LA COGNIZIONE DEL DOLORE, DI CARLO EMILIO GADDA, UN ROMANZO LIRICO DALLE STRAORDINARIE EMOZIONI

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La cognizione del dolore (1963)

(ROMAN)

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Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore (1963)
Garzanti, 1999,
213 pp., Lire 18.000, Euro 9,29

er costruire la villa di Longone, in Brianza, il padre si era rovinato; e per quanto per anni fosse stata la miseria della famiglia, a quella villa la madre si era attaccata tanto morbosamente e caparbiamente da non volersene assolutamente disfare, anche a discapito dei suoi stessi figli.

Dopo la morte della madre, Carlo Emilio Gadda vende quella casa che era divenuta la straziante immagine della sua «incenerita giovinezza», «la bestia nera della sua psicosi». Poi inizia la stesura di un romanzo dalle profonde radici autobiografiche in cui, «in quella regione del Maradagàl, così simile, per molti aspetti, alla…. Brianza», in quella stessa casa di campagna sulla collina, rivive benevola verso il mondo esterno ma in una sofferenza «priva d'ogni pietà», l'ombra «velata, nera» della vecchia madre.

Così, nella Cognizione del dolore Gadda ricerca le ragioni «oscure e vivide» del suo irreparabile e atroce rancore di figlio dalla natura «difettiva», del suo tetro odio verso l'ipocrita «imbecillagine generale del mondo»: impietosamente e crudelmente confessandosi e rappresentandosi nella tragica «orrida solitudine» dell'hidalgo-ingegnere Gonzalo Pirobutirro.

La formazione scientifica e il bisogno di ordine conducono quindi l'ingegnere elettrotecnico Carlo Emilio Gadda a intraprendere, attraverso la scrittura letteraria, un doloroso percorso di conoscenza e di indagine razionale «della universa realtà».

Tuttavia questo intento, di per se stesso positivistico e ottocentesco, si vanifica risolvendosi in un quadro tutto novecentesco in cui, dai più diversi punti di vista vengono dipinti, con nera collera, l'inestricabile «garbuglio» interiore del protagonista e il caotico «pasticcio» dell'intera società umana.

Né naturalistica né neorealistica né avanguardistica (benché venga presa a modello dagli scrittori della Neoavanguardia), bensì straordinariamente solitaria, unica e fortemente espressionistica appare la capacità mimetica di Gadda. Ribellandosi ai consueti modi di trascrizione della realtà sulla pagina letteraria, la sua scrittura barocca e grottesca percepisce e ritrae «il barocco e il grottesco» che «albergano già nelle cose», nella natura e nella storia.

Con rapidi trapassi dal tragico al comico, dal grottesco al sarcastico, il «fenomenico mondo», nella sua molteplice fluida varietà, nei suoi aspetti più minuti, più bassi turpi sgradevoli e deteriori, dai sogni ai catarri, dalle chimere agli sputi, viene registrato ed insieme brutalmente deformato. E come specchio fedele e deformante del garbuglio universale, sostantivi, verbi e aggettivi vengono caoticamente enumerati e accumulati.

Non solo i più diversi registri stilistici, ma anche i più diversi linguaggi — dall'italiano letterario e aulico all'italiano regionale lombardo popolare e borghese, dallo spagnolo ai dialetti meridionali, ai più svariati tecnicismi, arcaismi e neologismi — sono strumento di registrazione oggettiva, ma al tempo stesso parodica e satirica, dell'Italia fascista, tanto chiaramente trasposta nell'immaginario stato sudamericano del Maradagàl. Così accostati e fusi tra loro, i linguaggi e gli stili più disparati implacabilmente demistificano e smascherano quelle meschine ipocrisie «della ritualistica borghese» che, oltrepassando il muro di cinta, oltraggiano il solitario silenzio del protagonista e ne scatenano l'ira più disperata.

Giunto infine alla cognizione di un «immedicabile» nevrotico dolore, oramai coscientemente «atterrito dalla vanità vana del nulla», Gadda interrompe la narrazione in circostanze misteriose, lasciando in sospeso questo lirico romanzo, questo capolavoro a cui per tutta la vita, da 1936 al 1970, ha atteso. E al lettore rimangono suoni, suggestioni e terribili e straordinarie emozioni.

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Sara (amicasari@libero.it), Reggio Emilia, 7/07/03

Leggete anche Giornale di guerra e prigionia.ho anche pianto.


Marlisa Carbone (smemomarla@libero.it) Contursi terme, Salerno, 19.09.2001

Difficile esprimersi su un testo ostico, anzi, criptico quale "la cognizione del dolore"... Leggerlo ha significato sprofondare in un tunnel claustrofobico dal sapore pirandelliano...Gonzalo ne e' l'indimenticabile protagonista; il dolore, il mal di vivere che lo connotano lo rendono parte di quell' altrove in cui i "molti" si agitano e tormentano senza posa...Un uomo dal quale fuggire é mera illusione, resta il vuoto, il silenzio ma non la parola fine; tutto é sospeso, maledettamente fluido. Il dolore di Gadda tuttavia resiste al silenzio; è la sua parola; nel "pastiche" voluttuoso della sua lingua è la vertigine di un secolo che non muore.


Lorenzo Rabbia (alert81@katamail.com) Catania, 12.07.2001

Spalancata la porta, mi fiondo sul letto. Allungo alla cieca la sinistra verso il comodino, schianto inavvertitamente la bottiglia a terra, lo apro con le mani bagnate. Con occhi alcoolicamente lenti mi immergo ansioso nelle slegate linotiposi di questa gaddiana enciclopedia cinese. Teorie di personaggi, oggetti, ammenicoli futilmente umani mi sballottano in un demenziale girotondo. E riscopro il non-io, ubiquo elemento decorativo al mio solipsismo... La cognizione del dolore, un album fotografico di istantanee esistenziali mutile del senso che noi e Gadda abbiamo smarrito nel passaggio da un secolo all'altro.


Carlo Coppola (carlo_coppola@hotmail.com) Bari, 11.06.2001

La Cognizione del dolore è entrata subito a farmi male, quasi come se mi stessero insegnando a leggere nuovamente. Alla prima lettura ho chiuso il testo dopo tre pagine, avevo paura che mi potesse dire qualcosa di non letterario. La seconda volta ho letto il testo per una messa in scena, una piccola lettura scenica di Pasticciaccio, Cognizione e Lettere di Gadda. Io leggevo una lettera a Contini. La madre morta, il figlio, generato come non suo, il nero dello scorpione, la campagna che si perde senza soluzione, senza possibilità di riaversi. Questo mi ha schiantato. Carlo Coppola (carlo_coppola@hotmail.com)




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Ven, 6 ott 2006

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