LA CHIMERA, ROMANZO STORICO DI SEBASTIANO VASSALLI, NARRA LE VICENDE DI ANTONIA, VISSUTA NELLE VALLI NOVARESI TRA IL 1590 E IL 1610

ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE


La chimera (1992)



Sebastiano Vassalli, La chimera (1992)
Einaudi, 1992
Einaudi Tascabili, pp. 303
Euro 9,00

uesto è un romanzo sul nulla. Il nulla lasciato da un villaggio che non c’è più, Zardino, sotto la montagna più grande e più importante di questa parte d’Europa, il Monte Rosa. “Il nulla che si vede” d’inverno in questa pianura, quando scompaiono le montagne, il cielo e la pianura diventano un tutto indistinto.

In questo paesaggio è stata sepolta la storia di una strega che il romanzo storico di Sebastiano Vassalli fa riemergere: la storia di Antonia, una ragazza vissuta in queste valli novaresi tra il 1590 e il 1610.

Chi si ricorda oggi — si domanda Vassalli nella premessa al romanzo — del vescovo Carlo Bascapé, del bandito Caccetta, del boia Bernando Sasso, del Canonico Lavagna, dei “risaroli”, dei “camminanti” (ridotti a “vagabondi” dal linguaggio della modernità) del Seicento? Nessuno poi ricordava in queste terre la storia, che pure a suo tempo fece clamore, della “strega di Zardino”, di Antonio, che subì un processo a Novara e una condanna al rogo correndo l’anno del Signore 1600…

«Ho capito che nel presente, non c’è niente che meriti d’essere raccontato», conclude con amarezza Vassalli, a legittimazione della sua riscoperta di questo fatto di stregoneria del Seicento. Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo, bisogna uscire dal rumore e andare in fondo alla notte, sotto il “macigno bianco” (come Dino Campana chiamò il Monte Rosa) che d’inverno non si vede: nel villaggio fantasma di Zardino, nella storia di Antonia. E questo perché quando il tempo si chiuse sui personaggi storici di questa storia e il nulla li riprese, ne restò sepolta, “sfrondata d’ogni romanzo” la storia del mondo.

Il “romanzo storico” di Vassalli ci racconta con grande passione ed efficacia il nostro presente desolato. È un romanzo nichilista ma non cinico, che rende conto — dietro i luoghi comuni della fine delle ideologie e dell’assenza dei valori — dell’assenza di «colui che è l’eco di tutto il nostro vano gridare, che molti tra noi viventi sentono il bisogno di proiettare là dove tutto è buio, per attenuarne la nostra paura».

La notte e il buio sono il fondale di questo romanzo di Vassalli. Eppure non sono un tempo e un luogo eterni: possono essere squarciati da una luce di speranza, seppure solitaria e fuggente. La luce della poesia, infatti, lega quest’opera ad un altro romanzo di Vassalli, La notte della cometa, attraverso l’apparizione insieme “mostruosa” e “profetica” del poeta Dino Campana.

Come ci fa sapere lo stesso Vassalli, Campana, certo senza saperlo, attraversò le valli che videro la vita e la morte della strega di Zardino; vide lo stesso paesaggio, sottratto al nulla della nebbia, e cercò di fissarlo in versi inafferrabili come quell’amore che lui allora stava inseguendo e che non avrebbe mai raggiunto, perché non esisteva… Perché era una chimera!

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 8 ottobre 2003
© Copyright 2003 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net





Novità in libreria...


AUTORI A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z

OPERE A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z



Per consultare i più recenti commenti inviati dai lettori
o inviarne di nuovi sulla figura e sull'opera di
Sebastiano Vassalli

|
|
|
|
|
|
|
I quesiti
dei lettori




I commenti dei lettori


I nuovi commenti dei lettori vengono ora visualizzati in una nuova pagina!!

Mariagrazia Conte, San Vito dei Normanni (Brindisi), 8/11/'04

È un libro abbastanza noioso,troppo dispersivo su alcuni punti e davvero pesante...

Fra Iac, Viareggio (Lucca), 6/09/'04

LO trovo un pò prolisso......

Alessandra Bettoli, Pieve di Cento (Bo), 23/08/'04

Avendo dovuto leggere questo libro per questioni pienamente scolastiche, vorrei dire che è un libro molto pesante, alla quale non resistevo più di 2 ore, infatti la mattina mi svegliavo con il libro sul naso!! forse perche non sono una grande appassionata di letture, ritengo questo libro molto pesente, che affronta temi molto complessi come la stregoneria e la pazzia collettiva dei popolani.

