Per trovare un manoscritto raro, l’erudito bibliofilo Sylvestre Bonnard intraprende un viaggio a Napoli, Italia Meridionale e Sicilia

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Il crimine di Sylvestre Bonnard


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Anatole France, Il crimine di Sylvestre Bonnard

critto sotto forma di diario, il romanzo di Anatole France si divide in due parti che sono anche due racconti distinti l’uno dall’altro. Nella prima troviamo il protagonista, l’erudito bibliofilo Sylvestre Bonnard, alla vigilia di Natale, nella sua casa sul lungosenna Malaquais che si accinge alla sua occupazione preferita: la lettura dei cataloghi bibliografici.

A un certo punto, la vecchia governante con cui vive annuncia la visita di un venditore di almanacchi, tale Coccoz. Pur di liberarsi dell’intruso, S.B. gli compra un volume. Viene a sapere dopo, dalla governante, che il signor Coccoz vive nella più nera miseria, in una mansarda semidiroccata dello stesso stabile, con la giovane moglie prossima a partorire. Toccato dal racconto, S.B. dà disposizione affinché si porti alla famiglia Coccoz un po’ di legna e parte del bollito che la governante è intenta a preparare.

Sprofondato finalmente nella lettura, Sylvestre Bonnard, che da quarant’anni studia la Gallia cristiana, fa una sensazionale scoperta. Viene a sapere dell’esistenza di un prezioso in-quarto, la légende dorée di Jacques de Voragine, testimonianza della gloriosa abbazia di Saint-Germain-des-Prés, nella traduzione francese di Jean Toutmouillé. Secondo quanto riportato dal catalogo, il manoscritto faceva parte della collezione di sir Thomas Raleigh che era andato a finire la sua esistenza sulle rive del lago di Como. Dopo la sua morte se ne perdono le tracce.

Questo l’incipit della storia. Nella mente del vecchio bibliofilo, l’oggetto del desiderio si associa al ricordo della famiglia Coccoz. L’estate successiva, rincasando da una passeggiata, Sylvestre Bonnard incontra per le scale una giovane donna con un bel bambino. «Invia un bacio al signore», dice la donna al piccolo, «il signore è buono, non vuole che i piccoli prendano freddo». Sylvestre Bonnard apprende dalla governante che si tratta della moglie di Coccoz. Il marito è morto, ma lei si è già consolata, e di lì a poco lascia lo squallido rifugio.

Sono passati otto anni quando, leggendo un catalogo di manoscritti conservati in Italia e in Sicilia, Sylvestre Bonnard scopre che l’agognato manoscritto è custodito da un collezionista di Girgenti. Questo il motivo del viaggio nel Sud della penisola che occupa una ventina di pagine del libro. Prima tappa: Napoli. Le pagine d’apertura sono un pastiche di una guida dell’epoca, Joanne, Italia meridionale e Sicilia, a cominciare dalla citazione iniziale: «Co tre calle vive, magne e te lave a faccia». A parlare sono i venditori di cocomeri, i quali, appunto, per tre centesimi assicurano questa “tripla voluttà”. Sennonché, al piacere del cocomero si associa l’inconveniente di scivolare sui resti gettati per terra. La guida invita inoltre il turista, «dopo aver messo al sicuro orologio e portafoglio», a passeggiare sulla Strada di Porto e godere dello spettacolo offerto dai venditori di ogni sorta di vettovaglia che si ammassano ai lati della Strada.

Anatole France adatta al suo personaggio quello che letto oggi sembrerebbe un elenco di luoghi comuni. Così, vediamo il pacifico S. B. fluttuare in mezzo alla folla napoletana, ora meditando qualche verso d’Orazio, ora cedendo alla meraviglia di fronte al variopinto quadro di suoni e colori. Non manca, in questa sorta di idealizzazione dell’autenticità del popolo del Sud, la scena del duello tra i vicoli. A sfidarsi sono, verosimilmente, due innamorati, ma la scena non ha niente della drammaticità del duello, e suona piuttosto come un quadretto di folklore. Finalmente, una voce francese, di donna, pronuncia queste poche parole: «Dimitri, questo signore ha le spalle di un uomo buono». Ma Sylvestre Bonnard, poco avvezzo ai modi del mondo, preferisce confondersi tra la folla, anziché fermarsi con gli sconosciuti.

Il viaggio prosegue in Sicilia, e sempre seguendo l’itinerario della guida. Il protagonista sbarca a Palermo, «vecchio pellegrino invecchiato dall’Occidente», ed è l’antica Sicilia dei classici che percorre tra Selinunte, Trapani, Sciacca, fino a Girgenti. Più che la realtà contemporanea, il viaggiatore contempla, nei paesaggi arsi e malsani, le tracce del mito. «Si gusta, in Sicilia, una voluttà inesprimibile nel respirane l’aria e nel berne l’acqua fresca». Rilevatrice di questo rappresentazione romantica, la sosta nel piccolo villaggio di Montebello. Singolare, agli occhi del lettore, come negli anni di cui ben diverso resoconto ci viene da altri libri (I Malavoglia, Vita nei campi o Il Marchese di Roccaverdina), France descriva in questi termini gli abitanti di un villaggio infestato dalla malaria: «Ma sono dei Greci, e la loro gaiezza resiste a tutto».

Più che di un viaggio, si tratta di un pellegrinaggio nel tempo, di un omaggio che l’erudito rende alla cultura classica, e che non a caso si conclude a Girgenti, dove si può contemplare «la bianca schiera dei templi semidistrutti». A Girgenti Sylvestre Bonnard incontra la misteriosa donna di Napoli, che accompagna il marito, un conte russo. Sfortunatamente, però, non trova il prezioso manoscritto, che nel frattempo è stato ceduto a un antiquario di Parigi. Lo ritroverà in una sala d’aste, e per quanto deciso a ottenerlo a prezzo di tutti i propri risparmi, gli verrà soffiato da uno sconosciuto acquirente che ha ricevuto mandato di aggiudicarselo a qualunque prezzo.

E’ un emissario della contessa, in realtà madame Coccoz, che ha acquistato il manoscritto per fargliene dono. Della seconda parte del libro basteranno poche parole, anche per spiegare il significato del titolo. Qui Sylvestre Bonnard si occupa della sua pupilla, una giovane orfana, nipote di una donna da lui amata in giovinezza. A lei ha destinato tutti i suoi beni, cioè libri. Sennonché l’amore che lo lega a essi lo spinge a commettere un crimine, cioè penetrare di notte nella biblioteca per sottrarre dalla dote della ragazza i volumi a cui è più affezionato.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 7 giugno 2002
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