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Il giovane gestore Mario Saru è morto nellincendio, colpito alle spalle da un razzo che avrebbe dovuto animare rumorosamente una delle tante feste notturne dellagriturismo. La sua intraprendente compagna danese Grete, incinta, è in fin di vita allospedale. Incerta la sorte del nascituro. Il vecchio pastore Costantino, padre di Mario, anima e genius loci dellagriturismo, nella notte devastata si abbandona ai ricordi. A giorno fatto arriverà la Giustizia, magistrato inquirente e carabinieri, col suo apparato di rovelli, domande insidiose, dubbi. Cè dolo colpa o caso dietro lincendio? Il morto è un semplice morto, o un morto ammazzato? Siamo davanti al frutto più maturo, ancorché spinoso, dellormai lunga carriera di Angioni narratore. Facile ma erroneo etichettarlo come giallo o noir. Spira unaria di gelo urente, in questa pagine, ventate di fumosa e catramosa ironia. Perché tutto appartiene al mondo dellequivoco, della finzione, in Assandira, e lequivoco, si sa, il motto ambiguo, lenigma, è il nocciolo duro della tragedia. Dentro il recinto di Assandira tutto è fittizio. A incominciare dal nome, che riprende il ritornello dunantica nenia sarda che torna insistentemente, e insensatamente su se stessa, incantatoria ed ebete. Voce pastorale delleterno ritorno, buona per soggiogare gli animali e la sorte. Ogni oggetto di legno pietra sughero metallo, ogni suppellettile della vita pastorale, ogni momento, dalla monta delle pecore alla macellazione degli agnelli viene mostrato più che usato, e i turisti, illusi di diventare per un giorno pastori, plaudono, gozzovigliano, fotografano. Assandira è tutto un sembrare, un apparecchio scenico che scaglia sberleffi. Volevate il tempo libero, cittadini dOccidente? Eccovi il bengodi, sfaccendati turisti planetari, baloccatevi nelleden ritrovato sotto le spoglie dun ovile sardo, giardino dinfanzia del mondo, con annesse capanne di frasche, arrosti omerici, vino che va in sangue e canti gutturali. Idea geniale del giovane Mario, emigrante di ritorno, e della sua bionda, walkiriesca partner scandinava Grete. Lantico mondo pastorale è impallidito appena una generazione fa, basta grattar via la tenue crosta di moderno sopravvenuta. Anzi, meglio negarla del tutto, questa modernità, che in fondo è solo cascame piovuto fortunosamente in terra di colonia e di frontiera come è la Sardegna. Il vecchio padre Costantino, chè stato pastore davvero, sulle prime recalcitra davanti al progetto. Un poco perché non trova nulla dattraente nella vita del pastore, lui che pastore è stato per tanti anni, in decorosa povertà, segregato dal consorzio degli uomini. E anche un poco perché vede di malocchio il mettere in caricatura quella chè stata la sua seria, onesta vita di pastore. No, a Costantino tutto questo non garba, e i lauti guadagni che lagriturismo presto incomincia a realizzare non gli paiono più onesti di quelli duna banda di abigeatari. Ma poi cede, a strappi e bocconi, si adegua, e come tutti i convertiti finisce collesagerare nel contrario: indossa il costume etnico che da vero pastore non ha mai indossato, fa le sue apparizioni banditesche con la doppietta ad armacollo, ammannisce sapienti arrosti per le comitive festanti, impara perfino a dire tenchiù. Eccolo «dare corpo e panni allambiguo dellesotico», come si lascia discretamente sfuggire Angioni, che in una vita parallela è cattedratico dantropologia. Anche dietro il progetto dellagriturismo fa capolino un professore malmostoso: personaggio secondario che appare in sapidi cammei a consigliare supervisionare certificare il rispetto della cultura tradizionale e insieme la bontà della copia. Che tutto sia fittizio ed efficace, che tutto sia replica verosimile, tanto è un gioco, e cè chi paga per giocarci. Ridotto a cenere e tizzoni il circo effimero di Mario e Grete, riemerge nella memoria del vecchio un senso di perennità apparentemente ottuso. Ottuso appare il vecchio agli occhi del magistrato inquirente, accorso sul luogo della tragedia con la fregola di pesare e confrontare indizi e confessioni, di sollecitare le parole di Costantino Saru, unico superstite che tutto ha visto e nulla comprende, per revocarle in dubbio. Gli eventi diventeranno storia, a patto che la storia «non dipenda solo da chi ce la racconta», visto che il magistrato, riecheggiando Heidegger, teme la chiacchiera e insinua che «il mondo dipende oggi dai suoi relatori», forse includendosi nella categoria. No, Costantino Saru a domanda non risponde. Monologa fra se stesso, o forse dialoga con la moglie morta, con il figlio morto, con la nuora ricoverata, col nipote nascituro che alla fine non nascerà. Anche quel nipote è frutto dequivoci e dinganni, concepito in provetta nellalgida e scientifica terra di Danimarca non si sa col concorso di chi. Nipote e non nipote, figlio di suo figlio o di chi altro? Cè di sicuro che matura nel grembo della bionda Grete, che Costantino sè sorpreso più volte a desiderare come donna. Costantino Saru è un guardiano della soglia, e come tale ha diritto di vita e di morte, ha il diritto di non capire o capire troppo, di sovrainterpretare e rimanere un passo indietro rispetto agli eventi che lo trascinano ignora quale sia il suo posto in questo mondo nuovo e tuttavia lo abita e lo pervade, esercitando anche il diritto allinganno e alla mascheratura. «Non gli è venuto ancora il pianto facile dei vecchi», perciò ha la forza di confessare a se stesso resistenze e cedimenti, a scoprirsi uomo di dubbio e paradosso, lui pastore ignorante, oltre la comprensione dei Tiresia miopi, carabinieri, magistrati, aggiogati alla routine, presenti sulla scena a confondere ulteriormente le idee, parafernali del noir. Che ci sia dolo o almeno colpa, che sia mano assassina, volontaria o imprudente. Che ci sia una verità. A Costantino Saru la verità importa sopra ogni altra cosa, adesso. Sè lasciato andare a concessioni minime, che hanno aperto crepe dalle quali filtrano cascatelle di male. Non è il Male con la maiuscola, un grosso satana cui è gratificante resistere, ma cento farfarelli scherzosi che conducono a dannazione senza parere. Chi è il colpevole? Chi ha causato la tragedia? La verità è una ronda di vaticini equivoci, di volontà distorte, di tiri che sbagliano bersaglio e colpiscono alla cieca, di omissioni efficaci e azioni fallite. Come gli uomini moderni separano la copula dalla procreazione e riposano sul lavoro per ammazzarsi di fatica nel divertimento, Costantino trova la verità nella contraddizione. Se lo scioglimento della tragedia è logico, non è vero, se è vero, non è logico. Che più da un uomo che teme le parole, perché ogni volta che ha aperto bocca gli è sfuggito il contrario di quello che voleva dire? Pensieri taciuti, che non sai se tinvadano da fuori o ti scoppino dentro. Comè stato dellincendio. Il fuoco può distruggere i nodi, non scioglierli. Nessuna blandizie investigativa e poliziesca può scalfire la mente contraddittoria di Costantino, mettere ordine fra gli eventi ancor più contraddittori che quella mente riceve elabora e restituisce con delirante coerenza. Glinquirenti restano fuori, alle soglie di questo mondo inaccessibile. Appartengono a quello del giallo, del noir. Nel recinto di Assandira è tragedia, luogo dove il lutto si condensa e deflagra in illuminazione, e basta a se stesso. Additare un colpevole non emenda, non consola, non risarcisce. La preoccupazione del magistrato, che la rete delle versioni sia un falso aggiunto al falso, è anche quella dellautore. Angioni ha però il farmaco della sua scrittura, fisicamente e geograficamente di frontiera, creola come la società che illustra, che non si limita a raccontare ma addita, ora in modo concitato e dionisiaco, ora con gesti larghi e ariosi come lorizzonte. Scrittore appartato e universale, Giulio Angioni, della razza dei Rezzori e dei Naipaul, interprete autentico di tutti noi meteci. |
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Immagini dal mondo rovesciato Quale spazio rimane, nel XXI secolo allutopia? Nel mondo al tempo di George.W.Bush, Silvio Berlusconi, Ariel Sharon e Valerij Putin, ha ancora senso parlare di un Mondo Ideale, da costruire insieme e in cui insieme convivere in perfetta armonia? Un pugno di opere del Novecento letterario italiano che hanno contribuito a tenere viva la tradizione utopica su cui ci piace pensare che la cultura europea abbia fondato la propria diversità. (Asor Rosa, Buzzati, Calvino, Magris, Morselli, Rorty, Savinio, Sciascia, Wolf...)
Spunti sulla presenza dell'Altissimo nella letteratura del secolo scorso Da Pascoli a Rebora, da Luzi a Merini, Il filone più propriamente religioso della poesia italiana del Novecento vede la presenza di molti autori, alcuni assolutamente imprescindibili. (di Antonio Fiori) |
Uno scrittore a caccia di talenti
«Un libro deve farsi sentire attraverso la lingua del suo autore» Luigi Bernardi è un caso a parte nel panorama editoriale italiano: giornalista, noto e originale giallista lui stesso, ha lanciato in Italia alcuni scrittori di calibro. Dirige insieme a Lucarelli la collana Einaudi Stile Libero, ha diretto e progettato collane di notissime Case editrici. (di Margaret Collina)
Luisa Muraro di passaggio a Il giardino d'inverno La differenza è fuga dallobbedienza. La donna è colei che vacilla ma vacillando è libera dalla solidità vincolante del centro di gravità: anche nellinquietudine vive la sua fondamentale possibilità di libertà. La Teologia al Femminile di Luisa Muraro percorre lintera storia del pensiero occidentale. Il Dio delle donne è la loro divina potenzialità espressiva. (di Roberto Caracci) |
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«L'arte non rappresenta la vita in modo assoluto, ma la vita come è concepita e spiegata in questo o quel tempo. È la scienza che ti dà il significato della vita e la vita artistica di un tempo corrisponde alla scienza di quel tempo.»
(Francesco De Sanctis, Opere) |
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