Vale&Vale, 21/08/'04

Questo libro ci è stato consigliato dalla nostra prof. di lettere come un bellissimo e coinvolgente romanzo storico, ma noi l'abbiamo trovato lento e noioso. Uno dei peggiori libri che abbiamo mai letto.

Riccardo Polia, Modena, 27/07/'04

Lo stile letterario è certamente raffinato e le descrizioni efficaci, ma il pregiudizio su un'epoca che ne coglie esclusivamente il negativo (la superstizione e la leggenda nera dell'inquisizione)rendono il libro opprimente e privo di respiro umano. Della storia di un popolo e della Chiesa, che come in ogni epoca era fatta di Santi e di peccatori, l'unica cosa che viene messa in risalto è la corruzione e la malvagità. Il NULLA che l'autore esalta non è certo una ipotesi più realistica e conforme alla natura dell'uomo rispetto al TUTTO che si è rivelato in Cristo e che ha permesso alle passate generazioni di vivere, costruire cattedrali, monasteri che hanno dissodato l'Europa e salvato la cultura classica, ospedali, università (e non solo roghi per le streghe o gli eretici, che tra l'altro il più delle volte era il potere civile a volere). Insomma, tutto si basa sul solito pregiudizio sul Medioevo e la Chiesa, tanto facile da riproporre data l'ignoranza storica dei più e la mentalità nichilista ormai tanto diffusa. E quando si parlerà dei mostri generati dalle ideologie (magari contrapposte fra loro ma ugualmente violente contro l'uomo) del luminoso XX secolo? Poi chiederei al mio professore, che purtroppo per me mi ha affibbiato questo libro da leggere e riassumere capitolo per capitolo per le vacanze estive, quale utilità per la vita di un adolescente ritiene possa produrre una tale visione della realtà.

Gloria Piras, Pisa, 19/07/'04

"La chimera" è il romanzo più famoso di Sebastiano Vassalli, nato a Genova nel 1941. L'opera, pubblicata da Einaudi (TO) nel 1990, ha avuto il Premio Strega. Si divide in 30 capitoli di circa dieci pagine ciascuno, con una breve Premessa ed un Congedo altrettanto snello intitolati "il nulla". Ed è proprio questo "nulla" immerso nella nebbia per quasi tutto l'anno, cioè il paesaggio della bassa presso Novara e lungo il fiume Sesia, un ambiente il cui orizzonte è limitato a nord dal Monte Rosa e dalle catene delle Alpi, che dà innanzitutto il significato del titolo: un'illusione, appunto, una chimera. Ma "chimera" è anche la storia del paesetto di Zardino e di Antonia: una storia bella emersa in modo imprevisto da antiche carte di fine 1500, inizi 1600. Anch'essa emerge dalla nebbia della Storia, quella con la S maiuscola. Inoltre l'autore chiama chimera e illusioni non solo l'amore cercato dal poeta Dino Campana, ma anche il rumore, il chiasso della vita finché c'è, cioè tutto l'agitarsi e il soffrire e lo sperare degli uomini. Ogni cosa esce dal nulla, per poi ripiombarvi quando finisce o quando muore. Proprio nelle ultime righe, lo scrittore chiarisce che anche Dio è il nulla: è solo "il vago riflesso d'una nostra immagine che molti [...] sentono il bisogno di proiettare là dove tutto è buio ..."
L'opera ricorda molto I Promessi Sposi ed Alessandro Manzoni: sia nel taglio del romanzo storico e nell'amore per la "ricerca storica", sia per l'ambiente allora soggetto al dominio della Spagna (con cenni ai governanti, alle gride, ai bravi, ai lanzi, al rischio di contagio, ai conventi e ai prelati compresi i Borromeo ... ), sia per l'accuratezza e la bellezza nelle descrizioni del paesaggio alle diverse ore del giorno, sia per il prevalere di personaggi umili (assai più umili e più primitivi dei paesani di Renzo e Lucia, una corte dei miracoli che contrasta con l'ambizione di prelati vescovi e domenicani dell'Inquisizione), sia per la folla pazza del "muoia" la vittima di turno, sia per il modo della narrazione (l'ironia e la capacità di creare uomini e donne vere, che si comportano come quelli di tutti i tempi nelle medesime condizioni - oggi, forse, la vita è così in qualche paese del Terzo Mondo - ). Anche per l'acquazzone finale viene in mente la pioggia che coglie Renzo all'uscita dal lazzeretto: qui però l'acqua lava l'orribile misfatto del rogo e un giorno quasi sicuramente l'inondazione del Sesia porterà via tutto intero il borgo di Zardino, le liti dei cortili e i paesani, spesso così ignoranti da apparire bruti. Le differenze sono però assai più rilevanti, a partire dal fatto che mancano i buoni e la Provvidenza divina che trasforma i fatti e li orienta verso una Giustizia superiore, che gli uomini non sanno. Il Dio che per il credente sa ricavare il bene dal male, e si serve degli uomini che acconsentono. Manca, o è volto all'ironia, il riferimento a Gesù Cristo, personaggio storico, che ha fatto conoscere agli uomini il Padre e la suprema legge dell'amore per il prossimo, per i prossimi. Ecco: nel romanzo del Vassalli c'è sì una vitalità enorme per le cose della vita, specie per l'accoppiamento e il cibo, oltre che per il lavoro, con la relativa psicologia dei sentimenti e delle ambizioni o dei sogni; ma mancano i chiaroscuri, manca l'amore operoso che anche manifestano gli uomini tra di loro, se vogliono, e c'è sempre qualcuno che lo vuole senza perciò soccombere.», nella storia di Antonia (1590-1610) e anche nel secolo ventesimo (1990), il momento del buio totale: il nulla di cui parla Vassalli con un nichilismo che fa a pugni con i momenti di bellezza da lui descritti: la figura dell'esposta, il risveglio della primavera, la fiera con la tigre a Novara ... " ... cosa mai può aiutarci a capire del presente ..."? Per dei giovani lettori adolescenti fa capire che il presente esce dal nulla: se esce, non è più il nulla! Per quando poi la vita, dal chiasso e dagli affanni, ma anche da tante esperienze di bellezza, ritornerà nel nulla ... qualche piccolo passo avanti l'umanità, in qualche zona del mondo, l'avrà fatta. Sta a noi contribuire ai miglioramenti della vita, come sta anche in noi sperare che "il nulla" non esista: stesse probabilità che fuori dalla vita ci sia invece il Tutto. Potrebbe mai uscire "qualcosa" dal NULLA? Per quanto il Vassalli sia bravissimo scrittore, affascinante, che cerca di certo l'immortalità con le sue opere, non credo che durerà come e quanto il Manzoni.

