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EX-LIBRIS - LIBRUM MEUM NON PRAESTABO - A CURA DI MARGARET COLLINA

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Ex-libris

Note a margine di un romanzo storico
(di Margaret Collina)


Ex-libris
«librum meum non praestabo...»

(A cura di Margaret Collina)
Nata a Bologna, laureata in Giurisprudenza, ancora giovanissima ha frequentato l'Accademia Antoniana di recitazione. Attualmente si occupa di doppiaggio e insegna Dizione e Tecniche di Comunicazione. Nel tempo libero scrive racconti e recensioni (alcuni pubblicati).
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Ha scritto:
Non di solo pane
Bologna
Accingendomi, per motivi strettamente professionali, alla lettura del bel libro di Roberto Colombari La chiamavano Regina (Pendragon 2004), dopo alcuni anni di oblio mi sono ritrovata di fronte ad un genere letterario, quello del romanzo storico, da me molto amato ma da sempre considerato “minore” dalla critica letteraria.

Molti di coloro che stanno leggendo il mio scritto, probabilmente ricorderanno di aver avuto fra le mani, magari in gioventù, libri come Quo vadis di H. Sienkiewicz, o Gli ultimi giorni di Pompei di E. G. Bulwer-Lytton 1: letture di grande impatto emotivo, di fronte alle quali gli interrogativi sulla veridicità storica e sul valore letterario passano in secondo piano rispetto alle vicende narrate, complesse e appassionanti.

Avvicinandosi ad anni più recenti, gli amanti del genere non avranno trascurato la lettura di Sarum di E. Rutherfurd o di I pilastri della terra di K.Follett, traendone molto piacere; ma non per questo qualche critico li citerà mai come esempi di grande letteratura.

In realtà, da sempre, il romanzo storico è un po’ sinonimo di feuilleton, di libro popolare o d’avventura, in cui la Storia fa solo da sfondo o da elemento aggregatore.

L’ambientazione di una qualsiasi fabula in un’epoca diversa da quella presente, parrebbe quasi consentire l’affrancamento da ogni obbligo di veridicità, restando fermo solo l’impegno di acquisizione di alcuni elementi che consentano di classificarla come “possibile” o “plausibile”.

Senza contare che il lontano passato, proprio perché non sperimentato, è di per sé un elemento di fascinazione e di curiosità: tutto ciò che è ambientato nel presente infatti risulta sminuito dalla eventualità di proporsi come mera cronaca; la stessa vicenda, se ambientata in epoca diversa, tende invece ad acquistare i caratteri (almeno marginali) del mito.

A questo punto è legittimo chiedersi cosa trasformi in capolavori alcuni celeberrimi romanzi storici come Memorie d’Adriano, o gli stessi nostrani Promessi sposi, e quali caratteristiche posseggano per esempio, i libri della Bellonci, per rivestire una valenza letteraria che li distingua dai romanzi “di genere”.

Non v’è dubbio che prima d’ogni altro, l’elemento che fa la differenza sta nella capacità affabulatoria e nel genio letterario dell’autore, ma non crediamo che questo fattore sia l’unico, e certamente non il più originale. Ciò che può aiutarci ad individuare lo spartiacque tra un qualsiasi romanzo storico e un’opera che aspiri a far parte a pieno titolo della grande letteratura, sta nell’identificazione dell’”io narrante”.

Quando appunto l’”io narrante” diviene la Storia, facendo regredire a ruolo di comprimari tutti gli altri elementi della narrazione, solo allora il romanzo acquisisce uno spessore che lo libera dall’angusta classificazione del genere.

Far parlare la storia ed esserne interpreti convincenti, non consiste solo in una certosina (pur se indispensabile) acquisizione di dati, studi di archivio e documentazione coeva o attuale, ma sta soprattutto nella capacità di lasciare che il passato, come accade nelle storie famigliari, acquisti una consistenza propria e pregiudiziale alle nostre stesse realtà individuali.

Proprio come se, parlando dei nostri antenati, non ci interessasse ricordare qualche gustoso aneddoto tramandatosi negli anni, ma ci premesse maggiormente fare emergere ciò che di tragico o di epico ha attraversato la nostre generazioni, e quanto questo abbia contribuito alla nostra personale e odierna esistenza.

Il libro di Colombari, tracciando la storia di Bologna lungo circa 2000 anni, ha colto questa priorità, ponendo il “romanzesco”, ovvero il contingente e il piacevolmente arbitrario, su un piano subalterno rispetto all’impellente protagonismo storico di una città che qualcuno definì Regina.
Ma a regnare, qui e altrove, talvolta misconosciuta, è sempre e solo la Storia, sulle cui radici poggiano tutte le città del mondo.


* Forse non tutti ricorderanno che Lytton fu l’autore del più vituperato incipit di tutta la storia letteraria: “Era una notte buia e tempestosa….”

Milano, 28 novembre 2004
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