I DIGIUNI DI SANTA CATARINA, DI DACIA MARAINI, DRAMMA TEATRALE IN UN SOLO ATTO. RITRATTO LAICO DI SANTA CATERINA DA SIENA.

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I digiuni di Santa Catarina (1995)


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Dacia Maraini, I digiuni di Santa Catarina
Fare teatro. 1966-2000 (2000)
Rizzoli/Scala Italiani, 2 voll.
Euro 61,97

ramma in un solo atto di Dacia Maraini, I digiuni di Santa Catarina rievoca attraverso i profondi dialoghi tra i due protagonisti — la stessa Catarina e il suo inseparabile scrivano e confidente Frate Neri — alcuni momenti della vita di Caterina da Siena, soffermandosi sulla sua straordinaria esperienza di fede e ascesi, celebrata dal contrasto con le debolezze e i desideri terreni del devoto scrivano.

La folla spinge alle porte della chiesa, chiedendo di entrare per vedere Catarina, già molto conosciuta in tutto il mondo per la sua saggezza religiosa e morale. Frate Neri deve faticare non poco per tenere lontana la gente e convincerla a tornare il giorno successivo. La pratica del digiuno, come purificazione del corpo, sta minando seriamente la salute della giovane di Fontebranda, ma a nulla valgono le supplichevoli richieste del suo scrivano, che la scongiura di mangiare e dormire. Catarina è completamente distaccata dai bisogni terreni e trascina fino alle estreme conseguenze la sua volontà ascetica. Non mangia e non dorme da diversi giorni, anela soltanto all’assoluta purificazione del corpo per andare incontro a colui che considera il suo sposo: Gesù Cristo.

«Non ho nemmeno parole buone da dare, ho uno sposo esigente, sono prosciugata», dice a Frate Neri, intento a ricordare i loro pellegrinaggi a Santiago de Compostela e i viaggi ad Avignone, quando Catarina accettava il cibo e non respingeva la vita terrena. Pane, formaggio, olio, niente di tutto questo la alletta Catarina, rigida nel digiuno e nel rifiuto assoluto di tutto ciò che è corporale, ma sempre combattiva nel rispondere ai governanti che le chiedono consiglio. Detta allo scrivano lettere di risposta chiare e dirette, incurante di quale sia la grandezza dei suoi interlocutori, che devono solamente piegarsi al volere divino, senza tentennamenti.

Improvvisamente, Neri si ammala e sembra essere sul punto di morire: ha la febbre alta e non riesce a respirare. Catarina lo salverà accarezzandogli la fronte, un miracolo che lo restituisce alla vita. Sarà invece lei, dopo tre settimane di dolorosa agonia, a morire. La santa aveva compiuti da poco trentatré anni, ricorda Frate Neri mentre, in lacrime, rievoca la grandezza e l’amore spropositato che, attraverso sofferenze e privazioni, l’ha sospinta verso Dio.

Il rapporto tenero, affettuoso e casto tra la giovane senese e lo scrivano è al centro del testo della Maraini. Un’opera che restituisce e reinterpreta gli ultimi periodi della vita della Santa, affrontando una tematica di notevole importanza nella società postmoderna, dove il rifiuto del cibo è ben lontano da aspirazioni ascetiche e spirituali, piegandosi piuttosto ai fini estetici imposti dai modelli sociali dominanti. Il personaggio di Catarina è allo stesso tempo forte e dolce nella sua intima battaglia contro il terreno e il materiale, relegati nella categoria del peccato e perciò ostacoli sulla strada del ricongiungimento con il divino. Il suo reputarsi peccatrice giunge al parossismo, traducendosi in una sorta di repulsa definitiva nei confronti di qualsiasi prerogativa vitale, perché la nostra unica colpa «è il terribile peccato di essere uomini». All'opposto, lo scrivano è assolutamente terreno: aspira al divino, ma non riesce a staccarsi dal materiale, rimproverandosi e ammettendo che non riuscirà mai a essere come la sua amata Catarina. Gli unici diverbi riguardano questa differente inclinazione. La purificazione del corpo, voluta da Catarina, non appartiene al frate, schiavo delle proprie debolezze.

I digiuni di Santa Catarina non vuole essere un fedele ritratto storico, ma una riflessione sulla spiritualità nella sua accezione più profonda. Catarina è manichea, il suo atteggiamento è un’ossessione di tipo esistenziale per la trascendenza, una feroce contrapposizione tra amore divino e amore vitale, i quali, nella sua esperienza, vanno in direzioni completamente opposte, regalandoci emozioni e riflessioni imperturbabili rispetto al trascorrere dei secoli.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 11 giugno 2003
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Angela Immediato (angelaimmediato@libero.it), Eboli (Salerno), 10/07/03

Nel parco di Villa Salati a Paestum, di fronte agli splendidi templi della Magna Grecia, , c' è stata la rappresentazione teatrale de "I digiuni di Catarina", opera di Dacia Maraini: un suggestivo dialogo tra Santa Caterina da Siena e il frate Neri, sul tema del misticismo. Il dibattito, seguito alla rappresentazione, ha messo in rilievo l' interesse della famosa scrittrice italiana per questo tema, e la sua visuale, che, pur essendo laica, ha saputo cogliere la tensione sprituale e le motivazioni di una scelta, quella di lasciarsi praticamente morire di fame, che la Santa fece per essere più gradita al suo sposo celeste. In un' epoca materialista come la nostra, in cui l' immagine e il corpo sono deificati fino alle estreme conseguenze, un richiamo di questo tipo assume il carattere di una riflessione di grande levatura morale. da DIALOGHI LATINI-Che cosa accade?




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Lun, 4 set 2006

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