Alessio Forsberg, Torino, 30/05/'04

Senza dubbio un capolavoro della letteratura italiana. La chimera è un racconto che ti porta nel passato attraverso i rapidi flash back e ti fa vivere le paure di esser donna di quel tempo.

Elisa Voerzio, Alba (Cuneo), 14/05/'04

E' un libro bello per quelli a cui piace. Io lo giudico abbastanza brutto.Ciao a tutti.

Stefania (lalee72@inwind.it), Valenza (Alessandria), 29/04/'04

L'ho trovato bellissimo. Vassalli è riuscito a rendere magnificamente le condizioni di vita della gente comune in un'epoca tormentata da soprusi e ingiustizie di ogni genere, soprattutto nei confronti della donna che, in quanto tale, non solo non possedeva alcun diritto sociale, ma poteva essere tranquillamente violentata, torturata e bruciata sul rogo perché, "per sua stessa natura", portata alla comunione con il demonio, con il male. Un libro che fa sicuramente riflettere (e commuovere) su una delle persecuzioni più violente e insensate della storia... che, chissà perché (...), sembra essere stata totalmente dimenticata.

Ele, 06/01/'04

Ambientato nel '600 affronta temi troppo lontani da noi.. proprio non mi ha preso e mi sono troppo annoiata!

Francesco Porcaro (plautino@tiscalinet.it), Palermo, 30/12/03

Questo libro è una ricostruzione storica molto accurata di un epoca buia della storia Italiana. Le problematiche affrontate sono attualissime. Vassalli è un ottimo regista che svela grazie ad una scrittura facile e fluida un mondo di 400 anni fa che rispetto ad oggi è cambiato poco e niente. Si potrebbe definire il romanzo come l'"Anti-Promessi Sposi" poichè compaiono alcuni personaggi citati anche dal Manzoni (come ad esempio il Cardinale Federigo Borromeo) ma sotto spoglie diverse, Vassalli ne evidenzia infatti i difetti e osserva che nella società seicentesca tutti i politici e i clerici erano corrotti. inoltre anche la fine del romanzo è inversa ai Promessi Sposi poichè si assiste al trionfo della corruzione,dell'ignoranza della massa, del menefraghismo. DA LEGGERE.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Ven, 28 lug 2006

Autori | Opere | Narrativa | Poesia | Saggi | Arte | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy