiacque tra un qualsiasi romanzo storico e unopera che aspiri a far parte a pieno titolo della grande letteratura, sta nellidentificazione dellio narrante.Quando appunto lio narrante diviene la Storia, facendo regredire a ruolo di comprimari tutti gli altri elementi della narrazione, solo allora il romanzo acquisisce uno spessore che lo libera dallangusta classificazione del genere.Far parlare la storia ed esserne interpreti convincenti, non consiste solo in una certosina (pur se indispensabile) acquisizione di dati, studi di archivio e documentazione coeva o attuale, ma sta soprattutto nella capacità di lasciare che il passato, come accade nelle storie famigliari, acquisti una consistenza propria e pregiudiziale alle nostre stesse realtà individuali.Proprio come se, parlando dei nostri antenati, non ci interessasse ricordare qualche gustoso aneddoto tramandatosi negli anni, ma ci premesse maggiormente fare emergere ciò che di tragico o di epico ha attraversato la nostre generazioni, e quanto questo abbia contribuito alla nostra personale e odierna esistenza.Il libro di Colombari, tracciando la storia di Bologna lungo circa 2000 anni, ha colto questa priorità, ponendo il romanzesco, ovvero il contingente e il piacevolmente arbitrario, su un piano subalterno rispetto allimpellente protagonismo storico di una città che qualcuno definì Regina.
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E lo «spirito aristocratico»...?
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Ovvero, la libertà di liberarsi da alcune libertà fondamentali Un sano pragmatismo fondato sulla alleanza tra scienza laica e filosofia permea Il lancio del nano, accanto a una tenace, puntigliosa, divertita curiosità per quelli che sono i veri e falsi dilemmi e i paradossi della morale moderna. Le forze oscurantiste ostacolano la risoluzione di tali dilemmi. Armando Massarenti inquadra la diatriba fra una cultura arroccata sul giustificazionismo a-storico, e una cultura aperta alla comprensione del nostro tempo, alla complessità dei suoi problemi, alle sfide della scienza e del sapere filosofico, e soprattutto ai mutamenti che le trasformazioni sociali impongono ai codici etico-morali. (di Roberto Caracci) |
Un cammino per incontrare altre persone, più che per ritrovare se stessi Intervista con Paolo Di Paolo, giovane letterato, concentrato sulla lettura, sulla scrittura, sui personaggi, sugli scrittori, sugli esseri umani che incontra, sulle esperienze personali, autore di Nuovi cieli, nuovissime carte e di due libri-intervista con Dacia Maraini e Antonio Debenedetti.
(Da assaporare fino all'ultima stilla) La poesia di Camillo Sbarbaro fa da spartiacque fra la poesia del primo Ottocento e quella della prima rivoluzione industriale. L'atonia vitale, la pietrificazione interiore dell'individuo che assiste da spettatore inerte alla vita, la frantumazione della propria identità nei rapporti con il mondo esterno, sono la misura del disagio che l'uomo Sbarbaro avverte nei confronti di un'esistenza che subisce, volendola vivere nondimeno con avidità. (di Anna Maria Bonfiglio) |
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MIMESI
Delle figure e dei fregi si osservano sulle ali delle farfalle e in altre specie diverse ornamento e difesa insieme, simili a cerchi e disegni detti anche macchie ocellari, sono una varietà di mimetismo l’immaginario occhio di Dio che guarda. (Giampiero Neri, Poesie 1960-2005) |
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